Cuba — vol.2 — La Playa de l’Este

In realtà questo è il paradiso di Cayo Santa Maria….a la Playa de l’Este non abbiamo fatto foto…

Il turismo sessuale - o qualcosa di simile - è uno dei motivi per cui la “Vacanza a Cuba” è spesso decantata nei nostri bar locali, soprattutto in capannelli dove ci sono divorziati e scapoloni di mezz’età.

Portarsi a casa il trofeo de “la cubana” è quasi un luogo comune; tant’è che pure al sottoscritto è stato detto più volte “che ci vai a fare a Cuba con la fidanzata? Ma che sei scemo?”.

Io penso che se uno vuol usufruire dei servizi delle prostitute lo può fare anche a casa; anzi per certi versi lo ritengo più onesto con te stesso, che pensar di venir qui a far conquiste, quando il pagamento pecuniario è differente ma in fondo simile: da noi son 100 euro per mezz'ora, qui una serie di cene,vestiti e chissà cos’altro.

Ma non voglio giudicare: ognuno faccia quel che vuole, io la vedo così.

Oggi siamo stati al mare, a la Playa de l’Este, in una porzione di spiaggia Gay.

A parte che è molto frequente vedere signore di mezz'età o anche ragazze accompagnate in giro da bei mulatti, anche il turismo sessuale Gay è ben sviluppato nelle spiagge vicine a la Habana.

Ci sediamo e siamo circondati da occidentali in gruppo ( diversi italiani ) alternati da autentici gigolò locali giovanissimi. Tutti guardano intensamente tutti, e davanti al bagnasciuga è un via vai continuo di femminielli che si mettono in mostra, passando avanti e indietro ai tuoi occhi.

La spiaggia non è luogo di conquista serio, ci spiega un simpatico e ben tenuto cinquantenne molto socievole con il quale parliamo. Qui è più un luogo per “una botta e via”, o per appartarsi dietro le dune; qui presumibilmente il pagamento per la prestazione è cash. Ci sono squadre di ragazzi pronti a vendersi, che salutano gli habitué, ma ci sono anche regolari coppie gay e lesbo che stanno sulla spiaggia : non c'è solo il senso mercenario, ma è la parte più curiosa.

“Vedi quel vecchio là dietro - ci indica il nostro amico verso un signore anzianotto circondato da ragazzini mulatti - lui è sempre qui tutti i giorni, è spagnolo. Si porta una cassa da sei bottiglie di Ron e offre da bere al suo harem, del quale si circonda. Si ubriacano tutti, poi con qualcuno fa il bagno”. Effettivamente bevono tanto sotto un sole tremendo, sono ubriachi fradici. L’amico grasso dello spagnolo, gonfio di bere, si sceglie un ragazzino chiaro con il fisico magro e lo trascina in acqua per la mano. Il ragazzo è all’inizio un po’ restio a baciarlo: obiettivamente avrà una sessantina di anni, una quinta calante di zinne di lardo, rotoli che ondeggiano al vento e una pelle bianco latte. È troppo ubriaco -gli occhi velati e un sorriso ebete- e lo allaccia di forza alla sua faccia. A quel punto il ragazzino deve cedere e se lo porta a largo, a scambiarsi effusioni. L’altro - lo spagnolo - continua a bersi il Ron con il suo Harem: riempe i bicchieri, la musica esce dalle casse di una radio.

Sembra una scena vista in qualche documentario su Lele Mora, solo che la piscina di sfondo è naturale e non artificiale.

“Una volta ho visto Malgioglio, qui” - mi racconta ridendo - “è sceso da dietro le dune con 4 o 5 ragazzi che facevano finta di inseguirlo e lui faceva finta di cadere. Tutti gli italiani in spiaggia, sempre numerosi, lo hanno circondato come se fosse un Papa”.

