Piccolo aneddoto su Giorgio Napolitano

Ho sempre fatto villeggiatura a Stromboli (cosa del tutto irrilevante) se non fosse che, come è noto, è lo stesso posto in cui andava a villeggiare Giorgio Napolitano.

Quando ero adolescente in quel posto (che è un posto con 4 case bianche, starnutite su un vulcano in mezzo al niente) la sera non c’era molto da fare. Non sapevi mai dove invitare una ragazza, scorazzare con gli amici, o fumare le sigarette di nascosto. C’era solo una piazzetta dove si riunivano tutti, e si suonava.

Ogni anno uno strombolano prendeva una delle casette, una un po’ più isolata delle altre, e organizzava delle feste. La chiamavano discoteca, ci mettevano un’insegna, e vendevano da bere, senza tanti permessi ovviamente. In realtà vista oggi era una casa con tanti ragazzi, poco più che una terrazza con delle lucine, con musica dance anni 90 (la più bella, per la cronaca, come hanno ricordato poi i Daft Punk), dei cocktail imbevibili con cui si vomitava subito, e le ragazzine che imparavano a sedurci, avendo a quell’età evidentemente gioco troppo facile.
(parentesi, le ragazzine di 15 anni avevano davvero 15 anni, non come adesso)

Insomma per farla breve ogni anno in una casa diversa imbastivano questa pseudodiscoteca. E ogni anno, puntualmente, alla terza sera veniva chiusa dai carabinieri.

In quegli anni era ministro degli interni un tale Giorgio Napolitano. La mia professoressa di latino e greco, che è una sua carissima amica, nonchè quella che l’ha ospitato per anni a casa sua, mi diceva “fortuna che Giorgio è intervenuto”. E dicevano “bisogna arginare questa deriva da Rimini”.

Io non sapevo nemmeno cosa fosse Rimini, né che ballare era considerato deplorevole, inelegante, e di destra. Sapevo solo che il ministro Napolitano non voleva che ballassimo. E che preferiva che stessimo lì, in spiaggia, sotto la luce struggente di un qualche falò, alla mercè del narcisismo del chitarrista di turno, invaghito di de Andrè.
Cercando di baciare ragazze annegate nella malinconia, e quindi costretto a sentimentalismi fuori dalla mia portata.

E così, fieramente lontani dalla deriva edonista Berlusconiana, e attaccati ai sani principi della cultura di sinistra, siamo finiti a vivere una ridente adolescenza estiva all’ombra di “Don Raffaè”.

Me l’ha prescritta Re Giorgio.
Io ne avrei volentieri fatto a meno.

ps. Questa stessa concezione decisionista, un po’ paternalista, e oligarchica della società, l’ho vagamente riscontrata anni dopo nella sua Presidenza della Repubblica. Vagamente.


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