L’estate di sei adolescenti su un treno da Palermo a Innerbach

Un viaggio a ritroso, da Sud a Nord, tra pescatori, condomini solidali, eremiti dei boschi e stili di vita sostenibili tra provincia e periferia italiana

Di Elisa Chillura

IL VIAGGIO

Più di duemila e cinquecento chilometri in treno, facendo sosta solo in aree naturali protette, pernottando in eco-strutture che promuovono stili di vita sani e sostenibili, incontrando uomini simbolo di un’Italia che con sforzi epocali custodisce il paesaggio incontaminato, i saperi della terra e del mare e comunità solidali dove pure la tradizione può lasciare il passo all’innovazione.

È l’avventura che ha visto protagonisti sei adolescenti provenienti da sei diverse aree geografiche: Alessandro, Allegra, Afty, Luigi, Allessandra e Arianna hanno alle spalle esperienze, sogni e saperi diversi, ma il lungo viaggio che in venti giorni ha permesso loro di attraversare il Paese alla ricerca della vera bellezza probabilmente resterà una delle avventure più eccitanti e formative di un’intera vita. Partiti dalla Sicilia per raggiungere Innerbach, in Trentino, in un percorso a ritroso fatto di tanta fatica e parecchio stupore:

Le tappe del viaggio “a ritroso” dei ragazzi

“Incredulità per un a trasformazione che non credevo così evidente passando dal Sud al Nord”, dice Allegra, che ha lasciato in Friuli la memoria della bora barattandola con gli effetti dello scirocco siciliano.

Il viaggio è cominciato da Guarneri, sperduta oasi verde nel cuore dei boschi delle Madonie: “una piccola Repubblica autonoma” come la chiama Giovanni, eletto e rieletto simbolicamente “sindaco” per dieci anni, con una formula scelta arbitrariamente dagli abitanti del posto: votazioni fatte la notte di San Silvestro tra i residenti nel bosco, tra i quali c’è Giuseppe che a 30 anni decide di ritirarsi da eremita nella natura e crescere i propri bambini nella natura, nel silenzio. “Li abbiamo visti felici, addormentarsi proprio sotto un albero, svegliarsi e tornare a giocare”, racconta Afty, padovano. È uno degli adolescenti protagonisti della traversata e insieme al resto del gruppo ha aggiornato quotidianamente il diario di viaggio del progetto Ragazzi Avventura (promosso da Save the Children, Campi Avventura, Libera contro le Mafie, e Associazione Italiana Turismo Responsabile) con video interviste e cartoline dalla Penisola.

Sicilia. Ingresso a Serra Guarneri (Cefalù)

A Guarneri hanno conosciuto una comunità decisa a darsi proprie regole di civiltà: si cammina scalzi tra le foglie, si mangiano solo prodotti dell’orto e la cittadinanza spetta di diritto a chiunque ci metta piede anche solo per un giorno. Così anche i Ragazzi Avventura sono diventati simbolicamente “cittadini del bosco” prima di cominciare il lungo viaggio in treno che li ha condotti in primo luogo lungo le strade palermitane, tra quartieri ancora segnati dai bombardamenti del ‘45 e coraggiosi tentativi di restituzione del mare negato alla città: è la storia Tiziano, che ha bonificato un pezzo di costa siciliana da spazzatura e amianto per farci un centro culturale, e ai giovani viaggiatori ha lasciato la sua testimonianza: “Dopo le stragi del ’92 la mia generazione ha deciso di mettersi in gioco come meglio poteva. Mio fratello è diventato poliziotto, io ho deciso di provare a rieducare la mia città alla cultura del bello”.

Sicila. Il Nautoscopio, lungo la costa palermitana recuperata e restituita alla città

Più che una guida ai luoghi da scoprire, l’itinerario dei ragazzi è stata una mappa che permette di accostarsi a uomini “straordinariamente comuni” che quotidianamente operano per rendere l’Italia un posto migliore. Incontri che resteranno come tracce nella memoria dei sei adolescenti, come quello avvenuto con il pescatore Michele che, sul mare che abbraccia il Gargano, ha regalato parole che solo certi uomini che conoscono il silenzio del mare sanno avere.

