air show with italian flag , by antmoose (on flickr)

Perché tradurre in italiano?

L’inizio di un esperimento


Ho da poco iniziato ad usare medium per un sito con il quale collaboro, Poliamore Italia.

Luca(il mio ragazzo di Roma) aveva appena finito di migrarlo e, per problemi tecnici che non sto qui a spiegare, i commenti ai post sul sito non comparivano.

Così abbiamo iniziato a sperimentare con un account Medium.

Inizialmente volevamo usarlo solo in via temporanea per supplire all’impossibilità di commentare sul sito, ma poi ci siamo fatti prendere la mano.

Questa piattaforma ci è piaciuta subito perché è molto intuitiva (io sono quella “nabba” e analfabeta digitale dei due: anche solo l’interfaccia di gmail mi manda in tilt!).

Altra cosa che mi è piaciuta subito è la possibilità di commentare direttamente il paragrafo, o addirittura commentare una singola frase o parola: basta selezionarle e cliccare sul fumettino che compare sopra!

In questo lo trovo molto simile a google drive, strumento che ho iniziato da poco ad usare e che ci permette di lavorare insieme al nostro sito pur vivendo lontani (io vivo in Veneto).

Drive è più uno strumento per addetti ai lavori ( lo usiamo in una piccola redazione virtuale di sette persone, per correggere le bozze degli articoli prima di pubblicarli).

Medium, invece, coinvolge il lettore e lo rende contributore grazie alla possibilità di aggiungere delle “note a margine” sul prodotto finito.

E per quei testi “mai finiti” e in continua evoluzione, come un glossario di neologismi? Medium è lo strumento ideale per coinvolgere una comunità e far collaborare tutti all’aggiunta di nuovi contenuti. Il nostro glossario sul sito è proprio frutto di questa continua collaborazione tra utente e autore, e mi fa sentire parte di qualcosa di grande!

Ma mi sono accorta gli utenti italiani di medium sono ancora troppo pochi.

Così ho deciso di lanciarmi in un’iniziativa che penso possa invogliare il lettore italiano: ho deciso di tradurre alcuni post utili e/o interessanti.

E’ abbastanza nota a tutti, purtroppo, l’avversione dell’italiano medio per la lingua inglese: chi la snobba perché è una lingua “troppo omologante”, chi semplicemente non è riuscito ad appassionarsene perché era costretto ad impararla a scuola, magari con dei pessimi insegnanti( ricordo che io correggevo il mio insegnante di liceo, che era stato messo ad insegnare inglese pur essendo laureato in tedesco… un disastro!), chi invece , semplicemente, è abituato solo ad associarlo al lavoro e una volta fuori dall’ufficio non ne vuole più sapere. Ci sono poi quelli che invece parlano inglese da sempre, magari perché l’hanno imparata giocando al computer, ma non si sognerebbero mai di leggere un articolo scientifico o istituzionale scritto in lingua straniera.

Comincerò a tradurre alcuni post della collezione “About Medium” , per poi muovermi verso gli articoli più letti o più interessanti ed utili.

Chiunque può aggiungere contenuti a questa collezione, basta che lo facciate seguendo alcuni criteri che illustrerò meglio in un articolo a parte.

Di base tenete conto che:

1-Dev’essere roba comparsa per la prima volta su su medium.

2-Devono essere traduzioni di altri lavori già presenti su medium ed in una lingua straniera che io possa capire (per ora solo inglese, sorry!).

3-Deve esserci l’autorizzazione dell’autore dell’opera originale e dovete indicare il link al post in lingua originale come “further readings” in fondo all’articolo e viceversa va segnalato sull’articolo in inglese che ne esiste la verisone tradotta.

Anche se ho lasciato la possibilità a tutti di aggiungere materiale alla collezione, mi riservo il diritto di togliere senza preavviso contenuti che potrei considerare inappropriati.

Si dia il via all’esperimento, dunque!

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