La difficile partita
a poker della Grecia

Le infografiche delle trattative con il Brussels group sul debito pubblico greco

di Silvia Boccardi


Il primo ministro greco Tsipras e il Brussels group sembrano non riuscire a raggiungere un accordo sulle misure che dovrebbero sbloccare la tranche da 7,2 miliardi di euro della Ue per salvare la Grecia.

Negli ultimi quattro mesi, l’Eurogruppo ha chiesto alla Grecia un piano pluriennale esauriente per uscire dall’impasse, oltre alla possibilità — mai concessa da parte di Atene — di supervisionare l’attività dei ministeri.

L’esecutivo greco ha quindi elaborato un piano molto articolato per cercare di trovare un accordo, presentando obbiettivi di bilancio che si avvicinassero a quelli discussi da Junker.

In risposta, il Presidente della Commissione ha consegnato cinque pagine di richieste da parte dei ‘creditori’ europei — procedura anomala in quanto dovrebbe essere lo stato debitore a proporre delle riforme.

Il documento è stato percepito dai greci come un ultimatum.

La caduta della Grecia — Infografiche di Silvia Boccardi

L’8 giugno, in seguito al silenzioso rifiuto del Brussels Group, la Grecia ha cercato di mediare spostando l’obiettivo di surplus dallo 0,6% allo 0,9% (contro l’1% chiesto dall’Europa), aumentando l’Iva fino a incassare 1,8 miliardi in più e alzando di un punto percentuale la tassazione sul turismo.

Nonostante Tsipras sostenga non si sia mai stati così vicini ad un accordo, l’Europa continua a non dare risposte ufficiali alle proposte del premier greco.

Conto alla rovescia


Gli osservatori sperano in una accelerazione delle trattative. I tempi tecnici per mettere a punto i dettagli dell’accordo, in tempo perché i ministri delle Finanze lo possano firmare in Lussemburgo, il 18 giugno, sono già molto ristretti.

Se si dovesse arrivare al termine ultimo per un’intesa, fissato alla mezzanotte del 30 giugno, la Grecia dovrebbe accettare le richieste del Brussels group o il programma di salvataggio verrà esteso di altri nove mesi.

La caduta della Grecia — Infografiche di Silvia Boccardi

Atene però è intenzionata a resistere perché i trattati non prevedono una cornice legale di uscita dall’Unione europea.

E a sorpresa Angela Merkel sembra la più conciliante: alla Germania basterebbe che Tsipras rispettasse almeno una delle riforme richieste da Fmi, Ue e Bce, che ha comunque aumentato di 2,3 miliardi di euro la liquidità di emergenza per le banche greche.

Ma proprio l’Fmi l’11 giugno si sarebbe temporaneamente allontanata dal tavolo delle trattative sul debito greco per mancanza di visione comune, spingendo l’agenzia Standard & Poor’s ad abbassare il rating del paese da CCC+ a CCC.

La colpa di Atene


Nei primi anni 2000 in Grecia i salari (e i prezzi) crebbero molto più rapidamente di quanto sia accaduto ad altri Paesi prima della crisi.

Quando poi la bolla della crescita finanziata dal debito, iniziata con l’ingresso nell’euro, scoppiò, la produttività del lavoro in Grecia diminuì drasticamente.

La Troika (Commissione Europea, BCE e FMI) inizialmente concentrò i suoi sforzi sul mercato del lavoro invece che sui mercati dei prodotti, e le riforme strutturali provocarono un crollo dei salari a cui però non si accompagnò una riduzione dei prezzi, che dal 2009 erano rimasti stabili.

L’imponente taglio dei salari quindi abbassò ulteriormente la domanda, mentre la competitività e la domanda estera non crescevano come sarebbe stato necessario.

La mancata crescita della produttività spiega in gran parte la caduta del Paese ma l’aggiustamento da parte della Troika è stato, a opinione di molti, più severo e doloroso del necessario.

Il risultato ad oggi è stato un brusco aumento di disuguaglianza sociale ed economica che ha minato domanda interna e domanda estera e spinto la Grecia ai margini dell’Unione Europea.

“Grexit”?


Se non si giungesse a nessun accordo, l’Europa potrebbe non avere abbastanza tempo per approvare l’accesso ai fondi di salvataggio prima della scadenza dei termini per il pagamento del debito.

L’estensione del salvataggio metterebbe Tsipras in una posizione scomodissima, ma i greci vogliono escludere un’uscita dall’Unione Europea.

Trovare un accordo sull’obbiettivo di surplus annuo (1% come vuole l’Europa o lo 0.75% concesso dalla Grecia) e sulle pensioni (il governo ellenico avrebbe accettato un taglio a stipendi e pensioni, ma solo per le fasce più alte) non è facile.

Per questo l’assestamento dei conti pubblici ci sarà ma dev’essere distribuito nel tempo, le riforme strutturali devono puntare a facilitare lo scambio di merci, riducendo la burocrazia e migliorando l’amministrazione fiscale, e la riforma sulle pensioni, anche se inevitabile, dovrà essere attuata gradualmente.

Una difficile partita a poker in cui Tsipras rischia la faccia — e il default del suo Paese.


Guarda l’infografica interattiva

La caduta della Grecia — Infografiche di Silvia Boccardi

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