Uomini senza cacchio

La (rinuncia alla) mascolinità in Game of Thrones (contiene spoiler)

Eh, che cacchio.

E quindi ora c’è Sansa Stark (Sansa Bolton per il patriarcato, ma nell’universo di Game of Thrones il cognome del marito si usa solo nel caso di matrimoni riusciti: e quindi abbiamo Catelyn Stark née Tully, Cersei Lannister che di Baratheon non ha neanche i figli, Olenna Tyrell che ha l’aria di aver sempre contato più di suo marito, e Margaery, che picchia para e mena è già stata Baratheon tre volte ma rimane Tyrell come sua nonna) che corre nella neve insieme a Theon Greyjoy, inseguita dagli scagnozzi del marito. A salvarla arriva Brienne di Tarth, che con la grazia che la contraddistingue li fa tutti cabrio, lasciandone giusto uno a Pod per gentilezza.

Sansa e Theon sono in una relazione complicata: lei è passata da “Mi hai ammazzato i fratelli, muori male” a “Sei la mia unica salvezza” nello spazio di pochi minuti. Su una cosa può stare tranquilla, però: Theon non potrà mai farle quello che le ha fatto suo marito. Perché Theon, grazie all’intervento di suo marito, è senza cacchio. Gli alleati di Sansa, al momento, sono una donna con lo spadone, un uomo senza cacchio e un ragazzetto che se non glielo dice la donna con lo spadone non si soffia neanche il naso, figuriamoci tirare fuori il cacchio.


Gli uomini senza cacchio sono una costante di Game of Thrones. Ce ne sono parecchi, quasi tutti in ruoli chiave: oltre a Theon, il recentemente decacchiato, c’è Varys, il decacchiato suo malgrado quando era ragazzino e da allora un tantino malinconico, e Grey Worm, il soldato decacchiato molto prima di comprendere le implicazioni del decacchiamento. Il tratto comune fra questi personaggi, in proporzioni variabili, è la mancanza di aggressività fisica: Varys al massimo è passivo-aggressivo, Grey Worm un assassino spietato sul campo di battaglia ma un tenerone a corte, e Theon… eh be’. Fra Theon con il cacchio e Theon senza cacchio c’è una differenza abissale. C’è praticamente tutto Theon, sostituito da Reek, il puzzone, lo schiavo.

La privazione della mascolinità, la minaccia alla mascolinità e la mascolinità come minaccia sono temi ricorrenti in tutta la serie. Là dove l’evirazione non è letterale, è metaforica: Jaime Lannister è un figlio di papà arrogante finché non perde la mano destra, la mano della spada, il suo cacchio simbolico, dato che quello letterale è sempre e solo appartenuto alla sorella. Jaime Lannister monco (quindi decacchiato) è un uomo costretto a riflettere su se stesso e a ritrovarsi in una nuova dimensione: quella di padre, erede, amante, uomo che per la prima volta in vita sua ha bisogno di essere difeso e trova quella difesa in una donna, la donna con lo spadone. Senza Brienne, Jaime sarebbe morto già tre o quattro volte.

L’ubicazione del cacchio di Ned Stark a un certo punto della storia è un punto nodale della trama: lui ha fatto credere alla moglie di aver generato un figlio durante la guerra, la moglie gli ha creduto — perché il cacchio è il cacchio, e va dove vuole — ed ecco Jon Snow, che però potrebbe non essere figlio suo, perché diciamocelo: come uomo col cacchio, Ned Stark era un po’ atipico. Catelyn poteva anche arrivarci, a capire che qualcosa non quadrava.


L’intero universo di A Song of Ice and Fire (e per estensione di Game of Thrones) è basato sul cacchio, o meglio: sulla sua preminenza, sulla cultura patriarcale che ne deriva, sui suoi principi di legittimità e onorabilità e sul rispetto delle gerarchie legate alla struttura patriarcale. Una scelta niente affatto automatica, nel caso di George R. R. Martin, il cui retroterra culturale affonda nei collettivi delle università californiane degli anni ’60, e che ha dichiarato una vicinanza alle istanze femministe che risale proprio a quell’epoca. Insomma, a differenza di Tolkien, che quel problema non se l’è mai posto, Martin ha un quadro abbastanza preciso di cosa succede alla società quando le donne sono marginalizzate, private dei loro diritti e utilizzate come incubatrici per prolungare una discendenza legittima. L’intera vicenda di Game of Thrones ruota intorno alla legittimità degli eredi Baratheon, alla scoperta da parte di Jon Arryn dell’incesto e alla successiva decisione di Ned Stark di svelarla. Chi critica la violenza contro le donne in Game of Thrones la considera al di fuori da un contesto fortemente critico di un intero sistema: il mondo di Martin è l’America come la vorrebbero gli ultraconservatori e i fondamentalisti religiosi, un posto in cui ci si fa giustizia da soli, l’omosessualità viene nascosta e le donne esistono solo in quanto estensioni dei mariti. Arya Stark, Brienne di Tarth, Arianne Martell (sostituita da Ellaria Sand nella serie), Asha Greyjoy (Yara nella serie), Maege Mormont e Meera Reed sfidano il patriarcato con risultati variabili; Catelyn Stark, Olenna Tyrell e Genna Lannister sfruttano la loro posizione di autorità al suo interno; Margaery Tyrell e Cersei Lannister cercano di tirarne le leve con la seduzione; Daenerys Targaryen (come fa notare Francesco Donini nelle risposte) cerca addirittura di stabilire un nuovo paradigma. Ogni donna di A Song of Ice and Fire deve confrontarsi con la sua realtà e trovare il modo di sopravviverle: a questo punto della storia, è il turno di Sansa. E lei ha scelto gente senza cacchio.

Dato quanto sopra, non ha tutti i torti.


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