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Letter sent on Jun 4, 2016

Medium Italia — La lettera del weekend

L’apatia dello spettatore. Quella volta che Joe DiMaggio ha battuto su Nettuno. La prova costume. Borges e il realismo matematico. Cosa fanno esattamente i designer UX?

Buona lettura!

L’omissione di soccorso e l’apatia dello spettatore

Di Daria Bernardoni, Medium Italia

Il 13 marzo 1964, Catherine Susan Genovese, detta “Kitty”, stava rientrando a casa dopo la chiusura serale del bar in cui lavorava nel Queens, New York, quando fu aggredita da un uomo armato di coltello.

Kitty cercò di difendersi, gridò e chiese aiuto sotto gli occhi dei residenti del quartiere, riuscendo a sfuggire al suo aggressore per due volte — e per due volte cadendo di nuovo in balìa del suo assalto. Nessuno rispose alla sua richiesta di aiuto, tutte e due le volte. Morì dopo essere stata stuprata e pugnalata per otto volte.

Quando il giorno successivo si aprirono le indagini, quasi 40 persone residenti nei paraggi ammisero di avere sentito le urla della ragazza, senza però fare nulla per fermare l’aggressione.

La ricerca psicologia che prese il via da questo caso portò allo sviluppo di due modelli in particolare: il modello cognitivo di Latané e Darley e il modello del calcolo dello spettatore di Piliavin.

Entrambi cercano di chiarire i processi che guidano la decisione di intervenire in aiuto di un’altra persona e, così facendo, cercano di capire perché le persone aiutano in alcune occasioni e non in altre.

5 min. di lettura

Chi gioca a baseball, in Italia

Di Mirko Spadoni, The Tank

Estate 1957. Mentre soggiornava a Roma, DiMaggio venne a sapere che gli abitanti di Nettuno avevano — e hanno ancora, in realtà — una passione sfrenata per il baseball, un’eredità dei soldati americani che proprio su quelle coste sbarcarono durante la Seconda guerra mondiale.

Evidentemente incuriosito, Di Maggio si fece accompagnare all’istante con una jeep, arrivando giusto in tempo per assistere alla partita tra il Nettuno e l’A.S. Roma.

Al suo arrivo, l’incontro venne sospeso e l’ex giocatore degli Yankees fu invitato a dare prova della sua abilità, sfidando alla battuta quello che era considerato il lanciatore italiano più bravo di tutti e che all’epoca giocava proprio per il Nettuno: Carlo Tagliaboschi. DiMaggio non ci pensò due volte.

Si fece dare una mazza e vestito di tutto punto si presentò al piatto.

12 min. di lettura

La prova costume

Di scatola

Ho 36 anni e sono grassa. E’ sempre stato così: appena nata, peso e lunghezza erano quelli di una bambina di tre mesi. Sono sempre stata florida e con le guanciotte.

Dalle elementari ho cominciato ad essere una delle più alte della classe e finivo sempre in fondo alla fila per andare al refettorio a mangiare. Dalle medie mi sono stabilizzata e anche se faccio una dieta equilibrata bevo più di due litri di acqua al giorno e faccio movimento, il mio Indice di Massa Corporea indica il sovrappeso fisso dal 1993.

Io credo che andare al mare sia un diritto inalienabile che andrebbe sancito in Costituzione, perché in Italia d’estate fa caldo, perché prendere il sole fa bene all’umore, perché è divertente. Poi, certo, magari non piace a tutti, ma il senso è che nessuno dovrebbe rinunciare a qualcosa che gli piace solo perché non si sente all’altezza.

3 min. di lettura

Cosa diavolo fanno i designer UX? (con coniglietti)

Di Vivienne Kay, traduzione di Roberto Trama

Molti ritengono che il compito dei designer UX (User eXperience) sia quello di abbellire le cose. Questo presupposto provoca molte delusioni, sia tra i designer che in tutti gli altri.

Allora cosa diavolo fanno i designer UX? Quando ho cominciato ad approfondire la questione, rimbalzando tra gli altri designer UX e i non designer, ho scoperto che c’è un sacco di confusione in giro. Questo in parte perché l’UXD (User eXperience Design) è una disciplina abbastanza nuova e in costante evoluzione.

Mi sono presa la libertà di illustrare ogni punto chiave con un coniglietto, perché sono adorabili.

6 min. di lettura

Borges e la natura della matematica

Di Marco Fulvio Barozzi, Through the optic glass

Borges afferma nel Prologo che la matematica e la musica possono prescindere dall’universo.

Si tratta dell’idea quasi platonica per la quale la matematica esiste indipendentemente da noi e aspetta solo di essere scoperta. I numeri (e tutta la costruzione delle matematiche) sono degli a — priori, indipendenti dalla creazione umana.

Borges insomma sembra appartenere alla scuola del “realismo matematico”. Faccio notare che questa concezione è condivisa da un altro grande scrittore a lui contemporaneo, che di matematica era un espertissimo dilettante: Raymond Queneau.

7 min. di lettura

Alla prossima storia!

Medium Italia Staff
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