#Matteorisponde in 4 sguardi
Oggi il Presidente del Consiglio Renzi ha impiegato una forma di comunicazione digitale live che ha coinvolto sia Twitter che Facebook (nella funzione Mentions). L’interazione è sia personale, one-to-one, che broadcast, rivolta al pubblico in genere su temi di interesse per tutti. Renzi cita i nomi (o i nickname) di chi pone le domande, per poi estendere la risposta in modo più comprensivo e coinvolgendo tutto il pubblico. Questo ibrido fra comunicazione personale e generale pone un interessante caso di tre schermi, sia personali che collettivi: il display dello smartphone che Renzi usa per Twitter, lo schermo del computer che usa per Facebook, lo schermo di chi — dall’altra parte — guarda la diretta sul proprio computer (infatti la telecamera è esterna al computer e posta a lato di Renzi). A questi tre punti di fuga prospettici si aggiunge un quarto, dato dalle persone (non inquadrate) nella sala dove si tiene la sessione, di fronte alla scrivania di Renzi. Ne derivano quattro direzioni dello sguardo. Le prime tre direzioni sono di tipo più broadcast, in cui il comunicatore affronta un tema e lo illustra al pubblico.


Gli occhi rivolti direttamente al pubblico tendono ad alternarsi — durante le risposte — con lo sguardo fuori camera, verso il fronte della scrivania (dove si trova il team di Renzi) senza perdere il filo dell’argomentazione. È la fase della comunicazione diretta, della risposta articolata e ampia, in cui Renzi affronta le tematiche sollevate dal pubblico. Si tratta delle due direzioni più frequenti e tenute in modo più prolungato. Lo sguardo sullo schermo del computer è invece breve, per leggere le domande su Facebook e poi rispondere assumendo le posizioni precedenti. Non c’è un’interazione diretta via tastiera su Facebook (vista anche la funzione Mentions usata).


L’interazione cambia su Twitter e diventa più personale. In questo caso, Renzi digita direttamente il tweet di risposta e lo commenta o legge mentre procede. Il tono è pur sempre in un contesto di riferimento a un pubblico più vasto rispetto a singolo interlocutore su Twitter, ma è più personale e diretto. I sorrisi sono più frequenti, così come le espressioni più informali. Ci sono anche più pause — come accade effettivamente in una discussione — mentre scorre la timeline su Twitter e legge alcune delle domande o dei commenti. Il tutto mostra un’interazione più diretta. In questa fase comunicativa, Renzi si concede anche degli “a parte”, delle meta-comunicazioni non direttamente legate al discorso principale (ad esempio, commenti sull’hashtag o sul numero di caratteri disponibili). In alcuni casi — a differenza di Facebook — inizialmente non alza lo sguardo per rispondere e inizia la risposta guardando il display del telefono o svolgendola direttamente sullo schermo. Di tutte le direzioni dello sguardo, delle varie modalità comunicative possibili, l’interazione su Twitter appare più viva, diretta, informale.
Il caso è dimostrazione di come la comunicazione digitale, anche se simultanea su diversi mezzi, non impoverisca le modalità comunicative in una presunta omogeneità. I canali rimangono distinti — anche se connessi — e ogni tipologia di comunicazione ha sue caratteristiche distintive, fatte di toni, aspetti tecnici, limiti e possibilità. La comunicazione digitale non è una superficie, ma un prisma che prende un messaggio e ne mostra tutto lo spettro di significati.