Tutto quello che non sopporto

Non sopporto i fondamentalisti, il loro modo di vedere qualsiasi attività umana in relazione a un’ipotetica volontà divina. E che in nome di Maometto, Gesù, Yawheh, etc. sono in grado di commettere le peggiori atrocità.
Non sopporto chi non crede in nulla, chi pur di non riconoscere l’esistenza di alcune domande senza risposta segue fedelmente teorie fantascientifiche così poco realistiche che lascerebbero a bocca aperta Adam Kadmon.
Non sopporto i complottisti, che pur di non accettare una realtà dura da ingoiare, se ne inventano un’altra di sana pianta. Quelli che “tu non capisci che è tutta una strategia! SVEGLIA!!!11!”, e vivono in un mondo parallelo che farebbe impallidire Cronenberg.
Non sopporto chi non si fa domande e accetta solo e unicamente la versione dei fatti che viene propinata dai media, quelli che non riflettono mai sul perché delle cose e poi votano uno perché “dice le cose come stanno”.
Non sopporto chi si indigna a intermittenza. “Je suis Charlie” però “Je ne suis pas Ayotzinapa”, “Boko Haram, e che è?”. Quelli che “riportiamo in Italia i nostri eroi marò” però “se Amanda Knox non si presenta al processo è una vergogna!”. Quelli che dal divano da commercio equo e solidale decidono carnefici e vittime, come in un Cluedo versione live.
Non sopporto chi non si indigna mai, per nulla. Chi, quasi come fosse un vanto, non sa mai cosa succede al di fuori del proprio appartamentino arredato IKEA. Chi non si interessa di tutta la merda che c’è attorno fino a che non ci mette il piede sopra.
Non sopporto i politici corrotti e subdoli, quelli che strumentalizzano qualsiasi cosa pur di raccattare qualche voto in più. Quelli che non appena mettono piede in parlamento si sentono illuminati da una specie di divina investitura. Quelli che diventano così sfacciati da farsi beccare dalla solita intercettazione telefonica.
Non sopporto i politici che fanno le rose bianche, le incorruttibili anime candide della Repubblica che non vengono a patti con nessuno. Quelli che non capiscono che per governare un paese scendere a compromessi è sano e inevitabile.
Non sopporto gli eterni idealisti, i rivoluzionari over 30, gli anarchici che vorrebbero cambiare questo mondo infame creandone uno talmente pulito e perfetto che i primi a non poterci mettere piede sarebbero loro.
Non sopporto i fatalisti, i delusi, gli acquiescenti, quelli che dopo i 30 anni decidono che non vale la pena pensare di poter cambiare qualcosa perché non cambierà mai nulla. Quelli che “sono fatto così, devi accettarmi”. Ok, ti accetto, però permettimi di farlo come Jack Nicholson in Shining.
Non sopporto quelli che in nome di un pseudo-machiavellico “il fine giustifica i mezzi” sarebbero capaci di calpestare qualsiasi diritto altrui.
Non sopporto quelli che a un “fine” non ci arrivano mai, ostinati nel trovare qualsiasi insignificante macchiolina nei “mezzi” che potrebbero portarceli.
Non sopporto gli incoerenti, incapaci di essere sinceri e onesti con nessuno, soprattutto con loro stessi.
Non sopporto i testardi, quelli che “io non cambierò mai idea”, gente senza palle che non ha alcuna idea di quali brutte sorprese possa riservare loro la vita.
Non sopporto chi si vende, chi si prostituisce intellettualmente pensando che sia meno squallido del farlo fisicamente. Come se barattare la propria dignità e il proprio orgoglio fosse meno indecente di barattare il proprio corpo.
Non sopporto gli orgogliosi, che in nome di una presunta dignità non concepiscono mai che qualcuno possa fare una scelta sbagliata.
Non sopporto chi sbaglia continuamente e pretende di non dover mai pagare per i propri errori perché “dai, a tutti può capitare”, quelli che commettono più volte lo stesso errore, pretendendo di non essere accusati di malafede.
