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Letter sent on Jan 24, 2016

Matrimonio all’italiana e le storie della settimana

di Michele Soma e Luca Vanzella, Graphic News

L’Italia è uno dei pochi Paesi europei a non riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso. Chi si è sposato all’estero può ottenere il riconoscimento, ma deve prima “scalare” una montagna burocratica.

“Ero uno scafista, adesso vi racconto come funziona il nostro quartiere generale in Libia”

di cristina giudici

Una villetta-bunker di fronte alla spiaggia, una famiglia di scafisti molto potenti con una piccola milizia armata di tredici persone: “Hanno addirittura dei cantieri navali per sistemare e costruire le barche”. Karim (nome di fantasia per tutelare la sua sicurezza) ha deciso di rivelare tutto ciò che sa su una potente organizzazione di trafficanti in Libia.

“I capi dell’organizzazione sono due fratelli, di cui uno è claudicante perché ha una ferita da arma da fuoco a una gamba. Uno si occupa di organizzare i viaggi, mentre l’altro (i nomi non possono essere riportati perché ancora oggetto di indagine) cura i barconi. Il padre fa il cassiere e la madre è contabile”

E insomma, ho chiuso la partita iva

di Fulvio ReddKaa Romanin

Già già, gente. Proprio io che ho scritto “L’iva funesta”. Dopo quindici anni di anni di onorata attività, da oggi non faccio più parte del “popolo delle Partita IVA”. O quasi. 
Circostanzio.

In maniera assolutamente sciagurata, a volte loro malgrado, in questi anni le aziende hanno impiegato persone esterne costringendole ad aprire partita IVA. E quando un’azienda ti chiede di aprire partita IVA per pubblicare i tuoi disegni o i tuoi siti, implicitamente ti catapulta tuo malgrado in un universo di burocrazia complessa quanto costosa.

Lavorare con lentezza

di Filippo Marano

Sei abituato a lavorare tanto. Davvero tanto. Così tanto da mettere a repentaglio la tua salute e — letteralmente — la tua stessa vita. Elogi, e prendi come modello, solo le persone che lavorano tanto. Nessuno ti obbliga a farlo: potresti benissimo timbrare il tuo cartellino, svolgere il tuo compito nel modo meno peggiore possibile, e infischiartene.

Perché, allora, non provi a guardare le cose dalla giusta prospettiva? La tua.

Il genitore per bene

di Paolo Iabichino

Non puoi restare indifferente a leggere la cronaca di queste ore sul tentato suicidio della ragazzina di 12 anni di Pordenone. Non puoi farlo come genitore, non puoi farlo come addetto ai lavori, non puoi farlo come insegnante, non puoi farlo semplicemente perché una bambina che vola giù da una finestra e ha l’età di tua figlia, pone interrogativi inquietanti su ruoli, responsabilità, individuali e collettive.

Un carattere per l’identità italiana

di Gianni Sinni

Scrittura a penna, svolazzi, formalità, cerimoniali — sono lontani anni luce da ciò che dovrebbe comunicare una moderna amministrazione pubblica: efficenza, semplicità, contemporaneità.

Fra tutte le font che corrispondono a questa descrizione abbiamo individuato il carattere Titillium Web.

Gli investimenti di Cisco e Apple in Italia

di Paolo Barberis

Due colpi grossi in una settimana, ma mi piace pensare che non siano un punto d’arrivo ma un altro passo nella giusta direzione. Sto parlando ovviamente delle due iniziative per l’Italia presentate questa settimana: 100 milioni d’investimento da Cisco e il completo finanziamento da parte di Apple di un App Development Center per 600 studenti all’anno, il primo in assoluto in Europa, con sede a Napoli e di una serie di programmi per sviluppatori ios in altre zone del Paese per altre 1000 persone.

Il crowdfunding per la Buona Scuola

di Alessandro Fusacchia

Le buone idee hanno bisogno di strumenti, non solo di incoraggiamenti. È questa, in sintesi, la filosofia che anima un protocollo con Fastweb ed Eppela che il Ministero ha siglato pochi giorni fa: i progetti innovativi più promettenti, dalle applicazioni utili all’apprendimento ai corsi di coding, dalle iniziative formative sull’utilizzo responsabile di internet ai canali per il dialogo scuola-famiglia, saranno sostenuti attraverso “collette digitali” (crowdfunding) la cui raccolta sarà incoraggiata grazie ad un cofinanziamento che “scatterà” quando la colletta avrà permesso di raccogliere il 50% del budget previsto per il singolo progetto presentato dalla scuola.

La storia di Maria Teresa De Filippis, la prima donna pilota di Formula 1

“Pilota”: sostantivo di genere maschile, nonostante la desinenza in a. Per coerenza, la grande De Filippis avrebbe dovuto farsi chiamare “piloto”. E invece fu “pilotino” il nome che le affibbiarono. In quel diminutivo scherzosamente al maschile sta tutta la tenerezza e l’ammirazione con cui si guardava, negli anni Cinquanta, a quella giovane donna bruna, minuta, vincente, che il 13 aprile 1958, forte ormai di una lunga esperienza sulle macchine sport, salì su una vettura di F1.

Sense — Il romanzo a puntate

di Metilparaben

8. Epifan

A Mosca l’una di notte era passata da dodici minuti. Epifan Golubev, seduto con l’holo davanti agli occhi, spostava con movimenti leggeri e veloci delle dita le icone colorate che volteggiavano nell’aria. Faceva caldo, nel vecchio garage che aveva attrezzato a studio: Epifan lavorava a torso nudo, coi tatuaggi sulle spalle che si allungavano e si appiattivano ritmicamente seguendo il movimento delle braccia. Aveva cinquantun anni esatti, un lavoro da fotografo free lance e un passato turbolento. Prima di essere Epifan era stato Mahmud Al-Amin, commerciante di tessuti del Daesh, ma prima ancora si chiamava Emmerik Stern, nato a Lipsia nella primavera del 1985.

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Alla prossima storia!

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