Un bambino a tutti i costi

Vi racconto una storia. È la storia di Giulia e Claudio. Giulia e Claudio sono sposati da dodici anni e da dieci stanno cercando di avere un bambino. Ci hanno provato per i primi due anni in modo naturale (parola chiave, questa, come vedremo nel seguito), seguendo i consigli dei numerosi medici che li avevano visitati dicendo loro che era tutto nella norma. Hanno provato a cambiare alimentazione, a tenere sotto controllo lo stress, a fare sesso in modo frequente in vicinanza della prevista ovulazione. Niente.

Passano gli anni. Decidono di farsi aiutare dalla medicina. Si rivolgono a un centro specializzato di fecondazione assistita. Giulia viene sottoposta per ben otto volte al trasferimento in utero di embrioni creati in vitro, dopo aver subìto per altrettante volte un trattamento ormonale che potrebbe averla esposta, secondo alcuni, a un aumento del rischio di tumori (per approfondimenti sul tema trovate qui i risultati di uno studio che sembra scongiurare lo scenario peggiore).

Nonostante questo, niente di niente.

Poi, nel 2014, la Toscana dà il via libera alla fecondazione eterologa. Vuoi non provare pure quello? Ché magari sono i gameti che proprio non vogliono andar bene… E così Giulia e Claudio si rivolgono per l’ennesima volta al centro di procreazione medicalmente assistita dell’Ospedale Versilia in cerca di un bambino che, se stavolta verrà, non sarà proprio proprio come loro, ma quasi perché, come si spiega sul portale italiano dedicato alla fecondazione eterologa, sarà cura del personale che li seguirà quella di trovare una donatrice di ovuli che abbia caratteristiche somatiche simili alla madre.

Fin qui la storia è quella di una coppia come tante che a un certo punto della propria vita insieme decide di avere un figlio a tutti i costi. Ma Giulia e Claudio si amano, nessuno si permette di giudicare e criticare la loro scelta di andare “contro natura”, di rischiare la propria salute pur di avere un figlio, un figlio che magari un giorno potrebbe avere voglia di rintracciare le proprie origini genetiche. Nessuno si preoccupa di capire se la scelta di due genitori che si amano e che desiderano tanto un bambino possa avere in futuro delle ripercussioni su di lui. È un loro diritto sacrosanto quello di affidarsi alla scienza e sfidare la natura al fine di coronare il loro sogno.

Supponiamo ora che Giulia e Claudia siano una coppia da dodici anni; che Giulia e Claudia vogliano tanto un bambino. No. Aspetta. Giulia? Claudia? Attenzione. Ma non vogliamo mica andare contronatura, eh!? Ma al bambino chi ci pensa!?

Sarò ingenua io ma quando ho scoperto che la mia regione, la Toscana, avrebbe fatto da apripista per la fecondazione eterologa ho avuto due reazioni nettamente contrastanti, una di seguito all’altra.

Il mio primo pensiero è stato di preoccupazione verso i futuri figli dell’eterologa che un giorno potranno chiedersi chi erano i propri genitori veri; ma d’altronde la scienza è andata avanti e le questioni etiche vanno affrontate in modo razionale, non di pancia. E in fondo, se questa cosa non va bene per me mi limito a non farla e non mi sogno neppure di imporre il mio punto di vista sugli altri. Ci sono genitori non naturali insostituibili nella vita di tante persone “felicemente figlie” che conosco. Ci sono genitori naturali davvero indegni e non mi aspetto, né auspico, che gli si chiudano per legge i canali dello sperma o le tube di Falloppio.

Il secondo pensiero, però, è stato di gioia, motivo per cui mi sono vista in tutta la mia ingenuità. Ho pensato, infatti, che le mie amiche Giulia e Claudia avrebbero finalmente avuto la possibilità di avere un bambino nel loro paese, nella loro città, rivolgendosi semplicemente al PMA Versilia. “Eh no! Ma se non sei sposato o quanto meno non dimostri di andare a letto con il sesso giusto, per la legge mica ti puoi rivolgere a un centro di fecondazione eterologa!”. La Conferenza delle regioni infatti specifica, con una inspiegabile presa di posizione etica passibile a mio giudizio di impugnazione legale, che “possono far ricorso alla PMA di tipo eterologo coniugi o conviventi di sesso diverso”. E di nuovo una limitazione legislativa che si si arroga il diritto di sbirciare quello che la gente fa sotto le lenzuola col risultato di generare un’infondata discriminazione. Perché in effetti, anche in questo caso, quando si parla di gay e lesbiche si pensa sempre a gente che non ha diritti di amare e di desiderare perché, forse, questi loro desideri sono piuttosto perversioni, e chissà come mai avrebbero voglia di avere un bambino, loro che desiderano contronatura il corpo di qualcuno che non potrà mai darglielo in modo naturale.

Gente strana, questa.

Invece noi etero che ci rivolgiamo al PMA Versilia per sfidare la natura siamo normali, tutti pronti ad affrontare con equilibrio la scelta di un bambino a tutti i costi.