Renzi peggio di Berlusconi?

Fra i miei conoscenti del Pd, la frase di Landini su “Renzi peggio di Berlusconi” è stata quella che ha fatto girare più le scatole — e lo capisco: sono tutte persone che per anni contro Berlusconi hanno in buona fede lottato, proprio accanto a quelli che sabato erano in piazza con Landini. Poi la storia ha ridefinito armate, fronti e trincee, già.

Resta comunque la domanda — un po’ grossolana — se Renzi è davvero peggio di Berlusconi: a cui ciascuno può rispondere più o meno di pelle, oppure non rispondere nemmeno considerandola provocatoria.

Personalmente, io non ho dubbi sul fatto che sia difficile trovare qualcuno o qualcosa di ontologicamente peggiore di un piazzista piduista con capitali dalle origini molto torbide, che inizia il suo business ungendo amministratori pubblici per vendere case agli enti locali, poi continua legandosi mani e piedi al peggior potere politico e stringendo rapporti con la mafia, quindi fa costruire il suo partito da un mafioso usando il suo capitale e le sue televisioni per andare al governo, continuando intanto un’opera mai interrotta di corruzione ed evasione fiscale, dopo aver corrotto anche un giudice per prendersi una casa editrice non sua, infine trascorrendo l’ultima legislatura di governo a fabbricare leggi incostituzionali per salvare se stesso dai processi.

Questo per tacer del resto, mignotte minorenni incluse.

Ecco: il giudizio su Berlusconi non è e non può essere primariamente politico. La sua è sostanzialmente una storia criminale. Berlusconi non ha nemmeno molto a vedere con destra e sinistra: categorie di cui non gli è n’è mai fregato nulla. A lui interessavano solo se stesso, le sue aziende, i suoi complici (finché non glieli hanno messi al gabbio).

Che giudizio politico si può dare su uno così? C’è solo da vergognarsi da averlo scambiato, per tanti anni, per un’opzione politica.

In questa assenza di idee politiche, Berlusconi ha di conseguenza fatto poca politica, specie in termini di leggi dello Stato passate dal suo governo. Era troppo preso da se stesso, dalle sue aziende e dai suoi processi. Quindi, pur avendo prodotto giganteschi danni culturali nel tessuto mentale del Paese, ha prodotto una quantità meno spaventosa di danni politico-legislativi. Alcuni dei quali voluti soprattutto dagli alleati, come la Bossi-Fini o la Fini-Giovanardi. In economia, sono sue la legge Biagi (2003) e la riforma delle pensioni Maroni (2004) ma quando ha cercato di abolire l’articolo 18 (nel 2002) ha visto i tre milioni di Cofferati e ha lasciato perdere. Teneva troppo al potere per rischiare la ghirba in uno scontro di contenuto, sulla politica vera.

Un numero maggiore di norme contenutisticamente peggiorative dei diritti sociali, invece, sono state fatte dal centrosinistra, ma già molto prima di Renzi: il Jobs Act ha le sue radici nel pacchetto Treu del 1997; e poi, soprattutto, dalle larghe intese che sostenevano il governo Monti (pareggio di bilancio, fiscal compact, leggi Fornero). Poi Renzi ci ha messo il suo con il decreto Poletti e il Jobs Act.

Non sono nella zucca di Landini, ma quando dice che «Renzi sta facendo come il governo Letta e quello Monti, anche con un peggioramento rispetto al governo Berlusconi» (questa la frase testuale) penso si riferisca a questa “linea rossa” di scelte economiche: centrosinistra, centrodestra, larghe intese, governo Renzi-Alfano. Che in effetti in termini di politiche sociali (quelle a cui, suppongo, si riferisce primariamente il leader Fiom) sono sulla stessa traccia.

Renzi peggio di Berlusconi, quindi?

Sarebbe una sciocchezza, appartenendo il primo alla storia criminale e il secondo a quella politica.

Tuttavia dal punto di vista appunto delle politiche sociali, la continuità tra centrosinistra, centrodestra, larghe intese e governo Renzi pare purtroppo poco discutibile.

E qui sta la questione principale, oggi, per tutte e tutti.


Originally published at gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it on March 30, 2015.


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