SCUSATE, HO SCAMBIATO MEDIUM PER WATTPAD, E — FORSE — STAVOLTA MIA FIGLIA MI LEGGE

Sophie è bionda, occhi verdi enormi, piccole labbra rosa e una cascata di lentiggini tra le guance e il naso. Tutte noi l’ammiriamo per il modo magnetico con cui si passava una mano tra i capelli per spostare il ciuffo caduto davanti agli occhi, per la sua risata così musicale e per il modo aggraziato con cui tortura la linguetta delle scarpe da ginnastica, le rare volte in cui l’allenatore la lascia in panchina.

(Eccoti piccola mia, tredicenne che oggi all’uscita di scuola schioccavi un bacio sulla guancia del biondino al tuo fianco come se io non guardassi, come se la distanza tra noi non apparisse già abbastanza incolmabile e intollerabile, ecco, piccola mia, finalmente ho una storia per te)

Sophie, anche il suo nome, così esotico, tutte noi vorremmo fosse il nostro almeno per un giorno, per provare cosa si sente nelle orecchie quando un ragazzo come Max passandoti accanto ti dice “Ciao Sophie!”. Nessuna di noi ha mai parlato con quelli della quarta D, quando il nostro gruppetto passa davanti alla loro classe, rientrando dalla palestra, Niko e Max nemmeno si voltano, poi, appena intravedevano Sophie, si preparano ad attirare la sua attenzione per salutarla.

(Ciao amore, come è andata la scuola? “Niente”, non succede mai niente nelle tue giornate che sono buchi neri nella mia vita che diventano ogni giorno più grandi e che inghiottono, nascondendomelo per sempre, il tuo privato, quello che solo un anno fa condividevi ancora con me, la tua mamma, piccola mia)

A volte litighiamo per starle vicine, come se la sua luminosità potesse guarire i nostri difetti, far sparire una screpolatura dalle labbra, un brufolo dalla fronte, dare un senso a capelli opachi e dal colore indefinibile, riproporzionare maglioni sformati, eliminare gli aloni ingialliti dalle t-shirt sudaticce e soprattutto farci crescere le tette. Oggi la prescelta per la ricerca di Storia è stata Marta: “Marta hai voglia di venire a casa mia a studiare?”, le ha chiesto Sophie durante la ricreazione, mentre con una mano le aggiustava il cappuccio della felpa che si era girato al contrario , e adesso Marta ci cammina accanto stando a un metro da terra e pregustando un intero pomeriggio in SUA compagnia.

(Sono le cinque, merenda, un’ora di studio e poi pianoforte, domani il dentista per l’apparecchio, mercoledì la scherma, giovedì ancora scherma e il venerdì finalmente quando uscirai da scuola, dopo le cinque, non avrai nulla, e io potrò incredibilmente vedere di nuovo i tuoi occhi, se avrò pazienza, nell’attimo esatto in cui li sposterai dal telefonino al computer, o viceversa)

Marta è quella di noi che ultimamente viene lasciata entrare più spesso nel cerchio magico da Sophie, ed essere nel cerchio magico da accesso a tanti, tantissimi vantaggi: inviti a feste, voti migliori, persino sconti in alcuni negozi ma soprattutto tanta visibiità presso i ragazzi delle classi superiori. Sophie è brava a scuola, riesce in tutte le discipline sportive e il giorno di San Valentino riceve più fiori e scatole di cioccolatini di una cantante pop.

(Hai preparato lo zaino? Domani hai ginnastica? Si, ho comprato la ricarica per il quadernone ad anelli a righe con il margine, e no, non ho ricomprato lo struccante per gli occhi, quando non ti vedo tendo a dimenticare che usi la matita e il rimmel)

L’unica cosa che davvero mi spiace in questa faccenda è sapere già che Marta presto scomparirà, esattamente come quattro mesi fa è successo a Giulia e un anno fa a Serena. Anche loro venivano invitate spesso a fare i compiti a casa di Sophie, le prime volte tornavano e ci raccontava le cose divertentissime che avevano fatto, i segreti incredibili che Sophie aveva confidato. Poi piano piano le avevo viste cambiare impercettibilmente, prima erano apparse in trasparenza occhiaie viola sotto gli occhi, che non scomparivano nemmeno sotto al correttore. Per esempio, Giulia, aveva via via preso un colorito meno sano, sbiadito, si sarebbe detto, e allo stesso tempo aveva smesso di vantarsi di quei pomeriggi e aveva preso l’abitudine di passare le sue mattinate a scuola in disparte e in silenzio. Poi una mattina, dopo due giorni in cui non la vedevamo in classe, la preside era entrata e aveva interrotto la lezione della prof per bisbigliarle sommessamente qualcosa con un fazzoletto in mano. La prof ci aveva chiesto attenzione e ci aveva comunicato che Giulia non sarebbe più tornata, che le avevano scoperto una forma molto rara di infezione al sangue e che i genitori avevano deciso di portarla a curare in Scozia, dove esiste un centro specializzato per la rarissima patologia che le stava togliendo le forze. Serena invece aveva solo cambiato scuola, all’improvviso il giorno della consegna delle pagelle sua madre aveva comunicato che l’anno successivo non sarebbe tornata, e nessuna di noi l’aveva da allora più vista. Già questa settimana avevo scorto che un’ombra opaca, leggerissima e impalpabile, aveva cominciato a velare lo sguardo di Marta il mattino dopo uno di quei memorabili pomeriggi passati con Sophie. Non potevo essere sicura, e non mi capacitavo del perchè solo io notassi quella relazione così evidente tra il lento ma inesorabile spegnersi delle ragazze e l’accendersi sempre più luminoso, quasi splendente della nostra popolarissima compagna di classe. CONTINUA

(cara bambina mia, adesso che sei qui con me, tra queste righe, indecisa se credere che la Sophie di cui leggi sia un vampiro o una strega, posso averti tutta per me ancora qualche secondo, giusto il tempo di ricordarti che sono quella signora con gli occhiali che ogni tanto incroci per casa e sulla cui macchina sali muta di tanto in tanto se ti serve un passaggio e che striscia la sua carta di credito per te ad ogni cambio di stagione. Mi perdonerai per aver utilizzato un tranello così meschino per avere un briciolo della tua attenzione, ma dovevo dirti una cosa importante: ho fiducia in te. Se vuoi posso continuare a raccontarti la storia di Sophie, a puntate, e delle ragazze che misteriosamente si consumano e scompaiono dopo essere state scelte da lei come migliori amiche. Ti va?)

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