La verità per Giulio Regeni e tutti gli altri

Una pubblicazione open-journalism per raccontare la verità sulla morte del ricercatore Giulio Regeni e delle sparizioni forzate in Egitto

L’inchiesta a puntate a cura di Verità per Giulio Reporting Team e gli approfondimenti sul caso del ricercatore italiano torturato e ucciso in egitto.

(episodi 123)

(Reuters)

È stato torturato. Chi ha ucciso Giulio Regeni?

(parte ⋅ 1)

Giulio Regeni non è mai arrivato in piazza Tahrir. Era un ricercatore italiano di 28 anni che studiava al Cairo, aveva i capelli neri che gli stavano sempre per aria e sorrideva in ogni fotografia. Stava per concludere la tesi di laurea per il dottorato all’università di Cambridge sui diritti dei lavoratori e sui movimenti operai in Egitto, studiava i sindacati indipendenti e raccoglieva le storie dei venditori ambulanti. Era la sera del 25 gennaio al Cairo quando Giulio è scomparso, il quinto anniversario della rivoluzione che aveva portato alla deposizione dell’ex presidente Mubarak durante la “primavera araba” nel 2011. Quella sera le forze di sicurezza egiziane erano di pattuglia nelle strade in stato di massima allerta per evitare il ritorno di una protesta in piazza Tahrir e altre manifestazioni contro il governo attuale dell’ex generale Abdel Fattah al Sisi.

È stato incastrato. Giulio Regeni è finito in un gioco sporco di spie e infiltrati

(parte ⋅ 2 )

Giulio voleva aiutare i lavoratori ma si è trovato a fare i conti con degli infiltrati e con un sindacalista, che lo avrebbero incastrato. Il 25 gennaio, Giulio Regeni veniva rapito al Cairo. Era la sera del quinto anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir dalla “primavera araba” del 2011. Nove giorni dopo, il 3 febbraio, il cadavere di Giulio Regeni veniva ritrovato in uno sterrato di Giza. Lo stesso giorno in cui il ministro italiano Federica Guidi era in visita al Cairo. Non potevano essere tutte coincidenze. Qualcuno voleva approfittare della situazione per dare un messaggio. E lo ha fatto torturando e uccidendo Giulio in modo atroce. È importante anche il contesto, il 21 febbraio l’Eni ha diffuso un comunicato stampa in cui rendeva noto l’accordo con l’Egitto per lo sfruttamento del giacimento di gas di Zohr.

“Non vi dico cosa hanno fatto a quel viso. Tutto il male del mondo si è riversato su Giulio” 
La “verità” su Giulio Regeni venduta su un piatto d’argento dall’Egitto. L’Italia: “Richiameremo l’ambasciatore italiano al Cairo”

(parte ⋅ 3)

La madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, avvolta in una pashmina del colore giallo della campagna “Verità per Giulio”, si fa forza con la determinazione di una mamma che vuole scoprire quello che è accaduto al figlio. “Quello che è successo a Giulio, non è un caso isolato come è stato detto dal governo egiziano. È stato un caso di morbillo? Un’influenza che andava isolata, come forse le idee di mio fglio?” — ha detto Paola Deffendi durante la conferenza stampa.

Giulio era andato a fare ricerca. Era un ragazzo contemporaneo, invece è morto sotto tortura. Lo hanno ucciso e torturato.
Lo hanno torturato e ucciso come un egiziano. Non era un giornalista, non era una spia, era un ragazzo che faceva ricerca. Era un ragazzo del futuro. Lui, come tanti altri, con la sua apertura al mondo”.

Aggiornamenti

Una lettera anonima: “Ecco chi sono gli assassini di Giulio Regeni e i mandanti”

Delle e-mail anonime al quotidiano La Repubblica accusano le più alte cariche dello Stato, dal generale Khaled Shalabi a Al Sisi. E rivelano tre particolari dell’autopsia italiana mai diffusi finora: lo hanno bastonato sotto i piedi, lo hanno colpito con una sorta di baionetta, i segni di sigaretta su collo e orecchie

Il Ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell’Ambasciatore al Cairo Maurizio Massari. La decisione fa seguito agli sviluppi delle indagini sul caso Regeni e in particolare alle riunioni svoltesi a Roma i team investigativi italiano ed egiziano.

