Reportage

La valle delle armi

In un comune di circa 10mila abitanti a 20 chilometri da Brescia, si concentra la quasi totalità della produzione di armi leggere in Italia

Fabio Severo
Oct 28, 2016 · 4 min read

Di Fabio Severo
Foto di Alessandro Imbriaco

(Pubblicato su Internazionale n. 1770, 9/15 settembre 2016)

Lo stabilimento del Banco nazionale di prova per le armi a Gardone Val Trompia, in provincia di Brescia.

L’età dell’oro è un progetto di documentazione di alcuni distretti industriali italiani, l’esplorazione dei micromondi economici e sociali che si sono sviluppati attorno a una specificità produttiva locale. Industrie conciarie, manifatture di mobili, tessili, una grande varietà di produzioni la cui presenza spesso deriva da antiche tradizioni. L’obiettivo è unire una pluralità di linguaggi (fotografie, video, testi) e di fonti per creare una visione d’insieme dei vari distretti, per capire cosa resta della loro storia passata e come si sono trasformati.

A Gardone Val Trompia, un comune di circa 10mila abitanti a 20 chilometri da Brescia, si concentra la quasi totalità della produzione di armi leggere in Italia. In una valle abitata da 60mila persone inclusi i comuni limitrofi, il settore delle armi conta più di cinquemila dipendenti e comprende 110 aziende produttrici e altrettante specializzate in munizioni e componenti.

Su tutto domina la fabbrica della Beretta, che ha la sede principale nel centro di Gardone. “La dinastia industriale più antica al mondo”, come viene spesso descritta, è oggi una holding con venti filiali in tutto il mondo. L’enorme produzione industriale della Beretta è composta in gran parte da forniture militari, tra cui quelle destinate alle forze armate italiane, alla gendarmerie francese e all’esercito statunitense, a cui la Beretta fornisce da trent’anni le pistole di ordinanza.

La sala riunioni della Beretta a Gardone Val Trompia.

Le radici della tradizione armiera di Gardone Val Trompia sono legate alle caratteristiche del territorio, in particolare alla presenza di miniere di ferro e alla disponibilità di risorse idriche grazie al fiume Mella che attraversa la vallata. Qui si incontrano volti diversi dell’industria italiana: c’è l’artigianato delle repliche d’epoca, c’è la manifattura di lusso di piccole ditte che ogni anno realizzano al massimo dieci fucili da caccia venduti a centomila euro l’uno, e poi c’è la produzione di massa della grande madre Beretta.

La sezione del Tiro a segno nazionale a Gardone Val Trompia.

Distretti industriali

Il concetto di distretto industriale fu utilizzato per la prima volta più di un secolo fa dall’economista inglese Alfred Marshall. In Italia il modello distrettuale si è imposto a partire dagli anni settanta, per l’alto numero di conglomerati industriali presenti in territori circoscritti: zone ad alta concentrazione di piccole e medie imprese caratterizzate da un’alta specializzazione produttiva. Ancora oggi il modello distrettuale resta uno dei principali fenomeni industriali italiani: un’indagine dell’Istat del febbraio 2015 ha individuato 141 distretti in attività, equivalenti a un quarto del sistema produttivo nazionale.

Più del 30% della manifattura italiana si concentra nelle realtà distrettuali: una grande varietà di produzioni, dove si incrociano lavorazioni di materie prime e eccellenze del made in Italy. La mappa dei distretti racconta un paese fatto di luoghi lontani tra loro e di pratiche industriali diverse, ma tutte caratterizzate dallo stesso profondo rapporto con il territorio e con la comunità locale. L’indagine Istat indica che il numero totale dei distretti si è ridotto di 40 unità tra il 2001 e il 2011, principalmente a causa della crescente delocalizzazione produttiva e della concorrenza a costi inferiori di industrie straniere sempre più competitive.

La fabbrica di armi Pedersoli a Gardone Val Trompia.

La produzione di armi leggere non ha risentito però della crisi economica che negli ultimi anni ha messo in difficoltà molti distretti industriali: secondo il Banco nazionale di prova delle armi, l’istituto che controlla le armi da fuoco messe in commercio, il 2013 ha segnato il record assoluto di produzione con un milione di esemplari, a fronte di una media recente che si attesta sui 750–800mila pezzi, di cui il 90% venduto all’estero.

L’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere di Brescia (Opal), che monitora la regolarità delle esportazioni, ha più volte denunciato violazioni della legge 185 del 1990, che vieta la fornitura di armi a paesi impegnati in conflitti o responsabili di violazioni dei diritti umani: tra i casi recenti c’è l’esportazione nel 2014 verso l’Egitto di più di 30mila pistole prodotte in provincia di Brescia. Sempre l’Opal ricorda che l’Italia nel 2015 ha esportato armi o munizioni, di tipo comune o militare, a ben 120 paesi.

La sala metrologica negli stabilimenti della Beretta.

Difesa e ordine pubblico

La stessa Beretta ha dichiarato nel 2015 un incremento del 15 per cento dell’utile netto, per un fatturato di 660,8 milioni di euro. Il mercato estero ha un peso sempre maggiore e oggi è responsabile del 95 per cento del fatturato, mentre sono in calo le entrate dai settori della difesa e dell’ordine pubblico. L’azienda conferma “il vigore della domanda proveniente dal mercato civile degli Stati Uniti”, mentre “l’Italia mostra un anno di ulteriore regressione”. Uno dei più ricchi distretti industriali italiani è anche il più trascurato dal mercato nazionale, ma è probabile che in Val Trompia la cosa non preoccupi più di tanto.

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