Fricote: intervista a Julien Pham

Copertine colorate, illustrate, a volte in 3D. Redazionali mozzafiato, con immagini degne di campagne pubblicitarie o dal sapore molto fashion. Questo è ciò che rende la rivista francese Fricote unica nel suo genere: ad una prima occhiata potreste anche scambiarla per qualcosa di totalmente diverso ma, ve lo assicuriamo, parla di food. Ecco cosa ci ha detto il direttore Julien Pham.

Fricote magazine

Le copertine di Fricote sono stupende e molto insolite per una rivista di cucina. Mi puoi raccontare qualcosa del progetto che ci sta dietro?

Prima di tutto, grazie! E’ vero, la maggior parte delle riviste sul cibo usa gli stessi codici: fin dall’inizio, abbiamo voluto essere diversi e usarne uno tutto nostro. Il nostro obiettivo principale è che le persone capiscano che hanno a che fare con una rivista dedicata al cibo. L’idea è anche di rendere Fricote facilmente visibile nelle edicole, facendo copertine molto semplici, colorate quando possibile, ed anche intriganti. Quando sono presenti tutti questi elementi, allora sì che le nostre copertine catturano l’attenzione nella sezione food delle edicole.

Spesso in copertina usate illustrazioni, 3D e fotografia molto creativa: come scegliete la tecnica perfetta per ogni numero? Avete un team interno che si occupa della realizzazione o vi affidate a collaboratori esterni?

Tutto avviene in modo molto naturale. Dipende dalle persone che incontriamo e i buoni rapporti che si instaurano con alcune di loro. Molto spesso le nostre copertine sono il frutto di collaborazioni esterne. La prima cover è stata un’eccezione: abbiamo voluto realizzarla internamente, come una sorta di nostra dichiarazione di intenti relativa a Fricote. Anche il numero 5 ha una copertina realizzata internamente, perché sapevamo esattamente ciò che volevamo ottenere. E infine quella del numero 8, con la direzione artistica di Philippe Starck, è stata realizzata da noi. La tecnica usata dipende principalmente dagli artisti con i quali lavoriamo: ciò che voglio è che ogni nuovo numero sia diverso dal precedente.

Le fotografie all’interno di Fricote sono altrettanto stupefacenti: il cibo è ritratto come in un redazionale di moda.

Il nostro obiettivo con queste serie è di creare contenuti visuali di grande valore per i nostri lettori. A volte non c’è nemmeno del testo, ma solo immagini. Come per le nostre copertine, le idee arrivano collaborando con varie persone. Può essere qualcosa che abbiamo già in mente noi, oppure un lavoro di collaborazione. E’ anche successo che immagini di queste serie fossero così cool da andare in copertina (ad esempio sul numero 3).

Come scegliete il fotografo più adatto per ogni serie? Lavorate più volte con lo stesso o cambiate su ogni numero?

Ci è capitato di lavorare a più serie fotografiche con lo stesso fotografo, ma con concept molto diversi. Il fotografo-tipo con cui lavoriamo deve avere una tecnica ineccepibile, oltre a capire bene cosa facciamo su Fricote. Inoltre, dovrebbe essere sempre un lavoro di collaborazione, in cui il fotografo realizza una serie con noi, per noi.

Fricote #15 e #16

C’è qualcosa che non avete mai provato a fare, dal punto di vista visuale, e che vorreste tentare in futuro?

Penso che con l’ultima copertina (Fricote #15) abbiamo già messo alla prova i nostri limiti. È stata la prima che abbiamo realizzato in collaborazione sia con uno chef che con un artista, tenendo un piatto sospeso (con del polipo avvolto attorno ad un osso), in studio. La nostra prossima copertina sarà un’altra bella sfida: faremo (e fotograferemo) un’installazione di legno alta due metri.

Questa intervista fa parte di uno speciale dedicato all’editoria indipendente del settore food pubblicato su JPM 7.


Originally published at www.jumper.it on April 20, 2015.

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