Quel giorno alla partita di rugby


omenica 19 aprile ho deciso di andare a fotografare la partita di rugby della squadra del CUS Ferrara Rugby. Non ho mai fatto fotografia sportiva, e questo non vuole essere un post che parla di attrezzatura fotografica, ma ero curioso di vedere come sarebbe andata.

La parte emozionante, è quando si guarda dal mirino della macchina fotografica e si vedono i volti impegnati, affaticati, doloranti dei giocatori che cercano in ogni modo di dare tutto il loro impegno al servizio della squadra.

I muscoli sono contratti, i tendini sono tesi, la mente è libera da qualsiasi pensiero eccetto il modo di raggiungere l’obbiettivo.

La partita è intensa e dagli spalti arrivano urla di incitamento, come se servissero a dare forza alla squadra che in realtà, in quel preciso momento, non sono altro che suoni zittiti dal soffiare del vento.

Le azioni si susseguono incessantemente tra placcaggi, mischie, mete, touche e fischi arbitrali che scandiscono il tempo prima della chiusura del match.

Il tabellone dei punti scorre fino a terminare la sua corsa sul punteggio di 16–14 per la squadra di Ferrara.

Il rugby è uno sport da gentlemen. Prima di tirare il pallone, indietro, al tuo compagno, tu devi controllare che lui stia bene, che sia ben disposto, aperto, disponibile, ottimista. Non puoi tiragli un pallone vigliacco che gli arriva assieme a due energumeni che gli fanno del male. Però mentre tu fai tutto questo bel ragionamento etico, ce n’è altri ventinove che ti guardano di cui, quattordici tuoi e quindici no, e di questi, tre ti corrono addosso, due grossi e uno piccolo, ma cattivo, e la prima tentazione è di dare il pallone al tuo compagno. Marco Paolini

Fotografare con un 300 mm a 30 metri di distanza ti permette di catturare dei particolari che sarebbero altrimenti invisibili, la singolarità di ogni momento imprime sulla pellicola un’immagine che non sarà più riproducibile.

E’ nella fase agonistica che l’atleta descrive sul volto i propri pensieri, in questo caso il fotografo ha il compito di registrare questa immagine, trasformando l’immagine dello sforzo fisico in un ritratto intimo dei pensieri.

Posso dire che ho provato una grande emozione a scattare queste foto perché ho regalato ad un’atleta un momento di grandezza che porterà con se per tutta la vita.



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