Gli approfondimenti

Giulio Regeni: alcuni fatti
L’inchiesta di Ahmed Ragab e Mustafa al-Marsafawi
(traduzione di CILD)

“Mi parlava dei lavoratori, dei sindacati, d’amore e di arte” racconta in una intervista Amr Asaad, professore di economia aziendale al Cairo. “Era infaticabile, intelligente e davvero serio”. Era innamorato. “Mi chiedeva quali fossero i luoghi più romantici dove portare una donna: la sua ragazza sarebbe venuta a trovarlo al Cairo”. Era generoso. “Stringeva amicizia con gli ambulanti, li andava a trovare sul lavoro, li ascoltava e parlava a lungo con loro”. Era coraggioso. “Mi disse di voler partecipare ad un bando di 10 mila sterline indetto da un’organizzazione inglese per il sindacato degli ambulanti e che lo aveva riferito a una delle sue fonti all’interno del sindacato”.

Giulio Regeni, le ultime ore al Cairo
Il racconto del giorno in cui hanno ritrovato il corpo senza vita del ricercatore italiano in uno sterrato di Giza

di Viviana Mazza

L’appartamento dove Giulio Regeni viveva in affitto da un paio di mesi è al terzo e penultimo piano di una palazzina silenziosa nel ventre morbido di Dokki, quartiere alberato, residenziale del Cairo. Di sera la strada è illuminata a malapena dalla luce giallognola di qualche raro lampione e dai neon del chiosco di Omar all’angolo, ma le donne passeggiano tranquille, mentre i bawab — i portieri in tunica lunga — chiacchierano davanti alla soglia.

Giulio Regeni, vissuto e ucciso come un egiziano
di Randa Ghazy

Giulio Regeni è svanito nel nulla. Come Ibrahim Halawa. Omar Salah. Mohammed El-Gindi. Mohamed El-Shafie. Islam Khalil. Ashraf Shehata. E molti altri. Non è ancora chiaro chi l’abbia torturato ed ucciso. Ma è impossibile, parlando del nostro Giulio, non pensare a tutti i giovani “desaparecidos” egiziani, torturati, in alcuni casi uccisi, in altri tenuti in cella per oltre due anni.

“L’unica cosa che ho ritrovato era la punta del suo naso”
di Gianluca Costantini, Channeldraw

“Io e lei, assieme a altre centinaia di madri in Egitto”
La lettera di una madre di uno studente egiziano scomparso alla madre di Giulio Regeni: “Invidio il suo coraggio”

(traduzione di Luca Magrone)

Perché le forze di sicurezza in Egitto vedevano Giulio Regeni come una minaccia?
Dal 2011, ho studiato come le forze di sicurezza egiziane percepiscono le minacce e selezionano i loro obiettivi.

di Jean Lachapelle
traduzione di
Remo Gilli

Nell’Egitto di Al-Sisi i medici squarciano il velo della paura
di Azzurra Meringolo

Sono un medico, chi curerà la mia ferita?”. È questo uno degli slogan scandito dai camici bianchi più arrabbiati d’Egitto, un settore in mobilitazione per chiedere che le violenze subite da anni non restino impunite. È per questo che da fine gennaio hanno trovato il coraggio di scendere in strada, sfidando il divieto formale di manifestare contro il regime e quello — meno formale, ma altrettanto rigido — di scioperare.

La lettera di Shawkan, giornalista egiziano in carcere da mille giorni
Arrestato mentre stava scattando fotografie in uno dei giorni più bui della storia recente dell’Egitto.

di Amnesty Italia

“Alle 7.45 si palesa un informatore di bassa statura, decisamente insensibile e ottuso, dal volto privo di espressione e dall’accento che tradisce il suo paese di origine. Il compito che è stato assegnato a lui e agli detenuti della squadra di informatori, è di mettersi accanto a te e urlare: ‘In piedi, bello! Arriva l’ispezione!’ Vorrei che chiunque sano di mente rispondesse a questa domanda: che sta accadendo? Perché sono ingiustamente tenuto in questa prigione?”


Verità per Giulio
Una pubblicazione open-journalism per raccontare la verità sulla morte di Giulio Regeni. E tutti gli altri.