Western Australia: un’avventura da 6835 chilometri in 21 giorni

Quando atterri all’aeroporto di Perth, il caldo ti avvolge con un abbraccio inaspettato. A Milano la temperatura si aggira sui 5/6 gradi, mentre qui, dall’altra parte del mondo nella città fondata nel 1829 dai galeotti inglesi, il clima è piacevolmente estivo. Maniche corte, pantaloncini e infradito accolgono chi torna a casa, i turisti da Dubai e i viaggiatori alla scoperta di quello Stato australiano che insieme ai Territori del Nord rimane ancora nel 2012 uno spazio in gran parte disabitato. Per chi come noi vive in una città dove lo sguardo non riesce a spaziare oltre gli edifici e le poche aiuole pubbliche, uscire dall’hangar di Perth significa capire che esistono soluzioni cittadine diverse. Centri abitati pieni di grattacieli e ville eleganti, uffici che ricordano New York e giardini botanici interni all’area urbana grandi quanto il parco di Monza.

Perth, capitale del Western Australia.

La macchina che ci porterà da Perth a Exmouth, dal Cape Range National Park ad Albany fino a un’inaspettata deviazione alla spiaggia più bianca del Western Australia, vicino a Esperance, non soddisfa le aspettative, ma se vuoi spendere poco le possibilità non sono molte. Una Nissan Tiida 5 porte azzurro ciano diventa in pochi minuti la nostra casa su quattro ruote piena di zaini, borsoni e un trolley che ci farà impazzire per tutti e 21 giorni da trascorrere nella terra dei canguri. L’incontro con Perth è una colazione con muffin e donuts prima della camminata a Kings Park, dove lo skyline della città si presenta in tutta la sua bellezza. Affacciati sull’Oceano Indiano che si restringe quasi a creare un’ansa di un fiume, gli oltre 400 ettari di bush sono a soli pochi minuti di cammino dal centro della city, ma regalano l’esperienza di un viaggio immersivo nella natura australiana. Se non sapete da dove cominciare la vostra esplorazione nell’outback, partite da Kings Park e dalle sue 2000 specie botaniche endemiche e sarete sicuri di aver speso bene i vostri 2000 euro di volo Emirates.

Koala, Yanchep National Park, Western Australia.

La prima tappa lungo la strada che da Perth porta oltre il Tropico del Capricorno, la Great Northern Way, si chiama Yanchep National Park dove koala, canguri e cacatua circondano bambini entusiasti di vedere da vicino la fauna selvatica. Sembra il luogo perfetto dove trascorrere la domenica in famiglia con tanti animali in libertà e un laghetto con le papere. Se noi milanesi andiamo fuori città scegliendo il lago di Como o il lago Maggiore, facendo una grigliata sul Ticino o passeggiando lungo l’Adda, gli australiani occidentali hanno a loro disposizione i tanti parchi che circondano Perth per far scoprire ai loro figli l’outback senza inoltrarsi nel vero e profondo cuore del continente aborigeno.

Yanchep National Park, Western Australia.

Pinnacles Desert, Western Australia.

Il deserto dei Pinnacoli è il tempo che si è fermato all’epoca preistorica. Si dice che Stonehenge sia un luogo mistico per la nostra storia ancestrale, ma forse è qui, a chilometri e chilometri di distanza dal continente europeo, che si respira profondamente un senso di non luogo, di appartenenza a un’altra storia e a un’altra era. Oltre a noi non c’è nessuno. La sabbia, gialla come il tuorlo dell’uovo, attutisce fino a farlo scomparire il rumore dei nostri passi. Abbandonare questa distesa di pace sembra quasi un atto sacrilego, ma i colori che illuminano la strada per Monkey Mia sono un omaggio alla bellezza di questo pianeta. Il Kalbarri National Park, dove un cartello avverte i viaggiatori sprovveduti che il “caldo può uccidere” e l’asprezza del territorio ti fa sentire un alieno in un posto ostile, abbraccia 2000 kmq di bush incontaminato, gole fluviali e scogliere a picco sul mare. Incominci a capire di essere realmente alla fine del mondo, alla fine della civiltà come l’hai sempre percepita.


A Blowholes esisti solo tu. Tu con la tua anima, le tue paure, le tue speranze. A farti compagnia c’è solo un faro e nulla di più. Le onde si infrangono con violenza contro le rocce cave. Le distese viola-rosa di sabbia sembrano spazi lunari. Il temporale all’orizzonte rende ancora più inquietante un luogo dove esprimere i propri sentimenti in libertà sembra l’unico imperativo morale degno di essere vissuto. Non c’è obbligo, non c’è futuro, non c’è altro fuori da se stessi. Il silenzio è sorprendente, fa sperare di poter compiere qualunque impresa.
Blowholes, Western Australia.

