Opinioni

Il Sex and the city di una correttrice di bozze

Non sono Carrie Bradshaw, anche se lavoro da casa. Sono precaria e senza cabina armadio

Di Cristiana Melis

Benvenuti nell’era dell’anti-innocenza: nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare; facciamo colazione alle sette e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il più in fretta possibile. L’autoconservazione e concludere affari hanno priorità assoluta. Cupido ha preso il volo dal condominio. Come ci siamo finiti in questo pasticcio.
Carrie Bradshaw,
72th and 3rd Avenue, Upper East Side, New York

Un monolocale a Manhattan, una scrivania appoggiata al davanzale della finestra, un vetusto computer fisso e lei: Carrie Bradshaw. Sui trenta, bionda, folta chioma riccia. Quando non è in giro a cercare Mister Big, a bere Cosmopolitan con Samantha, Charlotte e Miranda o a comprare nuove Manolo Blahnik da aggiungere al suo già nutrito esercito di scarpe, trova il tempo per scrivere un libro e gli articoli della seguitissima rubrica “Sex and the City”.

Nel 1998 — prima che diventasse una moda e una spiacevole necessità — Carrie è una giornalista freelance che non mette piede in redazione, se non quando, qualche anno più tardi, viene assunta da Vogue e convocata per discutere del suo primo pezzo “insanguinato”.

Mister Big: Dove le scrivi queste storie?
Carrie: Le mie storie carine?
Mister Big: Sì, insomma, in ufficio o cosa?
Carrie: No, la maggior parte del tempo lavoro a casa mia, ma a volte in una tavola calda tra la 73th e la Madison.

E poi ci sono io. Bilocale a Roma sud, scrivania Ikea, un’orchidea sfiorita, un portatile che sfoggia i “solchi” del tempo, bozze cartacee da correggere; il mio Mister Big vive con me, le mie Samantha, Charlotte e Miranda si trovano in Sardegna e in Veneto, sulle Manolo Blahnik non ci saprei camminare — e comunque non me le posso permettere — e questo pezzo è il primo mattoncino Lego della mia avventura da blogger.

Come Carrie anch’io lavoro da casa. Mi piace svegliarmi la mattina, fare colazione con calma, sedermi alla scrivania e organizzare la giornata: le ore di lavoro, le pause, lo studio e, ovviamente, la lettura. A differenza della giornalista newyorkese, non fumo e non resto con la sola biancheria intima addosso. Meglio pigiama o felpe avvolgenti: fa freddo.

Essere un libero professionista, però, non è così figo come sembra, a qualunque latitudine o longitudine ci si trovi.

Pj era un produttore cinematografico indipendente di successo. Il suo documentario sui gabbiani aveva appena ricevuto ottime recensioni sui giornali del settore.
Carrie: E così produci documentari. Deve essere divertente.
Pj: Siamo realistici, faccio queste stronzate per farmi una reputazione, chiaro. Il mio obiettivo è entrare nei film d’azione. Voglio fare soldi, non ho paura di dirlo. Adoro i soldi. Venderei cessi se mi facesse diventare milionario.
Carrie: E i gabbiani…?
Pj: Si fottano i gabbiani.

A pensarci bene, ci sono delle cose che mancano: un confronto faccia a faccia, il gruppo e l’atmosfera di “riunioni del mercoledì”.

È per questo che preferisco andare a prendere di persona le bozze da correggere. E visto che la fermata della metro è a pochi passi da uno dei parchi più belli di Roma, mi concedo una passeggiata “stoppa-pensieri”: io, un libro, e… niente drink. Così stacco la spina e mi rigenero, e non rischio di presentarmi “sfatta” a un ipotetico servizio fotografico per un articolo dal titolo “Freelence è bello?”.

Carrie è precaria, non facciamoci ingannare dalla cabina armadio, io sono precaria, ma senza cabina armadio. Entrambe facciamo quello che ci piace: lei scrive di sesso, io correggo libri, anche quelli che parlano di sesso. Lei lavora per entrare nel tempio di Vogue, io per entrare in quello dell’editoria. E quale sia l’ambita casa editrice, lo tengo per me.


Cristiana Melis, sostenitrice del riciclo libresco, brucatrice di libri e correttrice di bozze. Il meraviglioso mago di Oz è il “mio” libro, Daniel Pennac il “mio” autore, Thomas Hobbes l’argomento della mia tesi di laurea, film e serie tv i miei hobby e Pin e Benjamin Malaussène i “miei” personaggi. Adoro Instagram (follow me, if you want), possiedo un “quaderno delle liste” e desidero più libri di quanti riesca e leggerne. È anche su Instagram e Twitter.

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