Puglia. L’incontro con il pescatore Michele, sul lago Varano
“Imparate a prendetevi cura di quel che avete. E non fate le guerre, son cattive: pure che le vinci, hai sempre perso”.

E se la Riserva dello Zingaro è stata un’avventura selvaggia in barca insieme ai giovani lupi di mare Giacomo e Tommaso, la Puglia ha mostrato il meglio di sé con Carla, giovane assessore di Cagnano Varano innamorata della sua terra e determinata al cambiamento, E poi di nuovo, saltare sul treno verso l’entroterra italiano, quello aspro e irraggiungibile che tira su a colpi di spine, spighe e arsura.

È la faccia secca della Paese che non si trova mai nelle belle top ten che infiocchettano le partenze dei turisti; dove i paesini mantengono le stesse corriere dagli anni ‘60 e dove l’isolamento forgia gente timida, chiusa, mai ruffiana, impassibile alle smancerie, sempre impreparata ai cambiamenti, fedelissima alle tradizioni e con una meravigliosa vocazione al religioso silenzio. Un’umanità vastissima dispersa tra colline che s’apparano per chilometri di strade dissestate. E che poi regalano fortini di boschi e di grano, di pace, di luce gialla abbagliante e di nuovo silenzio.

Provincia della provincia. Quella dove il digital divide è sempre esistito e non verrà mai colmato probabilmente nemmeno dalla Strategia Nazionale per le aree interne promossa negli ultimi anni dal Governo e a cui le amministrazioni dei piccoli comuni dell’entroterra chiedono la diffusione della banda larga: richieste di aiuto che negli anni son sempre state rispedite al mittente visti i costi di investimento non sono sostenibili, e considerato l’inadeguato ritorno economico in termini di redditività per gli operatori telefonici che si vedrebbero costretti ad investire in zone scarsamente abitate. Eppure le “agende territoriali” rappresentano l’ultimo barlume di speranza per tutte quelle aree che seguono traiettorie di sviluppo instabili ma sono dotate di risorse che mancano alle zone centrali; che hanno un forte potenziale di attrazione ed un’alta percentuale di longevità ma subiscono anche un preoccupante declino demografico; che concedono ai nascituri una qualità della vita formidabile prima di vederli però scappar via.

Un paesaggio asciutto che spesso ritorna uguale e che trova un’immagine verbale ben espressa ne “Le città del mondo” di Vittorini:

“Cosa sia l’entroterra, fuori dalle sue città capitali e dalle sue strade di grande comunicazione, può immaginarselo solo un contadino del Pakistan o un pastore dell’Estremadura”.

Storie di pastori, di pescatori, di presunti santi, di eremiti e di lunghe storie di isolamento a volte subìto a volte voluto, come quello che segna l’esistenza di Fausto, guida naturalistiche che a Contino, piccolo centro nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ha condotto i sei ragazzi su per le montagne incontaminate, tra sentieri naturalistici immersi nei rarissimi boschi di abete bianco e torrenti d’acqua cristallina che nascono dalle vette più alte dell’Appennino.

Abruzzo. Fausto, guida naturalistica del Parco Nazionale del Gran Sasso

“Qui il cellulare nemmeno prende e questo rompe ogni possibile schema quotidiano del comune vivere — racconta Fausto durante la cena a base di arrosticini — Questo paesaggio è parte di me, quando esco la sera accompagnato dai miei cani faccio sempre lo stesso percorso, ormai da anni. Eppure ogni volta vedo sempre cose nuove. Ieri ho visto quattro lupi. Sono cose che la tv non ti può dare”.

