Ravegan

Da domani, tofu romagnolo!

Una storia vegana


Questa è la storia di come la propria passione, se incontra i bisogni di una comunità, può trasformare il sogno in realtà. Paolo e Paola, due persone normali, l’hanno fatto. Bravi!


Paola e Paolo sono compagni di vita e di avventure. Una di queste avventure è quella che li ha portati da molti anni a sposare il veganesimo come modo di nutrirsi, ma anche di affrontare la vita. In questa intervista raccontano la storia di come è nato il loro progetto professionale a partire da questa loro passione. Una passione che è diventata un lavoro, impegnativo, ma pieno di soddisfazioni.

Quando nasce l’idea della gastronomia “Ravegan”?
Sai, le nostre ricette vegane le facevamo già per noi e poi a un certo punto abbiamo cominciato a fare in casa tofu e seitan. Preparare da mangiare è proprio una passione familiare! Pensa che nostro figlio Andrea ha iniziato a 14 anni a cucinare ed è stato proprio lui a farci scoprire il veganesimo!

Con gli amici del nostro gruppo d’acquisto vegetariano, il GRAS di Ravenna, abbiamo iniziato ad acquistare il tofu da vari fornitori, ma le persone non erano completamente soddisfatte del prodotto.

A una riunione, che alle riunioni si mangia sempre, abbiamo fatto assaggiare quello che preparavamo da noi e qualcuno degli amici ha detto: “ma perché non lo fate voi, per tutti?

E così, senza quasi farlo apposta, abbiamo pian piano cominciato a portare i nostri prodotti al mercatino del gas al centro sociale Spartaco. 15

Il lavoro, la crisi e la tenacia
[racconta Paolo] Quando iniziammo con l’autoproduzione e i primi mercatini avevamo entrambi ancora un lavoro. Poi nel 2011 Paola si licenziò dall’azienda agricola in cui lavorava e dopo poco tempo io persi il lavoro. Insomma nel giro di un anno e mezzo fummo costretti a reinventarci una vita professionale.

La prima a cambiare fu Paola, mentre io lavoravo ancora: lei stando a casa aveva più tempo per l’autoproduzione e il mercatino di Spartaco, che fino ad allora era stato poco più che un passatempo, diventò la sua occupazione principale. I prodotti al banchetto del mercatino cominciarono a diventare pian piano non solo tofu e seitan al naturale, ma anche ricette da asporto.

Così per fortuna quando io persi il lavoro a causa della crisi, c’era già un bel giro e un bel passaparola: i piatti a base di tofu e seitan, a chilometro zero e biologici, piacevano! Sono prodotti molto ricercati sopratutto da chi si ispira ai principi del veganesimo. C’era tanto da fare e in poco tempo ci siamo trovati a prendere parte a diversi mercatini dei gruppi d’acquisto della Romagna.

Come regolarizzare?
Fino a un certo punto questa attività era un’ancora di salvataggio per affrontare una situazione critica, ma a un certo punto ci siamo resi conto che grazie al passaparola aumentavano di mese in mese le richieste. Anche la produzione per i gruppi d’acquisto e i mercatini non poteva più essere improvvisata.

Ormai anche Andrea, nostro figlio, si era licenziato per poter lavorare con noi a questo progetto, ma non potevamo più “far tutto in casa”: avevamo necessità di un laboratorio che non fosse più la nostra cucina di casa in campagna e anche di regolarizzare tutto quello che facevamo. È così che abbiamo iniziato a cercare un posto adatto per un laboratorio.16

Un laboratorio non basta, ci vuole la rivendita!
Abbiamo iniziato a cercare uno spazio in cui allestire il nostro laboratorio, ma per ragioni burocratiche aprire un laboratorio è più complicato che aprire una gastronomia con associato il laboratorio per la produzione. In pratica siamo stati “quasi” costretti ad aprire una gastronomia.

Tutto questo viaggio è una storia di difficoltà che ci hanno spinto nella direzione che alla fine si è rivelata quella buona.

Insomma alla fine l’abbiamo trovato: il posto giusto, con le caratteristiche che servivano, in una bella posizione di passaggio e visibile. Ci mancava solo una cosa: i soldi!

