Il vostro tempo, la mia sintesi

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Mi si dice prolisso, mi si addita come produttore di pipponi, mi si critica come uno di quelli “che scrive troppo”. Onestamente? Si tratta di una cosa che sta iniziando a rompermi i coglioni.

Scrivere deve essere un piacere, e deve venire naturale: leggere, lo stesso; anche se al contrario diventa piacevole se l’argomento interessa, e viene esposto in modo coerente e corretto. Personalmente -ma sicuramente si tratta di un approccio soggettivo- leggo volentieri tutto ciò che ha un certo ritmo, che alla ripetizione mentale delle parole su foglio proceda in un determinato battito; come un pezzo musicale. A volte, preferisco che il testo sia scandito da eccessi o bizzarrie di punteggiatura, o che al suo interno vi siano inserite parole o avverbi anche superflui rispetto al contenuto, perché mantenga un certo ritmo alla lettura. Più o meno “il Battito Animale” di cui parlava Raf.

Si, vi sto prendendo per il culo.

Da qui, la mia coerente e orgogliosa “non immediatezza” (rifatevela con Raf).

Oltretutto c’è un altro punto, molto ma molto più importante del ritmo: scrivo se ho qualcosa da dire, e decido se arrivarci direttamente oppure se “prendermela comoda” attraverso esempi o deduzioni. Se non ho niente da dire non scrivo, e lo stesso vale se ho da dir poco. Quindi, che senso avrebbe produrre un’opinione scritta se la lunghezza di questa non dovesse superare le 600 battute? Nessun senso, perché non si tratterebbe di un’opinione. Si tratterebbe di concetti Fast Food, e allora potrei orgogliosamente essere un avatar con un ego più grosso dei coglioni che mi avete fatto gonfiare con le vostre critiche, dominando i Top Trend di Hashtag su Twitter.

E invece fanculo.

Un’opinione esplicata prevede necessariamente un ragionamento e una serie di esemplificazioni a sua tutela, nonché un consequenziale lancio di input o questioni per la sua eventuale evoluzione (o naturale passaggio verso un sottoinsieme cultural/social/politico concatenato o comunicante).

Quindi il problema non si pone: io scrivo che cazzo mi pare -del vostro tempo me ne fotto- e voi potete tranquillamente proseguire a guardare le foto su Instagram.

La cosa realmente fastidiosa, a prescindere da me -perché tutto sommato non sono un cazzo di nessuno e mi leggete in 10, finendo l’articolo in due (io con l’altro account facebook e mia madre)- è il trend generale espanso, rispetto alla fruizione dei concetti online.

Più o meno, nel caos che orgogliosamente mi contraddistingue, lo dicevo anche in Immigrant Hype

il metodo più diffuso per la fruizione di informazioni web è diventato il maledetto smartphone.

Questo significa che i cosiddetti accessi che vi appaiono a corredo dei vostri articolini postati nelle vostre Fanpage su Facebook (unico modo per vedere numericamente le “persone raggiunte”, perché come evidentemente vi sarete accorti non accade nei profili personali dove siete costretti a misurare la vostra popolarità con i like) sono in realtà la conseguenza dello scorrere compulsivo della timeline che ogni possibile contatto produce con il suo dannatissimo ditino -a velocità spesso supersonica dovuta dalla smania spiona- mentre contemporaneamente sta parlando/cagando/aspettando il treno/subendo una visita ginecologica e chissà cos’altro.

Se avete una Fanpage collegata a un blog o un sito con un counter realistico degli accessi, provate a fare la proporzione tra le “persone raggiunte”, gli “accessi nella pagina” linkata nel post e le effettive letture complete della stessa.

Quale è il problema? Il tempo a disposizione? 12 minuti per leggere un pezzo? Se ve ne fotte qualcosa, non dovrebbero esserci problemi a spenderli. Se invece non ve ne fotte un cazzo, per quale diavolo di motivo sentite il bisogno di accedervi ed eventualmente lamentarvi?

Fottuto Twitter, che ha appiattito il confronto con le sue maledette battutine limitate e obbligate. Fottuto Twitter che ha dato il là a quell’informazione Fast Food che è la rovina di ogni dibattito, di ogni contenuto, di ogni discussione potenziale. Twitter doveva proporre aggiornamenti live rapidi, o semplici brevissimi stati d’animo: oggi come non mai rappresenta il media di riferimento per la COMUNICAZIONE POLITICA.

Come se 140 battute potessero mai essere sufficienti ad esprimere un concetto, a veicolare un contenuto, a rispondere ad un interrogazione, a promettere qualcosa.

Eppure lo usa il Presidente del Consiglio come i suoi principali oppositori, e come potete vedere dai TG nazionali, i loro Twitt generano reazioni, diventano notizie, dettano l’agenda.

Ridicolo.

Ovviamente, dobbiamo ringraziare per questo gli americani, che abusano di Twitter da molto più tempo di noi (gran parte di noi lo scaricano e poi si giustificano dicendo “non lo so usare, ho abbandonato l’account”. Riuscirebbe ad usare Twitter anche una scimmia, se qualcuno gli insegnasse l’alfabeto, credo). E per questa ragione infatti, se guardiamo ai contenuti dell’ultima campagna elettorale (inesistenti in pratica) si può capire quando questo trend possa definitivamente dare il colpo di grazia all’amministrazione politica nazionale italiana (lo ha già dato. Vedi #MatteoRenzi il signor Hashtag).

Fermandovi un attimo a pensare, capirete quindi anche come sia possibile che un Matteo Salvini oggi possa tranquillamente farsi forza di una presunta popolarità, auto candidandosi a leader di una presunta coalizione in opposizione al Governo in carica. Si, Matteo Salvini, che di contenuti non propagandistici e che di soluzioni lontanamente applicabili senza ricorrere a improbabili olocausti/genocidi/deportazioni, non ha mai proposto una beneamata minchia. Da quando esiste.

Quella volta in cui Matteo, denunciando la sua verità, invitò indirettamente i napoletani a lavarsi.

Ma infondo, sta roba sta ancora una volta andando per le lunghe, le immagini a corredo non c’entrano niente, io non ho messo (a parte Raf e Mattew Briaco) manco un video serio, quindi cosa caspita ce ne frega di proseguire? Cosa caspita dovrebbe fregarmene di scrivere, se anche chi sceglie di leggere -SCEGLIE di leggere- ci tiene a testimoniare la fatica spesa nel farlo?

Continuate tranquillamente a ricondividere le bufale del fattoquotiDAINO delle quali a fatica leggete il titolo (indignandovi), oppure a scorrere le bacheche come scorrete le foto (false) delle pischelle su Tinder con la bava alla bocca….

Continuate a subire l’informazione senza neanche far lo sforzo di leggere, che magari ci pensa un video smosso con un audio distorto, o un servizio montato ad hoc per terrorizzarvi corredato da tre pessime righe oscure, per generar in voi gli stati d’animo che volete sotto sotto provare.

Io personalmente me ne farò una ragione, come per tutta la mia vita sono andato a dritto a far quel cazzo che mi pare, quando mi piace.

Io, alla facciaccia vostra, mi leggo Vice.

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