week-link n.5

1 volta alla settimana i migliori link su giornalismo digitale e non, secondo me

Democrazia e quotidiani, Bauman e social media, Medium e Nuzzel, redazioni senza scrivanie e giornalismo iperlocale come modello funzionante di business.

Inizio con un tema da nulla: la democrazia ha bisogno di giornali? Forse non molto. Il giornalismo conta, ma il futuro dell’editoria non deve essere confuso con il futuro del giornalismo. Questo il titolo del canadese The Star.

Questo pezzo non dà grandi soluzioni al problema dell’editoria, sono però da notare le frasi qui di seguito. Si comprende il modo diverso — rispetto al Bel Paese — in cui il problema della crisi cartacea è affrontato.

Kelly Toughie, l’autrice del pezzo,scrive “Amo molte cose che riguardano i quotidiani. Ma non credo più che siano essenziali per una società civile”. “Continuo a leggere i quotidiani, ma spendo di più per l’informazione online perché “parla” ai miei interessi.”

Robert Picard, esperto di economia dei media, sostiene che i giornalisti sguazzano nel “mito” che glorifica l’editoria del 20 ° secolo, e oscura la nostra capacità di comprendere la contemporaneità. Il bisogno di informazione è sostenuto dalle nuove tecnologie e dalle nuove organizzazioni.

L’online impiega dozzine di eccellenti giornalisti e di freelance ambiziosi.


Cito Zygmunt Bauman: “ i social media sono una trappola”.

Il sociologo è stato intervistato da El Pais, di seguito parte dell’intervista con Ricardo de Querol.

Siamo in un periodo di interregno tra un momento in cui avevamo certezze e un altro in cui i vecchi modi di fare le cose non funzionano più. Non sappiamo ciò che verrà a sostituirlo. Stiamo sperimentando nuovi modi di fare le cose.

Direbbe che le reti sociali sono il nuovo oppio dei popoli?

La questione sull’identità è cambiata: dall’essere qualcosa con cui si nasce, a essere un’attività. E’ necessario crearsi una comunità. Ma le comunità non si creano o si fa parte di una o no. Ciò che i social network possono creare è un sostituto di ciò (non ne sono convinta, ndr).
La differenza fra comunità e rete si definisce così: ad una comunità si appartiene, una rete ci appartiene.
Si ha il controllo. E’ possibile aggiungere gli amici che si desidera, così come si possono cancellare. … come risultato ci si sente meglio, perch solitudine, abbandono sono le più grandi paure dell’era dell’individualismo. E’ così semplice aggiungere o eliminare contatti che le persone dimenticano la socialità reale, di cui si ha bisogno per strada, in ufficio, quando si deve entrare in relazione con gli altri.
I social media non ci insegnano il dialogo … La maggior parte delle persone utilizza i social media non per unire, non per aprire i propri orizzonti in maniera più ampia, ma, al contrario, per ritagliare per se stessi una zona confortevole in cui l’unico suono che si sente è l’eco della propria voce, dove le uniche cose che si vedono sono i riflessi del proprio volto. I social media sono molto utili, danno piacere, ma sono una trappola.

Prospettive auspicabili? Frédéric Filloux nel consueto Monday Note suggerisce l’unione di Medium e Nuzzel.

Medium è un archivio incredibile sempre più difficile da gestire. Nuzzel è uno motore intelligente in grado di estrarre l’utile dal rumore sociale.
“…È ottimo. Esamina il feed Twitter per me. E mi fa risparmiare un sacco di tempo. Non perdo più nulla di importante. Fornisce roba personalizzata e soprattutto informazioni rilevanti “.

L’idea di Nuzzel trova le radici nel problema del sovraccarico di informazioni.

Nuzzel funziona tramite un sistema di voto sociale. Si connette all’account Twitter, e legge attentamente ciò che condividono i tuoi ‘amici’. Una volta raggiunta una soglia di condivisione, il documento è reso disponibile per l’utente sul web, in app o tramite e-mail. Nuzzel fa ancora qualcosa in più e mostra contenuti selezionati da ‘amici degli amici’.

Per Filloux l’unione di Nuzzel e Medium potrebbe diventare un prodotto editoriale assassino in grado di minare in maniera efficace la coda lunga dell’editoria.

Da una parte i contenuti rilevanti e interessanti di Medium, dall’altra la profilazione di Nuzzel su ciò che interessa all’utente.

Non posso prevedere un servizio migliore di quello in grado di raccogliere per me contenuti, autori e argomenti, che non so esistano, ma che una community intelligente raccoglie per me .

No more desk? Niente più redazione, fisica, per The Middletown Press.

Poynter ha sentito Mark Brackenbury, direttore esecutivo di Digital First Media/Connecticut per capire la strategia legata alla decisione presa.

I giornali hanno progressivamente abbandonato le loro vecchie sedi per altri spazi in uffici generici, ma questa mossa prevede un ulteriore passo avanti. Si sono fatti altri esperimenti che chiedono ai giornalisti per lo più di lavorare sul posto della notizia o da casa, si tratta di un passo verso il lavorare totalmente in modo virtuale.

Journalism.co.uk analizza il giornalismo iperlocale come business model.

Richard Sambrook, professore di giornalismo dell’Università di Cardiff, e tiene un corso online sul giornalismo locale che inizierà l’8 febbraio per la terza volta racconta:

Una strategia che funziona, nel quadro molto vario del giornalismo locale e iperlocale, è il modello di finanziamento misto, che combina, cioè, le entrate da crowdfunding, pubblicità, sovvenzioni, e dall’appartenenza ad associazioni o gruppi o da attività connesse, quali la formazione, ad esempio.

Un esempio: The Bristol Cable

“Penso che sia un modello molto interessante… il successo in una comunità e si cerca di espanderlo in una comunità vicina.”
“…su una grande storia nazionale, anche i locali hanno un ruolo. E in realtà, possono fare cose che i media tradizionali non possono sempre fare”

Passo e chiudo!