Scrivere oggi — La serie

Montagne russe: intervista con Jeffrey Deaver

di Timothy Small


Scrivere, nella maggior parte dei casi, è un lavoro come un altro. Ti siedi, ti concentri, e lo fai, come qualsiasi altro lavoro. Non penso che ci sia nulla di particolarmente sacro, o trascendentale, nella scrittura,” confessa Jeffrey Deaver, americano di Chicago, sessantacinquenne, leggenda vivente del giallo contemporaneo, al telefono. È molto candido, diretto, umile: americano di Chicago, in altre parole.

“L’unica cosa che trovo unica, particolare, nella scrittura, è l’empatia. Io sono molto empatico di natura, lo sono sempre stato, e questo mi aiuta molto a immedesimarmi nelle persone, sia che esse siano felici o turbate, uomini o donne, giovani o vecchie, di tutte le etnie — che si tratti della mia investigatrice, Kathryn Dance, o dei suoi figli, o del killer. La cosa più difficile è cercare di empatizzare con alcuni degli psicopatici che ho descritto nei miei romanzi. Quello sì che è complicato: gli psicopatici di natura sono persone senza empatia — non riescono a vedere le cose da una prospettiva che non sia il loro punto di vista, non riescono a comprendere il male che stanno facendo alle loro vittime. E questo li rende inaccessibili. Ma io a mi diverto a scrivere anche loro.” Deaver di libri ne ha scritti 32 — 37, se includiamo le collezioni di racconti — e il numero di assassini che ha descritto in quelle migliaia di pagine si potrebbe avvicinare al centinaio. Fortuna che è empatico.

Certo, c’è un’altra cosa che probabilmente aiuta Jeffrey Deaver a dormire bene la sera — oltre i milioni di libri che vende in tutto il mondo — , ed è il fatto che i suoi libri sono puro divertimento: uno spasso da leggere, li leggi alla stessa velocità alla quale li sfogli, e, probabilmente, anche uno spasso da scrivere, se ne si possiede il talento. Lo ammette anche lui. Il suo nuovo bestseller, Solitude Creek, è stato pubblicato quest’estate. “I miei libri non sono realistici, ne sono ben conscio. Mi ci diverto. Non voglio raccontare come funziona il crimine a livello sociologico, non sto scrivendo trattati sul fallimento del capitalismo “tramite il crimine”, non voglio raccontare come vanno in realtà le investigazioni. Sono libri esagerati, sono storie avvincenti, i miei cattivi sono sempre sopra le righe, i miei eroi sono sempre buoni, coraggiosi — certo, hanno i loro difetti, sono umani — ma l’importante per me è che la trama sia una vera rollercoaster.”

Jeff.

Montagne russe: usa questo termine per raccontare i suoi libri. Montagne russe tradotte in 25 lingue e vendute in 150 paesi. “È questa la differenza tra un crime thriller — quelli che scrivo io — e i gialli tradizionali. Leggendo il tipo di libro che scrivo io il lettore si deve chiedere, “e adesso cosa succederà?” ad ogni capitolo, deve farsi sempre domande sul futuro, su cosa avverrà dopo. Nei gialli tradizionali, il lettore si chiede “cos’è successo?”, e l’unica domanda è una domanda legata al passato, all’inizio del libro. ” Il tipo di romanzo che scrive Deaver è lo stesso che è stato portato alla ribalta da Il silenzio degli innocenti, il classico che, praticamente da solo, ha generato l’odierna ossessione con i serial killer e con l’approccio psicologico alle investigazioni. Libri scritti, essenzialmente, per scioccare, coinvolgere, spaventare e divertire i lettori.

“Io scrivo sempre e solo per i miei lettori,” mi confessa Deaver, in maniera disarmante. “Non penso che esista nessun altro modo di scrivere. Anche se non amo paragonarmi a un maestro come Arthur Conan Doyle, è a lui che mi ispiro. Sherlock Holmes può essere apprezzato dall’Italia all’America alla Bulgaria: è universale. Io voglio che la mia storia sia così universale che la mia rollercoaster risulti avvincente anche in Cina, che i lettori possano innamorarsi dell’eroe, essere affascinati e disgustati dal cattivo, e che siano tirati dentro una storia veloce, piena di sorprese e colpi di scena. E poi ho un grande rispetto per i maestri del crime e dell’hard-boiled: gente come Mickey Spillane e Dashiell Hammett, che avevano la capacità creare una trama incredibilmente ben strutturata in 150 pagine. Puro intrattenimento senza fronzoli. Ma io scrivo in modo diverso.” Come diceva Hitchcock: i gialli dovrebbero essere comprensibili anche senza l’audio. Ma cos’è che rende le storie basate nel mondo del crimine così universali? “Il giallo funziona su molti livelli diversi. C’è l’eccitazione del dover risolvere il crimine e fermare il killer, poi ci sono gli elementi politici e sociali sullo sfondo, e poi ci sono gli aspetti psicologici della mente dell’investigatore e dell’assassino,” confessa. E il giallo è l’unico genere in cui il protagonista può credibilmente parlare con il sindaco e poi scherzare con un malavitoso e poi interagire con prostitute e medici e bambini, perché l’investigazione, per sua stessa natura, si basa sul parlare con tutta la gente. È un genere che ti permette, credibilimente, di descrivere centinaia di tipi umani diversi. Ti permette di raccontare tutta una società. La stessa ragione per la quale piacciono i medical dramas: in ospedale ci passano davvero tutti.

Jeffrey è entusiasta di questa definizione. “È assolutamente vero. Sono 35 anni che scrivo gialli, e ti dico che questa è la grande verità. Non l’avevo mai sentita espressa così ma è verissimo! Il bello del giallo è che il crimine permette alla gente di scontrarsi, di parlare, di affrontarsi, gente che magari senza quel crimine non avrebbe alcuna ragione per parlarsi mai. So che i gialli continueranno sempre a interessare le persone, perché alla fine parlano di quello: di persone, di tutti i tipi di persone, di persone complicate che si incontrano e scontrano. Potranno essere più di moda, come in questi ultimi anni, o meno, come prima de Il silenzio degli innocenti, ma ti dico due cose. La prima è che spero di poter continuare a spaventare i miei lettori con i thriller. E poi, spero vivamente di aver visto la fine dei vampiri. Non se ne poteva più.”


Articolo originariamente apparso, in versione leggermente ridotta, su GQ Italia, nel numero uscito a Luglio 2015.



La serie Scrivere oggi, sul presente e il futuro della scrittura.
Per partecipare alla conversazione scrivete una storia usando il tag
Scrivere oggi qui su Medium o con una risposta alle storie degli autori cliccando su “write a response”, che trovate in fondo ai post.


Nota: Questa serie è stata realizzata dal Medium Italia Network, una community per scrivere insieme. Come partecipare.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.