La strategia elettorale di Hillary Clinton

“Fare come Obama”, impresa quasi impossibile per lo staff che cura la campagna elettorale di Hillary Clinton, una delle donne più potenti degli Stati Uniti.

di @signorelli82


Come trasformare in un’umile madre americana che si interessa dei problemi della classe media una delle donne più potenti degli Stati Uniti (se non del mondo), con un cognome pesantissimo e dinastico, che con la sua fondazione ha agganci tra gli uomini più ricchi dell’1% tanto odiato dalla classe media di cui sopra? Miracoli della comunicazione politica, dove ciò che conta non è il vero, ma solo il verosimile. Miracolo ancora da compiere sia chiaro, perché se anche non sarà mai vero che Hillary Clinton è in grado di entrare davvero in sintonia con le difficoltà di un Joe Smith qualunque, al momento sembra impresa disperata anche rendere la cosa verosimile.

Eppure è questo il tono che la campagna elettorale si è data fin dal video con cui Hillary Clinton ha annunciato la sua candidatura, al grido di “sarò il campione dell’americano medio”. Campione a cui, per il momento, manca pure un rivale da battere, visto che tra i democratici ancora non si registrano altri candidati alle presidenziali USA 2016. Ma questo, in fondo, è l’ultimo dei problemi. L’ultimo di una serie di ostacoli che la Clinton dovrà superare per provare a “fare come Obama”, che, in fondo, sembra essere proprio il suo obiettivo.

I democratici, per vincere, devono sempre puntare su un’affluenza alta. Che significa riuscire a portare al voto giovani, donne e minoranze di vario tipo. Laddove i repubblicani possono contare sul loro classico elettorato bianco e abbastanza anziano. Ora, mobilitare le fasce che più facilmente propendono per i democratici è stata la chiave del successo di Obama, che incarnava in se stesso la sua parola d’ordine “change”, ciò che tutti volevano dopo anni di W.

Ma come può Hillary Clinton incarnare una visione politica — quella mostrata nel video — che porti al voto i “millenials” e gli altri? Innanzitutto, ci sarà molto meno cambiamento di quello promosso da Obama, un po’ perché, dopo otto anni, il voto per i democratici non è solo determinato dal candidato, ma anche dall’apprezzamento delle politiche di Obama (non amatissimo, ma la cui ripresa economica continuerà a consolidarsi). Secondo, perché la carica innovativa dovuta al fatto che Hillary Clinton potrebbe essere la prima donna presidente è in buona parte cancellata da quel cognome così importante, dal fatto che sia una politica di professione da più di vent’anni, dal fatto che nel momento del giuramento avrebbe 69 anni, cosa che non fa impazzire quei giovani a cui chiederà il voto.

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