Non sopporto chi non sbaglia mai, chi sceglie sempre la strada più sicura, chi non si prende mai un rischio finendo per non mettersi mai realmente in gioco.
Non sopporto i teorici, i sognatori eterni, gli utopisti, quelli che non si godono mai nulla perché troppo impegnati a pensare “che se invece le cose fossero state fatte in un altro modo, chissà…”
Non sopporto i pragmatici, i concreti, quelli del fare. Che poi finiscono quasi sempre a “fare” senza prima pensare, e passano la vita a pentirsi delle cazzate fatte.
Non sopporto le persone mentalmente chiuse, quelli che “Il mio paese è il migliore del mondo”, quelli che “Ma perché, vuoi mettere come si mangia da noi?”.
Non sopporto quelli che si atteggiano a grandi maestri di vita, quelli che “la mia università è la strada” perché magari hanno fatto 4 mesi di Erasmus pagati coi soldi di papà e se ne vanno in giro dicendo “No, ma lì è tutta un’altra cosa, noi facciamo schifo, dovremmo solo andarcene da questo paese di merda”. Il problema è che alla fine, purtroppo, non se ne vanno mai.
Non sopporto i “benaltristi”, che di fronte a qualsiasi passo in avanti se ne escono sempre con un “sì ok, ma non sono questi i veri problemi, c’è ben altro…”
Non sopporto quelli che non guardano mai oltre, che accettano le cose come stanno senza chiedersi mai se si potesse fare meglio o diversamente.
Non sopporto i razzisti, chi discrimina le altre persone per cose che non hanno scelto e che la maggior parte delle volte sono totalmente superflue come il luogo in cui sono nati o la lingua che parlano.
Non sopporto quelli che “siamo tutti uguali”, quelli che non capiscono che delle differenze culturali esistono, e che per quanto la maggior parte delle volte arricchiscano, in alcuni casi inevitabilmente allontanano.
Non sopporto gli orgogliosi di essere gay, come se l’orientamento sessuale fosse una scelta e non un fattore genetico, quelli che fanno le checche isteriche ed eccentriche ma poi si indignano se qualcuno fa una battuta sui “froci”.
Non sopporto gli omofobi, talmente ignoranti e stupidi da non capire che non si può scegliere da chi si è attratto e che soprattutto questo non crea alcun danno a chi la pensa diversamente. Anzi, teoricamente c’è pure meno concorrenza.
Non sopporto le “femminaziste”, quelle che in nome di una presunta uguaglianza con i maschi, vorrebbero vederli in catene, piegati di fronte ai loro pantaloni a sigaretta e ballerine.
Non sopporto i maschi alfa sessisti, quelli che “va beh, però se si veste così poi non venitemi a dire che non se l’è cercata”, quelli dallo sguardo viscido al bancone del bar con il loro finto sigaro cubano che fissano lascivi una donna come fosse un filetto alla Wellington, quelli che pensano di poter possedere “qualcosa” di cui sono invece profondamente schiavi.
Non sopporto i fasciovegani, i vegetariani talebani, quelli che “se non scegli solo prodotti naturali sei un assassino” e che ti guardano con disgusto (e malcelata invidia) quando addenti un hamburger, spesso imponendo la loro scelta anche ai figli, destinati a crescere con l’impossibilità di provare, scegliere, sbagliare.
Non sopporto i consumisti, quelli che sprecano il cibo, quelli che vanno al supermercato e prendono il prodotto più noto “perché se fanno la pubblicità in TV vuol dire che è buono”. Quelli che con le loro scelte pigre e indolenti inevitabilmente condizionano anche la vita degli altri. E del pianeta che ci ospita.
Non sopporto gli ignoranti, gente che non approfondisce mai nulla perché sarebbe costretta a fare uno sforzo, a studiare. Quelli che pretendono solo cose semplici e confezionate appositamente per loro.
Non sopporto i saccenti, che protetti dalla loro asfittica cultura classica, vivono col freno a mano tirato ma con le sopracciglia perennemente alzate per banalizzare qualsiasi cosa tu dica perché l’ha detto qualcuno prima di te e molto meglio.
