Non sognare, ti fa male


We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.

Sono stata ammessa alla City University of New York, Graduate School of Journalism, l’anno scorso. Ho avviato una campagna di crowdfunding che non ha avuto successo, non ho avuto la borsa di studio Fulbright: insomma, con grande amarezza, sono rimasta a casa.

Da qualche tempo gira, grazie all’Huffington Post, la storia di Federica Belletti, ammessa alla Columbia University di New York, al corso di Film Producing. Anche lei ha iniziato una campagna simile. Columbia le ha già assegnato due borse di studio, le sono arrivate molte donazioni, ma è ugualmente lontanissima dal traguardo.

Quello che stupisce, sempre, sono i commenti che si raccolgono sui social network quando si iniziano avventure simili. Le donazioni sono volontarie, eppure c’è chi di volontario vede solo l’impeto di caricarti di insulti, di darti consigli che andavano bene nei primi decenni dell’800.

Tu non hai mai lavorato, se avessi lavorato non avresti tanti grilli per la testa, perché sapresti che per fare i soldi serve fatica, e non una questua.
Tu vuoi goderti i soldi degli altri, e poi una volta a New York faresti la bella vita, dimenticandoti di tutti.
Tu perché non vai a lavare i cessi?
Tu perché non trovi un lavoretto estivo?
Tu perché non sposi uno ricco?
Tu perché non la dai via, lo sai che si fanno un sacco di soldi?
Tu perché non ti ridimensioni?
Tu perché non hai una dignità?
Tu, perché invece di scegliere New York, non hai scelto Des Moines, Iowa?
Tu perché non chiedi un prestito in America, che lì li danno a tutti?
Tu pensi di gabbarci, ma in virtù di quale santo dovremmo darti dei soldi?
Tu hai studiato, come te la sei potuta permettere l’università?
Tu non devi nemmeno provare, cosa punti a fare così in alto?
Tu sei brava, ma anche mio figlio, sai, si è laureato tanto bene, eppure lui rimane qua, quindi tu dove vuoi andare?
Tu devi scegliere qualcosa di accessibile, perché, pensi che se avessi le capacità non sfonderesti comunque?

Eccoli, i moralisti inflessibili, i Kant di dubbio gusto della porta accanto, quelli che ti vogliono insegnare a vivere perché loro sanno, loro hanno vissuto, loro si sono sacrificati, mica come te, che hai avuto la vita facile facile e hai spremuto i tuoi genitori per fare la gadana all’università, e ora non vuoi trovare lavoro. Di te non sanno niente, ma non è mica importante, dai. Cosa vuoi che interessi, a loro, di te, delle tue capacità, del tuo percorso, dei tuoi sforzi, dei salti mortali che hai fatto per combinare studio e lavoro, delle rinunce tue e della tua famiglia? Niente di niente, appunto.

Sono gli stessi che si spellano le mani a furia di applausi quando il crowdfunding negli Stati Uniti raccoglie 100.000 dollari in mezza giornata per una buona causa. Eh, ma in America è tutto diverso. Eh ma gli americani sono stupidi, si sa. Eh ma gli americani si fidano, degli italiani non ti puoi mica fidare, noi siamo furbi.
Sono quelli che pubblicano il discorso di Stanford il giorno dell’anniversario della morte di Steve Jobs. Sono tutti un grande Steve!, tutti uno stay hungry, stay foolish dal loro iPhone a rate, ma se fosse stato il loro vicino di casa, e l’avessero visto trafficare in garage con Wozniak, nel dubbio, gli avrebbero mandato la Finanza.
Sono quelli che condividono foto di gattini pucciosi 24/7, ma tu sei una persona, non meriti sostegno, incoraggiamento, comprensione, pietà o qualunque altro sentimento umano, quindi muori pure.
Sono quelli che quando un italiano fa qualcosa di bello altrove se ne arrogano il merito, “ché le tasse le paghiamo tutti, e lui si è laureato anche grazie alle mie tasse”.

Sono queste persone la prima causa di quella che è nota come “fuga dei cervelli”. Quelli che non capiscono che TUTTI, anche chi non può permetterseli, hanno diritto ai sogni, e devono poterli inseguire con tutte le loro forze. Quelli che magari sogni non ne hanno, e quindi non devi averne nemmeno tu, stronza. Quelli che non hanno una visione — delle loro vite, del paese, di quello che vogliono — e per questo anche tu devi camminare bendata. Quelli che se fossi davvero brava ce la faresti anche qui, e che se poi, per caso, ce la fai, sei di sicuro raccomandata, o l’hai data a qualcuno. Quelli che il lavoro se lo sono trovati con la terza media quando in Italia te lo tiravano dietro, e adesso tu, laureata del cazzo, non hai voglia di lavorare.
Quelli che sanno che un risultato del genere non l’avrebbero mai ottenuto, quindi fanno il giochino della volpe con l’uva: non ci arrivano, quindi di sicuro l’uva fa schifo.

Purtroppo per loro, la penso come Thomas Jefferson. Perseguire la felicità è un diritto inalienabile dell’uomo. Farlo lontano da loro sembra essere sempre più un dovere.

(Forza, Federica.)


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