Sei mesi per innamorarsi di una città

La mia prima settimana a Milano

Vivo a Milano da una settimana e ho intenzione di restarci per un po’ — di sicuro starò qui almeno per altre 23 settimane. Quando si cambia città e non si ha voglia di farlo si è probabilmente destinati a odiarla, almeno nel breve periodo: per me, qui e ora, è esattamente il contrario. Voglio che Milano mi piaccia. Per aiutare la mia disposizione positiva nei suoi confronti, per mantenerla viva nonostante la pioggia e i vari “ma Milano è bruttissima” di persone che vivono altrove, ho deciso di provare a imparare qualcosa sulla città ogni giorno che sto qui.

Giorno uno. A Milano gli autobus sono femmine, i tram sono maschi. Se chiedi a un passante che mezzo devi prendere per andare nel tal posto e quello ti risponde “il x” allora si tratta di un tram, mentre se dice “la y” parla di un autobus. Immagino che “la y” sia un’abbreviazione di “la linea y”, ma il fatto resta curioso. È la prima cosa che mi è stata detta di Milano e poi ho scoperto che persone che vivono in città da tempo non ci avevano mai fatto caso.

Un’altra delle cose che mi è stata spiegata, come base per orientarsi in città, è che Milano ha un centro, che è il Duomo e tre circonferenze concentriche (le circonvallazioni) che la dividono in zone. La prima, quella con raggio minore, comprende via De Amicis, via Molino delle Armi, etc: è la cerchia dei Navigli. Poi c’è la cerchia dei Bastioni, e poi la circonvallazione esterna. A quanto ho capito c’era una vecchia divisione in zone che distingueva tra il centro compreso nella cerchia dei Navigli e i quartieri tra questa e la cerchia di Bastione, mentre ora la città è divisa in modo diverso. Ma devo approfondire.

Quali sono gli orari del trenino di Biancaneve e i sette nani a parco Sempione?

Giorno due. In via Savona 57 sta il cinema Mexico, che diverse volte al mese dà The Rocky Horror Picture Show (e chi va a vederlo balla e canta). Questo me lo ha detto un tassista, il primo con cui ho avuto modo di scambiare qualche parola a Milano: qualche parola perché ha parlato lui per tutto il tempo, elencandomi tutte le qualità del mio nuovo quartiere con dovizia di particolari. Quindi per ora i tassisti meneghini mi piacciono. (A Roma, l’ultima volta che ho preso un taxi, ho pagato un euro in più perché il tassista non aveva il resto. Un’altra volta me ne è capitato uno che filmava tutte le corse con due telecamere, una esterna e una interna; mentre io fissavo quest’ultima molto inquietata, l’amico che era con me osservava il tassista chattare su WhatsApp con un gruppo di altri tassisti dalle chiare simpatie politiche fasciste, a fidarsi del nome.)

Giorno tre. Il mio terzo giorno a Milano ho imparato qualcosa sulla politica della città da questo articolo pre-primarie del centrosinistra:

(Lo citerei tutto, quindi se vi interessano delle descrizioni di Milano legate alla sua storia politica, leggetevelo.)

Giorno quattro. Per Milano girò una mistica santa/eretica bruciata come strega, ma da morta. Sia chiamava Guglielma la Boema ed è vissuta dal 1210 al 1281. La sua seguace Maifreda osò dir messa. L’ho letto in Conosci Milano? Tutto quello che devi assolutamente sapere (Clichy, 2015) di Luca Scarlini. Cercando su Wikipedia ho scoperto che “esiste una Chiesa cattolico-guglielmita che sostiene di essere la continuatrice degli insegnamenti di Guglielma la Boema e che ha un “Matriarcato di occidente” guidato dalla papessa Kyara van Ellinkhuizen”: non ho approfondito, ma lo farò. Sul sito di questa Chiesa, si dice che anche Bianca Maria Visconti (1425–68), madre dei Duchi di Milano Galeazzo Maria Sforza e Ludovico il Moro, fosse guglielminita. Lo riporto perché si collega a ciò che ho imparato il giorno cinque.

Giorno cinque. Ogni tanto sviluppo una certa dipendenza dal crime: che si trattino di serie tv, libri, o documentari, mi capita di avere voglia di storie di omicidi e indagini. In particolare, sono molto affascinata dall’antropologia forense, la disciplina che consente di investigare su un crimine a partire da resti umani fortemente compromessi, se non addirittura sulle sole ossa. Per questo sto leggendo i libri di Cristina Cattaneo, medico legale e antropologa forense che lavora al Labanof, il Laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università di Milano, e si è sentita chiamare la protagonista di un’immaginaria CSI Bovisa. In Turno di notte (Mondadori, 2007), Cattaneo racconta di come la sua squadra abbia collegato i frammenti di un teschio trovato nella chiesa di Sant’Andrea di Melzo alla storia di Galeazzo Maria Sforza (1444–76): probabilmente il cranio rinvenuto apparteneva proprio al duca di Milano, ucciso in un congiura ordita dal fratello. In quel caso Cattaneo collaborò con la storica Francesca Vaglienti, il cui resoconto sulla ricerca si può leggere qui (ci sono anche le immagini della ricostruzione del viso di Galeazzo e dei confronti con dipinti quattrocenteschi!).

(È tè nero.)

Giorno sei. Sabato ho deciso di cominciare la ricerca che mi porterà a scegliere la mia libreria preferita a Milano. Sono andata da Verso, in corso di Porta Ticinese, 40: è la libreria fondata dagli editori di Nottetempo e Iperborea, insieme ad alcuni giovani librai e altri professionisti del mondo dei libri. Ci ho trovato queste (←) bustine di tè accompagnate da un racconto su Milano, il cui tempo di lettura dovrebbe corrispondere al tempo di infusione. Da quel libricino ho imparato che a Milano vivono 1.324.169 persone e ci sono 62 bagni pubblici. E poi tutta la storia delle acque della città. E poi che la nebbia qui si chiama schighèra.

Giorno sette. Se avete dei genitori che vi vogliono portare fuori a pranzo per festeggiare qualcosa, un’ottima idea potrebbe essere convincerli ad andare da Iyo, un ristorante giapponese con una stella Michelin. Si trova in via Piero della Francesca 74. La nostra cameriera era cinese e molto simpatica. Mi fa venire in mente che il prossimo weekend vorrei andare a vedere la parata per il Capodanno cinese in Paolo Sarpi.


Sono in cerca di nuove cose da imparare su Milano (ed eventualmente di genitori con qualcosa da festeggiare). Se mi sai dire qualcosa di più sulle mistiche sante/eretiche femministe, sulla differenza tra zona 1 e zona 2, sugli orari del trenino di Biancaneve o sull’antropologia forense, commenta qui in giro. Se anche a te piace scoprire cose sulle città in ordine casuale, puoi lasciarmi un cuoricino.