Perché i video online e le app di messaggistica istantanea governano i Social trend
Amiamo guardare i video, avere conversazioni private e fare tutto questo sulle nostre app mobile. Hey brand, tocca a voi.
Recentemente Facebook ha aggiornato i dati sulla sua community.


Impressionante, vero?
Il risultato più interessante è senza dubbio il consumo di video: oltre 3 miliardi di visualizzazioni al giorno.
Una tale cifra si potrebbe giustificare con l’introduzione dell'autoplay (bella mossa), ma è ovvio che avviare automaticamente un video non significa necessariamente che lo guarderemo (per quanto i numeri generati non siano certo ignorabili dai brand).
In realtà la questione è ancora più ampia.
Ci troviamo all’intersezione di tre grandi trend
Primo: il consumo di video online
Fino a qualche tempo fa, YouTube era sinonimo di video online.
Negli ultimi anni tuttavia gli utenti hanno iniziato a caricare i propri video su Facebook, successivamente su Instagram e in molti casi su Vine.
Il risultato? Una crescente attenzione ai video nativi.
Non a caso la scorsa settimana Twitter ha annunciato la sua nuova funzione di caricamento video: gli utenti sono ora in grado di registrare e caricare video fino a 30 ''.


Il second screen sta diventando first screen, è evidente.
Ma ciò non significa che la TV sia morta, anzi.
In uno scenario come quello che si sta delineando, i vantaggi per brand e broadcaster sono piuttosto evidenti (e Alan Wolk lo ha spiegato chiaramente in un recente post): in un'epoca di consumo di bit di informazione, infatti, poter rivedere il replay di un’azione sportiva o un breve servizio sulle ultime notizie senza abbandonare l’app è fondamentale.
Il che ci porta al secondo grande trend.
Siamo utenti mobile, prima che Web
Guardate questi dati tratti dal report Digital, Social & Mobile in 2015 recentemente pubblicato da We are Social:


La domanda è: quante app avete sul vostro smartphone e quanto siete disposti ad abbandonare una piattaforma - Facebook, Twitter, Tumblr, etc. - per fruire di un contenuto su un’altra app? Pensate alla nostra esperienza come utenti: non vogliamo saltare da un'applicazione all'altra, ci piace avere tutto in un unico luogo.
E ci piace parlarne.
L’ascesa delle app di instant messaging
Non c'è da stupirsi che queste applicazioni siano così popolari.
Facebook Messenger ha più di 500 milioni di utenti, Snapchat quasi 100 milioni di utenti attivi al mese, mentre WhatsApp ne conta 700 milioni.
Come se non bastasse, Twitter ha appena rilasciato i messaggi privati di gruppo, perché è "possibile che una volta letti (o guardati) i Tweet si desideri conversarne in privato".
Fate attenzione: ci piace mostrare le nostre foto e fare conversazioni pubbliche ma d’altra parte cerchiamo interazioni dirette, private, che rendano la dimensione Social nuovamente intima.
In TOK.tv lo vediamo quotidianamente: le nostre app consentono ai tifosi di creare dei soggiorni virtuali dove invitare fino a tre amici per commentare insieme le partite. Diverse applicazioni e mezzo milione di utenti dopo, possiamo dire senza dubbio che le persone amano avere conversazioni private.
Cosa significano tutti questi cambiamenti per i brand?
- La relazione con gli utenti - il Customer Relationship Management — sta mutando: sappiamo già che numerosi brand usano Whatsapp per parlare con i propri clienti. E’ una comunicazione one-to-one che in un certo senso li fa sentire “importanti” e nel contempo consente ai brand di stabilire una relazione personale (e raccogliere numeri di telefono, ovvio).
Inoltre, diversi editori stanno collaborando con Snapchat per diventare Launch Publishers. Altro segnale interessante, perché orientato a far convergere la fruizione di notizie su un unico canale. - L’uso di YouTube potrebbe decrescere: certo, è ancora la piattaforma dominante, ma i brand continueranno a realizzare contenuti per questo canale se gli utenti preferiranno fruire di video nativi su Facebook e Twitter? Ci sono due possibili soluzioni: continuare a produrre e caricare i video su tutte le piattaforme (ma francamente non mi sembra una Social Media strategy intelligente) o differenziare i contenuti in base ai diversi canali e quindi creare delle strategie su misura.
- I video stanno diventando sempre più importanti ma non sono adatti a tutti: come per qualunque altro canale Social, i brand devono trovare qualcosa di interessante da dire attraverso i video o rischiano di risultare noiosi. E a nessuno va di perdere tempo a guardare qualcosa di noioso.
La regola strategica qui è sempre la stessa: “non devi fare qualcosa solo perché tutti la fanno”. - I brand channels stanno acquistando un’importanza crescente: Facebook ha fatto la sua mossa in questo senso, a quando quella di Twitter? Lavoreranno su qualcosa di pensato specificamente per i brand o semplicemente manterranno foto e video nell’apposita sezione dedicata dei profili?
Il prossimo passo? La convergenza
Se brand, broadcaster, editori e utenti possono costruire le proprie strategie in modo più efficace su un singolo canale (su cui peraltro hanno già investito per far crescere la propria community), perché dovrebbero dividere i loro sforzi su più piattaforme?
Il principio secondo cui ogni canale fa qualcosa meglio di altri sta diventando sempre più sfumato.
Se fossi in voi, terrei gli occhi puntati sulle prossime acquisizioni di startup.
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