La minaccia del 30 novembre: “Siamo più vicini ai tuoi padroni”

Quei bravi ragazzi di Anonymous

Siamo onesti: l’unica offensiva alla propaganda jihadista oggi è rappresentata dagli hacker mascherati, altro che “taggate i terroristi”. Gli Anon sono la nostra salvezza? In parte si, visto che ci stanno dando una (grossa) mano

di Antonino Caffo


Anonymous ha dichiarato guerra all’Isis. In realtà lo aveva già fatto a gennaio, dopo gli attentati a Charlie Hebdo e al negozio kosher in centro a Parigi. Dopo i fatti del 13 novembre l’ha ribadito: “Il web non è un posto sicuro per voi” — hanno detto i paladini mascherati agli arcinemici dello stato islamico.

Se c’è un momento in cui gli Anon (i diminutivi piacciono a tutti) hanno avviato la loro campagna contro la frangente digital dell’Isis è a giugno del 2014 quando su YouTube pubblicano un video in cui spiegano la nuova priorità del gruppo: sgominare l’Isis dopo le scelleratezze vissute dai civili iracheni per ben due settimane. Terrore puro che non sarà dimenticato: “Qatar, Turchia, Regno dell’Arabia Saudita, non sfuggirete alla nostra ira”.

Il risultato? Migliaia di account Twitter e pagine Facebook cancellate (non da loro ma su segnalazione al team dei social network) e la diffusione di qualche nome probabilmente legato alla propaganda jihadista. Il risultato concreto? Non lo sappiamo, almeno non ufficialmente, ma è chiaro che i governi occidentali hanno trovato un nuovo (e inaspettato) supporto nella battaglia contro la minaccia terrorista.

Non è più solo pubblicità: nelle ultime ore gli hacker hanno segnalato (anche con l’aiuto del web) quasi 6 mila account Twitter vicini all’Isis e, soprattutto, individuato qualche reclutatore attivo in Europa. Non ci sono certezze ma è probabile che le alte sfere di Anonymous siano in contatto con organismi militari internazionali, per capire se quei nomi diffusi possano davvero rappresentare qualcosa nelle indagini che portano all’individuazione di cellule terroriste in tutto il mondo.

Assistiamo ad un collegamento tra Intelligence spesso in disaccordo che un gruppo parallelo ad Anonymous ha dichiarato apertamente. I GhostSecurity, formalmente non legati agli hacktivisti, si sono avvicinati molto al governo degli Stati Uniti, tanto che sul loro sito si leggono frasi di funzionari USA, come Michael S. Smith II, consulente della sezione antiterrorismo del Congresso americano. I GhostSecurity sono, in un certo senso, la frangia digital dell’esercito di Obama; meno nascosti della NSA e decisamente più fighi.

Il punto adesso è: si può parlare ancora di guerra e cyberwar come fossero due cose distinte? No, non più. In un articolo del 1998 per Wired, John Arquilla, professore della Naval Postgraduate School, raccontava la “Grande Cyberwar del 2002”, un racconto sci-fi in cui una coalizione di stati, gruppi terroristici e cartelli della droga si alleava per spingere gli Stati Uniti ad affrontare una guerra contro Cina e Russia, facendo saltare in aria impianti chimici e causando disastri aerei. Nella vita reale cambiano gli attori ma la tipologia e le intenzioni restano: l’Isis raccoglie sotto le spoglie di un falso Maometto la rabbia e l’indignazione di interi popoli per terrorizzare, con il sacrificio personale, gli occidentali.

Lo fanno prima di tutto tramite i social network e il deep web. La jihad attuale ha cresciuto migliaia di ragazzini, una generazione identica a quella degli adolescenti europei e americani, con qualche PlayStaion in meno e tante pistole in più. Si tratta del primo esempio di militarizzazione contemporanea online e offline: dieci anni fa si doveva saper sparare bene e non avere pietà, oggi bisogna anche districarsi tra i meandri della rete, seguendo precise linee guida.

L’Isis on the ground e quello virtuale sono la stessa cosa così come stanno per diventarlo (o forse lo sono già) gli Anonymous e le forze di terra e aria americane, francesi, inglesi e russe pronte a stanare gli integralisti in Europa e in Medio Oriente. Quanto durerà questa coalizione forzata? Probabilmente poco, il tempo di una sigaretta; poi tutto tornerà alla “normalità”; da un lato la guerra etica degli Anon, dall’altro gli interessi economici degli stati guida.

Ciò che avremo ereditato sarà una consapevolezza maggiore sulla potenza di fuoco nelle mani di Anonymous, ma anche delle controparti mediorientali (Syrian Elecronic Army, Lizard Squad, ecc). Sempre più guerriglieri in prima linea di un conflitto totale.