Davanti i paesaggi che corrono veloci oltre il finestrino del treno, i ragazzi hanno raccolto mille storie di passeggeri: viaggiatori e pendolari che come loro attraversano l’Italia. Per ogni posto a sedere, una storia da raccontare. “Qual è la cosa che pensi vada assolutamente fatta prima dei 18 anni?” è la domanda che ripetono ad ogni passeggero incontrato tra i vagoni. “Dormire almeno una volta in tenda. Dire ti voglio bene ai propri genitori prima che si smetta di farlo. Viaggiare da soli”.

Francesca, laureata da pochi mesi in giurisprudenza, gira per le scuole per sensibilizzare i bambini sulle tematiche di giustizia sociale e legalità

Hanno tutti meno di diciotto anni questi ragazzi, e da soli sono arrivati fino al Gran Sasso per poi partire alla volta di Roma che ha svelato mille storie di legalità, rispetto e sostenibilità: c’è Mario ed il suo ostello che rappresenta una realtà modello nell’impatto ambientale; Francesca, determinata volontaria di Libera impegnata a “far aprire gli occhi ai più giovani su alcune realtà del nostro Paese ai più sconosciute”; Stefano e Katia, curiosi e intraprendenti custodi dei segreti della natura; Irma, che nelle campagne toscane conduce uno suo stile di vita legato alla terra, alla cura degli animali e alla famiglia: “Dice di non aver mai comprato in vita sua un ortaggio. Mai. Mangia solo quello che il suo orto produce”, racconta Arianna, 17 anni, che ad oggi non aveva “mai visto più di una varietà di frutto appeso ad un albero”.

Castel Rigone, Umbria

Un viaggio che riconsegna una provincia italiana felice di non stare al centro del mondo, e proprio per questo non ancora infetta dalla sindrome del birillo di Foligno — ben nota alle città che già superano il centinaio di migliaia di abitanti — che didascalicamente si sintetizza così: il Mediterraneo è il centro del mondo, l’Italia è il centro del Mediterraneo, Foligno è il centro dell’Italia, il bar centrale è al centro di Foligno, il biliardo è al centro del bar centrale e il birillo rosso è al centro di quel biliardo ed è in conclusione il centro del mondo. “Ci è sembrato che tutta le gente incontrata nei tanti paesini italiani fosse in qualche modo indifferente all’isolamento, commenta il quindicenne Alessandro, palermitano, che conosce bene cosa vuol dire “essere lontani dal resto continente in fermento”. “Quella gente è consapevole e fiera di essere ultima riserva della felicità sulla terra, proprio perché lontana da tutto”.

Di provincia in provincia, di periferia in periferia, attraversando la Maremma Toscana e sconfinando oltre le vette mozzafiato del Trentino, capita di incontrare alcune rare comunità che riescono ad astrarsi dall’individualismo metropolitano e coltivare un modo di stare insieme tipico dei più piccoli centri urbani: il vero miracolo si compie a Milano nel condominio solidale di Bruzzano, dove un gruppo di famiglie decidono di vivere insieme, sostenendosi a vicenda e condividendo diversi aspetti della vita. Primo tra tutti, il conto in banca.

Lombardia. Ingresso condominio solidale di Bruzzano. Milano

Una palazzina è occupata interamente da una comunità psichiatrica dove vivono 25 persone che arrivano dopo la chiusura dei manicomi con la legge Basaglia. “Nessuno voleva averli come vicini di casa, così abbiamo deciso di “adottarli” all’interno del quartiere solidale. — racconta Marco, amministratore del condominio — Ci sono otto nuclei familiari che condividono spazi ed una cassa comune: tutti i soldi guadagnati dai singoli vengono messi in un conto unico”.
 “Il bello di stare lì, è che l’uso del denaro non è correlato a quanto si guadagna — commenta con stupore Luigi, uno dei due siciliani del gruppo in viaggio — Chi guadagna meno supplisce aiutando la comunità in altri modi e se ha bisogno di una cifra che non può permettersi gli viene concessa da tutti”.