Non sopporto i presunti artisti, scrittori, fotografi, che solo perché qualche altro wannabe gli fa un complimento, spesso per non far percepire il suo non capire un cazzo di ciò che lo circonda, si sentono dei novelli Rothko, Murakami o McCurry, il dono di Dio all’arte/letteratura/fotografia moderna. Gente che non ha mai nemmeno cercato di fare altro nella vita, che non si è mai sporcata le mani, che non si è mai sentita sfinita da un lavoro fisicamente o psicologicamente pesante.
Non sopporto quelli che “seee va beh, adesso essere artista è un lavoro? Che ci vuole a scrivere una storiella? Dai, quella foto la poteva fare chiunque! Il mio è un lavoro vero, io mi sveglio ogni mattina alle 5!”, gente che non è mai stata capace di creare nulla di proprio, di nuovo, di unico, che ha dimenticato se stessa e quel bambino felice che non aveva altro interesse che costruire, curiosare, esprimersi.
Non sopporto i workaholic, quelli che “no, ma se anche vincessi la lotteria non smetterei mai di lavorare, sai che noia!”. Quelli che decidono se una persona vale o meno a seconda del lavoro che fa.
Non sopporto i nullafacenti, i parassiti, quelli che si fanno mantenere, talmente mediocri da predicare quanto sia bello accontentarsi di quello che si ha, senza rendersi conto che quello che hanno non l’hanno mai meritato.
Non sopporto gli ipocondriaci, che se gli abortisce uno sbadiglio iniziano con “vedi, te l’ho detto, ho un problema respiratorio, devo andarmi a fare qualche esame. E se fosse un tumore?”
Non sopporto chi non si cura mai, non capendo che la vita è già abbastanza precaria per abbassare ulteriormente le chance di farla durare il più a lungo possibile.
Non sopporto quelli che si prendono sempre sul serio, che non ridono mai, perché c’è troppa sofferenza nel mondo.
Non sopporto quelli che fanno battute su tutto, quelli col sorrisino sempre pronto a nascondere l’infinita tristezza che portano dentro.
Non sopporto chi si commuove per qualsiasi cosa, gli empatici a tutto spiano che “per me le emozioni sono tutto, devi sentirle e viverle fino in fondo”, quelli che ti augurano buona vita.
Non sopporto chi non si commuove mai, come se la loro apatia fosse un motivo di vanto e non una profonda tragedia umana.
Non sopporto i rissaioli, i guerrafondai, quelli che si sentono sempre tenuti a difendere la propria posizione attaccando gli altri, urlando e scalciando come fottute scimmie impazzite.
Non sopporto i remissivi, i pacifisti, quelli che eviterebbero sempre e comunque qualsiasi conflitto, fosse anche per salvare la propria vita.
Non sopporto chi si sente superiore, spesso in nome di qualcosa per cui non ha alcun merito.
Non sopporto chi si sente inferiore, sempre lì a guardare tutti dal basso verso l’alto.
Non sopporto gli hipster, i metallari, gli emo, gli hippie, e tutti quelli che cercano una propria identità in correnti di “pensiero” decise da altri. Quelli che “se piace a tutti fa cagare” ma se piace a tutti quelli come lui allora è cool.
Non sopporto quelli che seguono la massa come pecore, che vivono ad Ariano Irpino e tifano Juve “perché la Juve vince sempre”, che i migliori film sono quelli di James Cameron, che Vasco è un poeta e Zelig fa scompisciare.
Non sopporto chi scandisce la propria settimana da quello che c’è in TV, automi che passano da un programma di merda all’altro, e tanto meno sopporto chi li guarda facendo finta di farlo solo perché è trash. Per non parlare poi di chi li commenta sui social.
Non sopporto chi dice altezzoso “No, io la TV non la guardo” come se questo lo rendesse più intelligente e poi magari passa il tempo su blog “di opinione” o su YouTube a vedere recensioni di videogiochi e video “divertenti” di americani che fanno stronzate e si fanno male.