I soldi???
Sai, perché, noi pensavamo di essere un po’ matti a cercare un posto senza avere i soldi e invece… ogni volta che chiedevamo un consiglio, una delucidazione all’azienda sanitaria per i permessi, ai vigili urbani per un’autorizzazione, tutti ci chiedevano: “ma ce l’avete il posto?”, e noi non sapevamo cosa dire perché lo stavamo soltanto cercando…

Comunque appena trovato il posto abbiamo cominciato a cercare i soldi. Ce ne servivano… perché c’era la cucina da comprare, gli impianti da sistemare, un minimo di arredamento. Insomma troppa roba per le nostre tasche. E poi sopratutto…

Noi non volevamo le banche!!!
Forse ci saremmo potuti arrangiare: per iniziare avremmo potuto chiedere aiuto alle banche ma abbiamo preferito che il nostro progetto venisse realizzato in linea coi principi che ci ispirano, che non riguardano solo come mangiamo, ma includono anche la solidarietà economica concreta. Per questo ci siamo rivolti alla cosidetta finanza etica.

Gabriele, un amico del nostro gruppo d’acquisto, ci ha suggerito di rivolgerci a MAG6, una cooperativa di finanza mutalistica e solidale, dove i soci hanno un nome e un cognome, non sono anonimi e ci tengono davvero che ci sia una forte impronta etica dietro ai progetti che supportano. Era quello che cercavamo.

Ma non è mica stato facile!

Mag6, una cooperativa di finanza mutalistica: un incontro decisivo
Ci hanno voluto incontrare, ci hanno fatto la radiografia per capire se il nostro progetto era coerente con i loro valori e poi ci hanno fatto le pulci su tutti gli aspetti amministrativi ed economici. Per noi che eravamo digiuni di queste cose è stato difficile, ma anche una manna dal cielo.

Mag6 ci ha accompagnato in tutti i passaggi preliminari e anche nei primi passi della nostra attività: una specie di ostetrica che dà sicurezza. Ma il loro è stato ben più di un aiuto economico e consulenziale: ci hanno chiesto di coinvolgere le persone che ci erano vicine nel nostro progetto, per verificare se c’era un nucleo di persone che credevano nel nostro progetto quanto noi. È stato così, attraverso vari incontri con amici e Mag6, che il nostro progetto ha iniziato a diventare “pubblico”.

Non potevamo tornare più indietro, ci stavamo mettendo la faccia con le persone della nostra comunità. Queste persone ci hanno restituito una forza incredibile, la forza necessaria per poter iniziare il nostro progetto sapendo che non eravamo da soli, che ci credevano e che potevamo farcela.

“Buongiorno, sono Ugooooooooooo!”
Se cominci in un certo modo, e pian piano vedi che la tua idea si può concretizzare, acquisti fiducia in te e nelle altre persone. E incontri persone “speciali”.

Una di queste è Ugo (della ditta U.G.O. di Faenza): il signore che ci ha fornito i materiali per la cucina del laboratorio. Non solo ci ha fatto spendere molto meno del necessario rimettendo a nuovo attrezzature dismesse dai ristoranti, ma anche ora, dopo il lavoro fatto — diciamolo — con amore, ogni tanto ci chiama con la sua voce squillante solo per sentire come vanno le cose.

O anche Filippo, da cui compriamo la soia: lui la coltiva a Meldola, così il nostro tofu è romagnolo fin dalle materie prime.

Incontri come quelli con Ugo e Filippo sono incontri che fanno bene al lavoro ma anche all’anima. E noi, in questo progetto ne abbiamo incontrate tante di persone così, e continua a succedere.

E il futuro?
Abbiamo aperto da pochi mesi e siamo impegnatissimi a far sì che questo nostro lavoro, di cui è parte integrante nostro figlio Andrea, si consolidi. Ma i sogni ci sono… gli amici, ma anche i clienti occasionali ci chiedono quando apriremo un altro punto vendita… ma ora è troppo presto. Anche se lo spazio del sogno è importante.

Per ora lavoriamo quattordici ore al giorno e quando la sera arriviamo a casa davvero ci resta solo il tempo per sognare. Ma non poniamo limiti alla provvidenza eh! Siamo stanchi, ma contenti per i tanti apprezzamenti, per le persone che a pranzo e a cena vengono a mangiare da noi.

Non è solo lavoro, ci restituiscono davvero tante energie.


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Questa mia intervista compare ne
Il mio libro di ricette vegan” in cui sono racchiuse proprio le ricette che cucinano ogni giorno.
Per chi volesse sapere di più di più di Paolo, Paola e Andrea questa è la loro pagina
facebook.

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