Fake News vs Informazione di Regime: il caso Byoblu

Si parla tanto ultimamente di “Fake News” contro “Informazione di Regime”, con il solito metodo sloganistico che sembra aver tanta presa sulla gente (del resto, capire uno slogan non prevede una preparazione a priori, quindi è molto comodo).

Da una parte ci si indigna per un’apparente gigantesca massa di persone che credono a titoli falsi, diffusi attraverso i Social Network da pseudo siti web creati ad arte per monetizzare attraverso i click e gli accessi. Dall’altra si accusa l’Informazione di Regime e il conseguente regime che la sostiene, di aver creato un problema ad hoc con l’obiettivo di mettere a tacere quelle voci libere che esistono sul web, inserendole nel calderone dei “siti web cazzari” come i tristemente famosi “Vox News” , “Il Fatto QuotiDAINO” ecc…

Le Fake News dell’Informazione di Regime secondo il Blog di Beppe Grillo

Prima di addentrarci nel caso “Byoblu”, cerchiamo prima di far chiarezza oggettiva su alcune definizioni importanti.

Cosa significa giornalismo?

“Il giornalismo è l’insieme delle attività e delle tecniche (redazione, pubblicazione, diffusione, ecc.) volte a diffondere e a commentare notizie tramite ogni mezzo di pubblicazione” (Wikipedia).

Cosa è, esattamente, una notizia?

“La notizia è un’informazione su di un fatto o un avvenimento (in corso o concluso), data da un giornalista a mezzo di stampa, trasmissione televisiva, radio, pubblicazione online o con altri mass media” (Wikipedia).

Cosa diviene determinante per rendere una notizia tale da esser degna di “fare informazione”? Evidentemente le fonti da cui la notizia proviene.

“Nel giornalismo, le “fonti” sono persone, istituzioni o documenti in grado di fornire informazioni sui fatti e fenomeni che hanno carattere di notiziabilità. Il giornalista se ne avvale quando non è testimone diretto di un evento. La fonte, considerata l’importanza che riveste ai fini della veridicità della notizia, deve sempre essere citata nell’articolo. Più la fonte è autorevole, maggiore è la garanzia della veridicità dell’informazione” (Wikipedia).

Cosa significa invece opinionismo? Si tratta di un qualcuno che dichiara pubblicamente e abitudinariamente la sua opinione riguardo ad un qualcosa.

“Si definisce opinionista chi disserta su fatti relativi a costume, società, politica, sport” (Wikipedia).
“Il termine opinione genericamente esprime la convinzione che una o più persone si formano nei confronti di specifici fatti in assenza di precisi elementi di certezza assoluta per stabilirne la sicura verità. Con l’opinione si avanza, spesso in buona fede, una versione personale o collettiva del fatto che si ritiene vero e, pur non escludendo che ci si possa ingannare, tuttavia lo si valuta come autentico sino a prova contraria”. (Wikipedia)

Visto che vogliamo parlare di “Fake News” contro “Informazione di Regime”, per avere ancora le idee più chiare, cerchiamo la definizione di Blog.

“Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero «diario in rete» (…). Nel gergo di Internet, un blog è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma anti-cronologica (dal più recente al più lontano nel tempo). In genere il blog è gestito da uno o più blogger che pubblicano, più o meno periodicamente, contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post, concetto assimilabile o avvicinabile ad un articolo di giornale” (Wikipedia).

Diciamo quindi che un Blog può provare a fare giornalismo –e quindi informazione– citando la realisticità delle fonti dalle quali attinge; contemporaneamente un Blog può anche essere strumento utile di opinionismo soprattutto quando autoreferenziale (vedi i Video Blog). Da un punto di vista tecnico però, un blog non può sostituirsi ad una News Agency oppure a una testata giornalistica riconosciuta, per quanto possa riportare potenzialmente notizie in esclusiva.

Questo non fa di un blog né un produttore di cosiddette “Fake News” né contemporaneamente un’alternativa all’informazione ufficialmente riconosciuta. Allo stesso modo l’essere riconosciuti legalmente come testata giornalistica o News Agency, oltre ad avere una serie di oneri legali che spesso ignoriamo, non fa della stessa una parte della cosiddetta “Informazione di Regime”.

Va detto inoltre che, ovviamente, opinionismo e informazione possono –anzi devono- convivere in un prodotto editoriale completo ed appetibile per un grande pubblico di fruitori: a cosa servono le informazioni se non a generare riflessioni? A cosa servono gli articoli di opinione se non ad offrire un punto di vista altrui che stimoli una contro-valutazione sulle informazioni ricevute, con l’idea di creare una proprio personale punto di vista (o convinzione) su una determinata cosa?

Il problema è semmai prendere un’opinione personale basata su nessun dato empirico (anche in buona fede) come verità e farla propria.

Il gioco dei produttori eventuali di cosiddette “Fake News” sta proprio qui: direzionare una potenziale massa (o elettorato) verso se stessi (o verso la propria fede personale), attraverso l’inganno generato dalla confusione che si tende a fare tra “giornalismo” e “opinionismo”, tra “Notizia” e “opinione”, tra “Blog” e “News Agency”.

Veniamo adesso al caso di Claudio Messora, sedicente blogger responsabile del sito Byoblu, al centro di polemiche in queste ore. Addirittura lo stesso Beppe Grillo, nella sua battaglia contro la censura delle “Fake News”, lo porta come esempio (o baluardo) di una potenziale deriva autoritaria atta a silenziare “l’informazione scomoda” a vantaggio dei soliti oscuri “poteri forti internazionali”.

