Emmanuel Chidi Namdi è stato ucciso per razzismo

Di Ennio Brilli

Chimiary Chidi Namdi, la moglie di Emmanuel Chidi Namdi, durante la veglia all’ex seminario gestito dalla comunità di Capodarco, la sera del 7 luglio 2016. Fermo, Marche.

Fermo, Marche

Emmanuel Chidi Namdi, 36 anni, era ospite insieme alla moglie Chimiary, 24 anni, della comunità di Capodarco nell’ex seminario arcivescovile di Fermo, nelle Marche. Erano stati accolti nella struttura dopo essere sfuggiti a un attentato dei terroristi di Boko Haram nel loro paese, in Nigeria. Avevano perso tutto.

Erano rimasti tra i pochi sopravvissuti all’attentato, in cui è morto il loro figlio piccolo, insieme a genitori e suoceri. Non avevano niente da perdere a partire, attraversare il deserto del Sudan, e raggiungere la Libia per tentare di arrivare in Europa.

Chimiary era rimasta incinta durante il viaggio ma ha perso il secondo figlio prima di arrivare in Libia. Alla fine, erano riusciti a imbarcarsi su un gommone e raggiungere la salvezza in Italia.

Da circa tre mesi avevano trovato un po’ di pace, insieme a un altro centinaio di rifugiati nella comunità Capodarco, nell’ex seminario di Fermo. Poco distante dalla frazione di Capodarco dove ogni anno si svolge “L’altro Festival”, organizzato dall’agenzia giornalistica Redattore Sociale. Un luogo simbolo dell’accoglienza in Italia, per tutti.

Emmanuel e Chimiary, il giorno del loro matrimonio (foto Ansa)

La pace che avevano trovato Emmanuel e Chimiary in Italia è durata poco, fino al 5 luglio, il giorno in cui hanno deciso di fare una passeggiata dopo pranzo dall’ex seminario fino al centro di Fermo.

Nell’ultimo breve tratto di strada di collina, costeggiata ambo i lati dai terrazzamenti lungo la salita di quella che noi qui chiamiamo “strada nuova”, hanno incontrato due uomini che stavano seduti su una panchina. Si trovavano distanti circa trecento metri dal centro abitato di Fermo.

Quando Emmanuel e Chimiary sono passati di fronte ai due uomini, quello che aveva una svastica tatuata sulla pelle avrebbe urlato alla donna “scimmia africana”.

Chimiary, secondo le ricostruzioni, sarebbe stata anche spinta oltre a essere stata insultata.

A quel punto, non è ancora stato chiarito se Emmanuel ha reagito subito o se invece ha proseguito prima di ritornare sui propri passi e affrontare chi stava minacciando lui e sua moglie.

Dopo gli insulti razzisti è nata una rissa, nella quale Emmanuel ha ricevuto un pugno alla testa ed è caduto all’indietro, sbattendo il capo a terra sullo spigolo del marciapiede. È rimasto immobile, in coma.

Emmanuel è arrivato in condizioni di morte cerebrale all’ospedale di Fermo, il 6 luglio i medici hanno dichiarato il decesso.

A sferrare il pugno e a insultare la coppia è stato il trent’ottenne Amedeo Mancini. Lo hanno accusato di omicidio preterintenzionale con l’aggravante dell’odio razziale. Il giudice, per la pericolosità, ha confermato la custodia cautelare in carcere.

Mancini è uno che ha perso i genitori da piccolo, è cresciuto negli ambienti di destra e degli ultrà della squadra di calcio Fermana. Ha un piccolo allevamento di tori in campagna e si mantiene con quello.

Sarà il tribunale ad accertare se è stato Emmanuel ad impugnare una palo preso da terra per difendersi nella rissa.


Una cosa strana è che non si parla della terza persona coinvolta nella rissa. Nessuno ne parla a Fermo. Tira una brutta aria di omertà, minacciosa e di scontro. La maggioranza della gente ragiona con la pancia, di conseguenza chi ragiona con la testa e ci mette il cuore, si ritrova in minoranza.

