Perché certa gente non vince mai al Gratta e Vinci

Tre mesi fa ho lasciato il lavoro. Avevo un contratto a tempo indeterminato, di quelli in cui valeva l’articolo 18. In molti non se ne fanno ancora una ragione.

Ero una di quei giovani sotto i 30 anni che piacciono ai politici del rilancio ad ogni costo, magari gli piaccio ancora. Sebbene non sia determinante.

Lasciando il lavoro mi sono fatta dei nemici, e non lo avrei mai creduto. Nemici di concetto intendo, perchè a qualcuno ha dato fastidio. O forse solo non ha capito, ma in genere se non capisci ti dà fastidio. Un essere umano standard funziona così.

Qualcuno invece ci ha creduto, moltissimo. Uscivo con un tipo, simpatico, galvanizzato da questa mia scelta. Mi sono vista costretta a placarne l’entusiasmo perchè non mi era più chiaro cosa dovessi farmene, di tutto quell’entusiasmo.

Appena ci siamo conosciuti si è presentato all’appuntamento con un Gratta e Vinci.

“Se vinci, consideralo il mio contributo al tuo progetto”

Il cuore ha gridato: “Cielo! É amore!”

Poi devo essermi distratta con un Vodka Sour e ho grattato via la patina dal biglietto senza pensare all’abito bianco. Ho vinto 1€. Vi potrei raccontare che dopo quella sera ho costituito una Srl con capitale sociale 1€ e che il mese successivo abbiamo coronato il nostro sogno d’amore, ma mentirei, su entrambi i punti.

Ho costituito una società, quello sì. E ho perso di vista il mio benefattore. Ho anche un po’ chiuso gli occhi per accelerare il processo, voglio essere onesta.

A distanza di circa 2 mesi oggi ho ritrovato il Gratta e Vinci. L’ho letto come un segno del destino: pongo fine all’instabilità finanziaria grazie a questo beneficio inviatomi dall’universo.

Quelli come me sono bravi a caricare di enfasi le situazioni. Quelli come me lo sanno che le cose più belle capitano a chi le sa raccontare.

Entro in un tabacchi. Dall’angolo mi scrutano quattro amici al bar, da un’occhiata veloce direi che hanno smesso di voler cambiare il mondo prima del Sanremo con Chiambretti. O magari proprio quando hanno visto la Marini nelle vesti della Donna Angelo, questo non ve lo saprei dire.

Riscuoto la mia vincita facendomi dare un altro biglietto. Esco, perché il pathos cresce alimentato dalla solitudine. Tiro fuori una moneta da 5 rupie portata direttamente dall’India, tanto per conferire sacralità al momento. Mi appello a una tra i 2 milioni di divinità induiste, chiamo a raccolta l’energia del Creato e gratto.

Non ho vinto. Tecnicamente credo di aver perso l’euro che avevo vinto in precedenza. Non sono mai certa di come funzionino davvero queste cose. Forse l’euro lo ha perso il mio benefattore.

Comunque, mentre buttavo il Gratta e Vinci nel bidone sulla strada, mi è passato davanti il tram e ho pensato che certa gente non vince mai al Gratta e Vinci.

Sono quelli come me che non vincono mai al Gratta e Vinci. Quelli che pensano che se perdi un tram è perché forse a quella fermata, in quei 5 minuti di attesa in più, devi incontrare una persona meravigliosa che cambierà la tua vita. Sono quelli che pensano che se non hai tanti soldi è perché almeno puoi allenarti a diventare più ingegnoso, che se piove puoi sfoggiare le galosce e che se ci sono 40° puoi goderti l’ombra in un parco. Sono quelli che pensano che un fallimento non è mai un fallimento, ma solo l’occasione che la vita ti da per mostrare a te stesso quanto sei bravo ad alzarti di nuovo.

Quelli come me potrebbero credere agli unicorni, ma mai e poi mai potrebbero vincere al Gratta e Vinci. E tutto sommato ci sta.


Da questa storia ho imparato molte cose, che ho deciso di condividere con tutti coloro che sono in cerca di un’ispirazione e non la trovano in un Gratta e Vinci.

Per questo ho creato un corso che si chiama I Love My Job – Risveglia la passione per il tuo lavoro

Il 14 e il 21 giugno sono a Milano, se vuoi venire ad ascoltare i frutti della mia storia, o a raccontarmi la tua, clicca qui per prenotarti