Probabilmente il sesso mercenario tra uomini esiste ovunque e nello stesso modo visto dai miei occhi, quindi quello che vediamo non è così particolare; tuttavia risulta bizzarro ai nostri occhi, visto anche il luogo. Playa de l’Este è un luogo con un mare splendido, di mille sfumature azzurre diverse quando batte il sole. Una spiaggia bianca lunghissima che incontra decine di alberghi per turisti, villaggetti modesti per gli autoctoni e parti di flora incontaminata. Le Palme sono a pochi metri dal bagnasciuga, i cocchi vengono buttati giù, aperti e venduti interi per meno di 2 euro l’uno: ne bevi il latte, ne mangi l’interno. Tipo l’Isola dei Famosi.

Cartoline dalla playa de l’este (fonte google)

Pochi passi più a destra o a sinistra di noi, i cubani fanno il bagno,giocano a pallone,fanno volare gli aquiloni, mangiano improbabili zuppe di mais, i bambini gridano e si rincorrono.

“Non mi piace venire alla spiaggia Gay, mi da vergogna - mi racconta in serata un altro amico Gay che non ci ha accompagnato oggi alla spiaggia - è tutto molto esagerato, estremizzato. Non sopporto il turismo sessuale perché vieni continuamente disturbato da qualcuno -come ad un mercato- che vuol vendersi per farsi offrire di tutto. Lavoro nel turismo, ho un compagno fisso, viviamo la nostra vita insieme come la gran parte degli eterosessuali che non sopportano gli adescamento continui. Ci sono molti Gay, magari che si reprimono a casa, che vengono qui quattro volte l’anno per dare tutto, estremizzando il loro livello di perversione e gli atteggiamenti. Questi gigolò talvolta non sono neanche maggiorenni: si fanno coraggio ad accompagnare vecchietti che talvolta faticano a camminare solo e unicamente perché non hanno un soldo; o quantomeno perché vorrebbero potersi togliere qualche sfizio in più”.

Dietro a noi, a la Playa, c’è un vecchietto che cammina a fatica, accompagnato fisso da un giovane ragazzo muscoloso: se lo coccola, se lo porta in acqua, si fa offrire da bere e da mangiare, parlano.

“ Sessualmente non faccio niente con lui” - ci dice - “Troppo anziano, e probabilmente non ce la farebbe neanche fisicamente. Mi paga per compagnia: ci passo del tempo assieme. Meglio così”.

La situazione è comunque divertente e quantomeno inusuale per me: il vai e vieni di gigolò sul bagnasciuga che ti guardano e l’alternarsi di occidentali bianchi e pasciuti che fanno passeggiatine prima di gettarsi in acqua è qualcosa di mai visto prima.

L’acqua è bassissima e trasparentissima quando entri, stile piscina; devi nuotare un po’ per giungere a un altezza dove ti avvicini a non toccare la sabbia sottostante. Mi butto in acqua, faccio qualche bracciata, e rialzo la testa ben distante dalla riva : intorno e di fronte a me, coppiette di gigolò e cliente che si sbaciucchiano in intimità.

“Sono degli accattoni; te ne stai un giorno con uno e vuole che gli offri di tutto” - racconta un imprenditore napoletano sulla sessantina abbondante - “vogliono cenare fuori, ma io non ci vado: qui prendi il colera. Io mi porto due valigie di cose da mangiare italiane quando vengo, e mi cucino da solo. La dogana?? Pago dieci dollari cubani al doganiere e passo come se non avessi niente da dichiarare. Però c'è una cosa che li neutralizza: l’acqua gassata; non gli piace. Quando sono in camera con uno di loro,e mi chiede da bere, io gli offro sempre l’acqua gassata; è l’unico modo per vederli rifiutare qualcosa. Poi di solito mi riempio una bottiglia di acqua del rubinetto e gli do quella. L’acqua naturale che mi compro, costa: me la bevo per me”.

In realtà,ci verrà spiegato dopo, il napoletano non importa soltanto pasta e barattoli di pomodoro per sé stesso: riempie le valige di vestiti fatti da cinesi,pagati pochissimo. Li rivende al doppio ai cubani. Passa la dogana con una tangente di poco meno di 10 euro.

Con i soldi che muove rivendendo questi vestiti, si paga la vacanza. O quantomeno le marchette.

Qualche cubano sarà “accattone” , ma qualche italiano è negriero.

Tutto il mondo è paese.

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