È successo in passato che a Don Vinicio Albanesi sono state recapitate lettere con delle minacce di morte per le attività di accoglienza dei rifugiati nell’ex seminario di Fermo.

La comunità di Capodarco prima si occupava di persone con disabilità, negli ultimi mesi con l’emergenza delle migrazioni ha iniziato ad accogliere anche i rifugiati, che sono un circa centinaio.

L’omicidio di Emmanuel è stato preceduto dai tragici fatti dello scorso 13 aprile, quando a Fermo è stata fatta esplodere una bomba rudimentale di fronte alla chiesa di Don Vinicio Albanesi.

Un biglietto lasciato durante la veglia per Emmanuel Chidi Namdi alla comunità Capodarco. Fermo, Marche (Italia), 7 luglio 2016.

La sera del 7 luglio, due giorni dopo l’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi, si è celebrata una veglia in suo ricordo all’ex seminario di Fermo gestito dalla comunità Capodarco di Don Vinicio.

Don Vinicio

Chimiary ha cantato una canzone funebre. Era come se tutta la gente si fosse stretta intorno a lei e al suo dolore per aver perso Emmanuel.

L’abbiamo abbracciata. Avevamo una candela in mano e Don Vinicio ha detto delle cose splendide per confortarla.

Chimiary ha 24 anni, ha perso due figli. In Nigeria aveva iniziato a studiare per diventare un medico. Adesso potrà studiare all’Università di Ancona, il rettore le darà un posto alla facoltà di medicina, così potrà realizzare il suo sogno e salvare delle vite.

La manifestazione di protesta in ricordo di Emmanuel Chidi Namdi, Fermo, Marche (Italia), 8 luglio 2016.

L’8 luglio a Fermo, si è svolta una manifestazione di protesta contro il razzismo in memoria di Emmanuel. I fermani, si schierano chi da una parte e chi dall’altra. I nigeriani, nonostante siano stati loro a essere colpiti, avevano un contegno incredibile.

Il ragazzo che stava parlando con il microfono in mano, ad un certo punto, si è commosso, non riusciva a trattenere le lacrime e per un attimo ha smesso di parlare. D’istinto, ho smesso di scattare, sono andato lì e lo ho abbracciato.

Mi sono sentito suo fratello.

“Sono loro che stanno insegnando qualcosa a noi”, mi ha detto una signora durante la manifestazione.

I funerali di Emmanuel Chidi Namdi, Fermo, Marche (Italia), 11 luglio 2016

Il funerale di Emmanuel si è svolto nel Duomo di Fermo, l’11 luglio. È stata celebrata una messa solenne da Don Vinicio Albanesi e dall’arcivescovo e altri sacerdoti.

Migliaia di persone si sono raccolte per dare l’estremo saluto a Emmanuel, la chiesa era stracolma fino all’inverosimile, ho impiegato mezzora per riuscire a entrare in chiesa e scattare le fotografie del funerale.

I rifugiati del centro Capodarco alla fine della messa hanno celebrato Emmanuel con i canti e preghiere tradizionali della cultura africana.

Si può vivere insieme su questa terra nonostante le apparenti differenze.

Alla violenza, non si deve mai rispondere con altra violenza. Anche se le parole possono essere violente come un pugno o un colpo di spranga.


Ennio Brilli, è un fotografo che vive a Fermo. Ha realizzato reportage e racconti fotografici in Messico, Cuba, Perù, Bolivia, Ecuador, Amazzonia nord occidentale, Algeria, Tunisia, Etiopia, Nepal, ex Jugoslavia ed in altri paesi europei. I suoi reportage sono stati pubblicati su Diario, Nuovi Argomenti, Gente Viaggi, Gente di Fotografia, Il Manifesto, La Stampa, La Repubblica e pagina99. È redattore della rivista Smerilliana.