#unaparolaperil2016

Ho visto decine di fogli sparsi sul marciapiede. A colpo d’occhio, ho capito che si trattava dei volantini che il nuovo parrucchiere aveva messo in bella mostra sull’espositore appena fuori il suo salone. Erano così tanti che non ho potuto evitare di camminarci sopra. Che spreco, ho pensato. So bene quanto lavoro vi sia dietro un dépliant e quanto costi stamparne un certo numero. Per di più questi, che mio malgrado io e gli altri passanti calpestavamo, erano realizzati a colori e su cartoncino lucido. Un gesto vandalico, ho detto tra me e me, di ragazzini incivili specialisti in scorrerie. Quale orgoglio potrà mai derivarne? Distruggere non è mica difficile, basta poco a capovolgere, buttare a terra, demolire, sparpagliare, annientare e poi fuggire per non essere riconosciuti, per non subire punizioni. A dettare la distruzione è la ricerca del risultato facile, da conseguire in breve tempo e con il minimo investimento di sé. Tutt’altra storia è costruire, impresa faticosissima che esige il massimo impegno ancor prima di mettersi all’opera. Ideare, scervellarsi a immaginare, ipotizzare scenari, prefigurare soluzioni, mettere a punto, provare, computare, collaudare, esperire, riprovare. Con sudore, timore, dubbi. Sapendo di sfidare l’ignoto, dando fondo a tutta la pazienza messa da parte per l’occasione, tirando fuori un coraggio da leoni. E assumersene la responsabilità, metterci la faccia, non fuggire ma restare, impiantarsi e con voce ferma dichiarare che sì, l’ho fatto io. Costruire.

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