La storia di Luca, giovane ricercatore

“Ricordo ancora adesso che il mio relatore mi disse: “non puoi scrivere nulla di abbastanza sensato su questo argomento finché non avra visitato almeno 500 persone”, e così è stato”.

© 2012, Carlos Spottorno — UNDER PRESSURE

Luca Prosperini è un giovane ricercatore che ha appena presentato a ECTRIMS — il più importante congresso internazionale sulla ricerca ed il trattamento della sclerosi multipla — un progetto di ricerca finanziato da AISM e dalla sua Fondazione. Ci racconta come e perché ha iniziato a fare ricerca sulla sclerosi multipla.

Luca Prosperini, dipartimento di Neurologia e Pscichiatria, Sapienza Università di Roma

Ho iniziato a fare ricerca sulla sclerosi multipla fin da studente in Medicina. Ricordo ancora adesso che il mio relatore mi disse: “non puoi scrivere nulla di abbastanza sensato su questo argomento finché non avrai visitato almeno 500 persone”, e così è stato. Lo studio del sistema nervoso centrale mi ha sempre affascinato, ma quello che mi ha stimolato tanto è stata anche la consapevolezza, maturata anche negli anni, che il cervello umano ha delle potenzialità enormi che possono essere sfruttate, soprattutto nei giovani, per recuperare funzioni e abilità perdute a causa della sclerosi multipla. Dapprima ho focalizzato il mio campo di ricerca sulla definizione di algoritmi terapeutici e sulla individuazione della risposta ai trattamenti farmacologici. Negli ultimi anni mi sto occupando principalmente di riabilitazione dell’equilibrio e prevenzione delle cadute a terra, grazie anche alla “contaminazione” con altre figure professionali, quali otorinolaringoiatri, fisioterapisti, ingegneri e radiologi.

© Stefano Pedrelli Milano

Nella ricerca presentata a ECTRIMS abbiamo misurato l’equilibrio di persone con sclerosi multipla e di persone senza sclerosi multipla in condizioni “normali” e mentre eseguivano diversi compiti cognitivi, con lo scopo di studiare quel fenomeno noto come “interferenza cognitivo-motoria”. Utilizzando la posturografia, una sorta di bilancia che calcola quanto oscilla il nostro baricentro corporeo, abbiamo visto che l’equilibrio delle persone con sclerosi multipla peggiorava in maniera più rilevante rispetto ai controlli solo nel test di Stroop (una misura della capacità di discriminare stimoli conflittuali). Questo non accadeva con altri tipi di test cognitivi. Tale osservazione supporta l’ipotesi che le reti neurali danneggiate dalla malattia riescano comunque a mantenere una performance adeguata in condizioni “normali”. Tuttavia, quando c’è maggiore “richiesta” (come accade quando si eseguono contemporaneamente un compito motorio e un compito cognitivo complesso), il cervello delle persone con sclerosi multipla è costretto a sacrificare una funzione a discapito dell’altra.

Pur essendo una cosa comune a tutti, le persone con sclerosi multipla presentano maggiori difficoltà quando si trovano di fronte al fenomeno dell’interferenza cognitivo-motoria. Se generalmente parlare al cellulare mentre si guida l’automobile può risultare difficile per tutti, per alcune persone con sclerosi multipla anche camminare al supermercato mentre si richiama alla mente la lista della spesa può essere un problema. Tale fenomeno può essere di entità tale da esporre le persone con sclerosi multipla al rischio di cadute a terra accidentali, perché il mantenimento dell’equilibrio può competere con il compito cognitivo. Il nostro studio rappresenta il primo step per definire protocolli riabilitativi in grado di ridurre quanto più possibile l’impatto negativo dell’interferenza cognitivo-motoria nelle persone con sclerosi multipla, e quindi migliorare la loro autonomia.

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