Non sopporto chi diventa fan di un cantante o di un attore solo quando muore. E che se il giorno prima lo considerava uno spocchioso bastardo, ora che è morto diventa automaticamente un’anima incompresa e sfortunata.
Non sopporto chi trova nella morte di un cantante o di un attore, solo un motivo per fare del presunto umorismo nero che l’unica cosa di nero che ha è l’umore di chi si sorbisce quelle battute di merda.
Non sopporto gli hater, i troll, quelli che passano il tempo a criticare tutto e tutti, quelli con il dito sporco dell’olio delle patatine in busta perennemente puntato su tutti meno che verso se stessi.
Non sopporto i leccaculo, quelli che non fanno altro che fare complimenti, quelle del “amore, ma quanto sei figa in questa foto?”, quelli del “Genio. Hai vinto l’Internet”, quelli che pretendendo di spruzzare finta gioia da tutti i pori finiscono per farti boccheggiare investito dalla puzza di “Hypocrisie N° 5”.
Non sopporto quelli che si lamentano dei social, degli smartphone, di che “non ci sono più relazioni umane, è tutto filtrato dai telefonini e dai computer”. Ma se nessuno vuole avere relazioni umane con te, sei sicuro che sia tutta colpa della tecnologia?
Non sopporto quelli che vivono attaccati allo smartphone, quelli che si atteggiano a socialite con le loro migliaia di followers comprati su Twitter, e i loro selfie sorridenti su Facebook. Quelli che si costruiscono un enorme castello di cristallo che si scalfisce alla prima notifica non attesa.
Non sopporto le coppie sentimentalmente esibizioniste, quelle dallo stucchevole profilo unico su Facebook, quelle che mettono a disagio gli altri con le loro continue dichiarazioni d’amore immenso e infinito e che poi, magari, alla prima uscita con gli amici finiscono in un bagno a grugnire e sudare dalla loro camicia bianca sbottonata su una turista con troppi gin sulla coscienza.
Non sopporto le coppie sentimentalmente asettiche, quelle che “no, per strada non mi baciare, ci vedono, mi dà fastidio”, come se la loro stitichezza emotiva fosse qualcosa di più piacevole da vedere. Quelli che dicono “lo faccio per te”.
Non sopporto i sessocentrici, quelli che vedono il sesso ovunque. Quelli che “sì, sto bene con lei, abbiamo gli stessi interessi, è una bella ragazza, ci capiamo, ma a letto è una santa! Dai cazzo, così non può mica durare”.
Non sopporto i sessofobici, quelli che si arrabbiano o si infastidiscono quando si parla di sesso, come se ci fosse qualcosa di inumano, orribile, ributtante; come se fossero venuti al mondo con un soffio su un petalo di rosa.
Non sopporto i genitori iperprotettivi, quelli che pretendono per i figli il miglior futuro possibile che quasi sempre coincide con quello che loro non hanno avuto la forza o il coraggio di inseguire. Quelli che pretendendo di non esporre i figli ad alcun rischio ne alimentano le più pericolose trasgressioni.
Non sopporto i genitori distratti, strafottenti, quelli che si insultano davanti ai figli, che non li ascoltano mai, quelli che poi si lamentano che i loro ragazzi stanno crescendo strani, smidollati, complicati, che non riescono a capirli.
Non sopporto gli ipocriti, che quando ti abbracciano stanno cercando in quale punto della tua schiena potrebbe entrare più facilmente il coltello.
Non sopporto quelli che “io sono diretto, dico le cose in faccia”, che in nome di una presunta schiettezza, ti sbattono una presunta verità in pieno volto senza alcuna cura della tua sensibilità.
Non sopporto nessuno.
Neanche me stesso.
Soprattutto me stesso.
Solo una cosa sopporto.
Le sfumature.
(Molto) liberamente ispirato alla prefazione del libro “Hanno Tutti Ragione” di Paolo Sorrentino.
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