Il video di denuncia di Claudio Messora è qui. Questo, quello che gli è accaduto.

I fatti:

Claudio Messora pubblica i suoi video blog attraverso il suo Blog “Byoblu”, definendosi “informatore libero e indipendente per l’informazione libera”, il che tecnicamente non significa altro che “libero opinionista”. E difatti, se entrate nel suo sito, quello che legittimamente produce sono contenuti video o interviste dove giustamente fa emergere il proprio punto di vista su argomenti di attualità. Denunciando la sua visione in relazione ad uno stato di cose esistente, trattato dalle News Agency, dalle quali attinge informazioni sulle quali discerne o intervista personalità con opinioni a riguardo.

Cosa succede:

Riceve una mail da Google in relazione ad una sospensione definitiva del suo sito web in Google Adsense.

E cosa sarebbe?

“Google AdSense è il programma pubblicitario creato e gestito da Google che consente di guadagnare esponendo annunci testuali, banner pubblicitari ed altre forme di advertising nei propri siti” (ce lo dice Google).

Questo perché? Perché come lui stesso spiega nel video viene accusato di aver dato una falsa immagine di sé stesso agli utenti, impersonificando di essere una news organization. La conseguenza è quella di togliergli una parte (quella relativa ai rapporti con Google) di monetizzazione attraverso il proprio Blog.

Ora, si può ampiamente discutere rispetto alla scelta di Google di operare un controllo simile (del resto si tratta tuttavia di una scelta dell’azienda probabilmente per limitare il guadagno dei siti produttori di Fake News). Di fatto però l’accusa che viene fatta a Byoblu non fa una piega: si tratta di un blog di opinione e di conseguenza veicola messaggi che sono direzionati dal parere dell’autore. Da qui in poi, valutare l’attendibilità delle accuse che Messora compie attraverso i suoi Video Post o attraverso il suo sito diviene necessariamente soggettivo.

Nel video linkato, se vogliamo analizzarlo, abbiamo a mio avviso la risposta a tutto questo.

Il Titolo:

“L’attacco all’informazione libera e indipendente: forse l’ultimo video di Byoblu”

Se si tratta di un attacco, si tratta di un attacco ad un Blog; di informazione o di opinionismo, decidetelo voi. Bisogna anche valutare cosa significa “Attacco”: in questo caso viene sospesa la possibilità di guadagnare attraverso Google tramite gli accessi al sito, non viene chiuso il sito, né tanto meno limitato. Trattandosi di un Blog, e quindi non di una testata registrata, questo non compromette assolutamente nessun tipo di retribuzione eventuale a collaboratori, perché non stiamo parlando di un’azienda.

Questo è il testo a corollario del video:

“Il giorno in cui gli effetti della campagna contro le cosiddette “fake news” (ma in realtà con l’obiettivo di colpire l’informazione libera e indipendente), orchestrata da Hillary Clinton, dal Parlamento Europeo, da Laura Boldrini, da Angela Merkel e da tutti quelli che hanno paura che l’informazione libera possa scalzare i loro privilegi e la loro posizione di forza, hanno iniziato a colpire anche in Italia, togliendo la linfa vitale della monetizzazione Adsense, con motivazioni che avrebbero del ridicolo o del tragicomico, se non rappresentassero qualcosa di ben più grave. 
 Oggi è un giorno pesante, il più pesante per l’informazione libera e indipndente in Italia e nel mondo, da quando ho iniziato a fare questo “mestiere” del blogger, dieci anni fa”.

Messora accusa nominalmente alcuni personaggi della politica internazionale e nazionale, i quali starebbero tramando (o meglio cospirando) una serie di limitazioni contro l’informazione indipendente; i primi effetti sono le conseguenze su di lui.

L’accusa è ovviamente una sua opinione non dimostrata (quindi non una notizia). La cospirazione è figlia di una sua visione (per carità, probabilmente ha ragione eh…) ma non è basata su dati empirici a dimostrazione della stessa.

La limitazione, come lui ammette, consiste nel blocco di una parte di finanziamento a corollario del proprio hobby (che poi lui lo trasformi in un lavoro, è un’altra storia. Bravissimo lui a farlo, tra l’altro).

Questo sarebbe la dimostrazione che “l’Informazione di Regime” attraverso la false flag “Fake News” ha intenzione di chiudere ogni possibile forma di dissenso e opinione veicolabile sul web?

A voi la sentenza, a riguardo.

Gli fa ovviamente eco Beppe Grillo, che da blogger ha costruito un partito destinato probabilmente ad essere in cima ai consensi degli italiani nei prossimi mesi (se non lo è già, dipende dai sondaggi che guardiamo). Lui (o chi per lui scrive nella sua pagina Facebook), ricondivide il video qui sopra con questo commento:

“Quanto successo al blogger Claudio Messora è gravissimo. Siamo dalla parte dell’informazione libera in Rete. Diffondete il suo appello.”

Quello che è successo al blogger è che Google ha disattivato sul suo sito web Google AdSense: cioè, direttamente da Google non vedrà più una lira.

Va anche detto che la posizione di Grillo –per quanto a mio avviso estremizzata da toni allarmistici che lo stesso Messora utilizza copiosamente- è giustificata principalmente da una evidente (rinnovata?) stima personale generata da questo:

“Dalla fine di marzo 2013 ha accettato di ricoprire il ruolo di responsabile della Comunicazione del Gruppo Parlamentare del Movimento 5 Stelle al Senato della Repubblica, e poi quello di coordinatore della Comunicazione della delegazione italiana M5S al Parlamento Europeo”. (dalla sezione “chi sono” del sito Byoblu).
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