Più si va a nord nel Western Australia, più la bellezza dell’Oceano Indiano si fa evidente. La piccola barriera corallina — la grande barriera è uno spettacolo esclusivo dei Territori del Nord e del Queenlsand — dipinge spazi azzurro ciano, blu cobalto, verde smeraldo che sono la casa di tutta la tipica fauna acquatica australiana. La baia di Monkey Mia è un’oasi per delfini e pellicani. Turquoise Bay, sì il nome “celeste” rende veramente onore alla lingua di terra più bella che io abbia mai visto, è piena di squaletti, tartarughe marine e pesci pietra. Le cubo meduse potrebbero essere ovunque, ma quando ti immergi al largo di Coral Bay e per la prima volta fai snorkeling in un mondo che è ricco di vita tanto quanto la terra su cui cammini ogni giorno, i pericoli scompaiono. I colori dei pesci — giallo, rosso, verde — sono talmente abbaglianti da farti dimenticare di respirare. Il mare sotto la superficie è di una bellezza senza eguali. La gioia di vedere lo squalo balena, il gigante dei mari con i suoi 18 metri di lunghezza e le sue 21 tonnellate, ci viene negata, ma Hamelin Pool, la riserva marina che vanta la più famosa colonia al mondo di stromatoliti (cianobatteri di 3,5 miliardi di anni fa), e Shell Beach, una spiaggia bianchissima di conchiglie spezzate cementate tra loro dopo la pioggia, ripagano di qualunque delusione.


Il sud ovest del Western Australia è una costellazione di cittadine tranquille dove la qualità della vita è altissima. Genitori con tre o quattro figli sono la normalità alla faccia della bassa natalità italiana. Freemantle è la patria degli hippy e dei bohémienne, i suoi sobborghi sono un mix di sontuosi edifici vittoriani e di radici operaie del glorioso passato marittimo. I negozi e i pub fanno capire perché siamo in una terra colonizzata dagli inglesi. Rockingham è la versione australiana di Malibù con ville mozzafiato a picco sull’oceano e il sole che splende su chi corre in spiaggia. Rottnest Island e Penguin Island sono le due perle di questa costa che porta alla regione vinicola di Margaret River. Migliaia di nidi di uccelli marini, 600 pinguini piccoli e curiosi e loro, gli straordinari quokka — gli 8.000, 10.000 piccoli marsupiali che nel corso dei secoli hanno colonizzato l’isola a soli 19 km da Perth — sono gli animali che ci accolgono su questi due piccoli spazi di terraferma sul mare. Un consiglio per tutti i viaggiatori: visitate Penguin Island con il primo traghetto della mattina da Rockingham per girare in un silenzio carico di vita naturale la piccola isoletta raggiungibile a piedi dal continente australiano durante il periodo di bassa marea.


Le foreste meridionali del Western Australia sono antichissime e maestose e regalano a noi viaggiatori on the road un nuovo e inaspettato panorama naturalistico. Non facciamo in tempo a lasciare l’acqua cristallina di Penguin Island che i carri, i jarrah e i marri creano davanti ai nostri occhi giochi di luce e ombra difficilmente paragonabili a quelli delle Alpi italiane o dei boschi tedeschi. Pemberton, piccola cittadina immersa in questa fitta trama di alberi, è una fermata obbligatoria, e incantevole, prima di raggiungere la Tree Top Walk di Walpole. La Valle dei Giganti è un parco pieno di enormi eucalipti, alti 40 metri, di diverse varietà: gialli, rossi e di Rate. L’idea geniale che hanno avuto alcuni ingegneri australiani è stata costruire una rampa in grado di portare i visitatori in cima a questi giganteschi alberi in modo da far provare un’esperienza unica nel suo genere. Mentre guardi sotto di te la corteccia e i rami degli alberi, pensi seriamente che il mondo si sia capovolto. Non lo nego: soffrire di vertigini non aiuta perché questa meravigliosa struttura è stata costruita per dondolare al ritmo del vento. Quindi, only the brave.


L’ultima fermata di questo tour da 6835 km in 21 giorni si chiama Lucky Bay. Esperance è l’estrema propaggine del Western Australia e il luogo di villeggiatura prediletto da chi vive nella capitale. Ci finiamo quasi per caso, convinti di dover vedere ogni metro quadrato disponibile di questa terra meravigliosa prima di essere costretti a tornare a Milano. La stanchezza, i chilometri che non finiscono mai, l’assenza di vita umana e animale lungo la Great Southern Road vengono dimenticati appena i nostri piedi si immergono nella spiaggia di Lucky Bay. Più che bianca, più che morbida, sembra farina fredda che si scioglie tra le mani. Qui l’oceano non ha limiti. Qui l’Australia si rivela in tutta la sua perfezione — mentre Wave Rock, la famosissima formazione di granito policromo che ha la forma di un’onda grazie al modellamento degli agenti atmosferici in oltre 60 milioni di anni, merita sì i 350 km di on the road da Perth, ma non compete né con Esperance, né con Blowholes. Il meglio del Western Australia si svela quando pensi di dover vedere altro. Un po’ come la vita che, a quanto dicono, accade mentre si è intenti a fare altri piani.