Si conclude con una grande festa in piazza il lungo viaggio dei sei adolescenti, accolti, come ultima tappa, dalle famiglie che vivono nel quartiere di Quarto Oggiaro, luogo simbolico un tempo per le attività criminali, oggi per una lenta operazione di riscatto sociale: qui grazie al progetto SottoSopra di Save the Children Italia è nato un punto luce che diffonde il diritto all’educazione dei minori, promuove la cittadinanza attiva e garantisce attività pomeridiane per ragazzi e bambini di periferia. I volontari più attivi sono giovani della stessa età dei Ragazzi Avventura, tutti tra i 15 ed i 18 anni. Sulla parete della sede hanno riportato l’articolo 29 della Costituzione Italia. Dentro c’è il senso del loro stesso viaggio.

Lombardia, Punto luce di Quarto Oggiaro, quartiere milanese

I SEI RAGAZZI

Luigi, 15 anni — Catania
Faccio parte di Libera Giovani e con loro sono coinvolto in mille attività promosse per combattere le mafie e la corruzione, un impegno che è frutto anche di un’eredità importante: sono parente di una vittima di mafia, il commissario Beppe Montana, e sono cresciuto con racconti che mi hanno educato al rispetto e all’importanza di creare una rete tra cittadini attivi. Ho scoperto un’Italia che nemmeno immaginavo esistesse, ma soprattutto ho raccolto storie di amicizie che sono durate nel tempo. Le amicizie sono una delle cose più importanti”.

Arianna, 17 anni — Roma
Quando ho spedito la mia candidatura per partecipare alla selezione di Ragazzi Avventura mi sono resa conto che dell’Italia, ad oggi, ho davvero visto ben poco. I ragazzi della mia età preferiscono andare all’estero perché “E’ figo”: Stati Uniti, Spagna, Francia o l’Europa dell’Est… Ma io sono convinta che è proprio in Italia che avrei potuto scoprire qualcosa di nuovo. E non mi sbagliavo”.

Alessandro, 15 anni — Palermo
Se devo pensare a quali sono le cose più importanti per me penso al teatro e alla lettura ma credo che non ci sia amore più grande come quello che provo per la musica, qualunque genere di musica. Affronto le esperienze con una canzone in testa. Questo viaggio mi ha riportato a casa diverso, forse più maturo, di sicuro più felice. E non è solo per i mille posti visti. Avevo gli occhi pieni. E ancor di più la testa”.

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Afty, 17 anni — Padova
Il giorno della partenza mi son chiesto se in questa “risalita” dell’Italia intera sarebbe stato evidente, nelle persone e nei paesaggi, il cambiamento dal Sud al Nord. Sarà che la diversità, in tutte le sue sfaccettature è uno dei temi che più mi stanno a cuore. Con Save the Children ho girato tantissime scuole padovane per dialogare con i miei coetanei e capire insieme a loro cosa vuol dire essere “diversi”. Ho un sogno: voglio diventare un poliziotto”.

Alessandra, 14 anni — Crotone
Sono la più piccola del gruppo e rappresento il progetto “Sottosopra” di Save the Children che vede impegnati giovani di tutta Italia su temi come la non discriminazione, il bullismo la povertà affettiva e lo spazio pubblico. Non ho mai viaggiato tanto, non sono mai andata all’estero e, partendo da Crotone, il viaggio più lontano che ho fatto è stato in Emilia Romagna. Non sono mai andata oltre. Quando risalendo l’Italia abbiamo sconfinato quella regione tra me e me c’è stato un gran boato di gioia”.

Allegra, 15 anni, Roma
“Sono nata a Roma ma vivo ad Udine e quindi conosco già il divario che c’è in questo salto d’Italia lungo qualche centinaio di chilometri. Scendendo più a Sud la trasformazione è stata ancora più accentuata. Non è solo una questione di luce, che in Sicilia, in Calabria, in Puglia, è folgorante. È una questione di schemi mentali. È una questione di libertà, che le più piccole comunità hanno in dono”.