Usabilità: un’opportunità per navigare rilassati

Luca Gallina
Jul 13 · 7 min read

“Da che parte devo cliccare?”

Di tutte le domande che un utente può porsi questa è senz’altro la peggiore dal mio punto di vista. Se devo trovare una definizione del concetto di usabilità è proprio quella di riuscire a ridurre al minimo il numero di domande che l’utente si pone mentre utilizza il tuo software.

In questa situazione, chi più di altri ti può aiutare è Steve Krug, guru dell’usabilità web e mobile.

“Non costringermi a pensare.”

Ciò che vuole dire è che quando un utente guarda una pagina web questa deve sembrargli il più evidente possibile, cioè spiegarsi da sé. In altre parole l’utente non deve fare alcuno sforzo mentale per capire di cosa tratta e come si usa.

Ma come posso fare per cercare di migliorare il risultato dei software che progettiamo?

In questo articolo proviamo ad analizzare quali sono gli elementi che creano “dubbi” nei nostri utenti ed a fornire alcuni consigli pratici o sbagli comuni nella progettazione, ispirati proprio dall’autore del libro “Don’t Make Me Think, Revisited: A Common Sense Approach to Web Usability”.

Cose che ci costringono a pensare

Un primo esempio per farti afferrare meglio questo concetto riguarda l’utilizzo dei nomi.

Ti sarà sicuramente capitato di vedere o usare dei nomi accattivanti, nomi generati dal marketing, nomi specifici dell’azienda, per identificare un bottone ad esempio. Questi nomi possono far riflettere inutilmente l’utente.

In situazioni di questo tipo, per venirne a capo, è necessario trovare un compromesso. L’esperto di usabilità e il responsabile del marketing devono scegliere il nome cercando di rispettare questa regola: deve essere il più ovvio possibile rispetto al suo significato.

Un altro motivo di confusione per l’utente medio sono i link e bottoni non ovviamente cliccabili. L’utente non dovrebbe mai pensare un secondo in più se su un elemento ci si può cliccare o meno.

Impossibile non parlare di icone. Esse sono importanti perché rappresentazioni di un oggetto, una funzione, un’azione, un’idea. Se non sono immediatamente chiare per l’utente, sono inutili e impediscono di completare un’attività.

Tutti questi piccoli punti interrogativi, che si innescano nella mente dell’utente mentre sta navigando, portano in dote un lavoro cognitivo che lo distrae da ciò che sta facendo.

Queste distrazioni, seppur lievi prese singolarmente, sommate, possono fare la differenza: vanno a minare la fiducia del tuo utente.

Perché? Perché su quel determinato sito/app/software non sono riusciti a fare, nella maniera più semplice possibile, ciò che si aspettavano di fare.

Il primo suggerimento?

Rendere autoevidenti solo le azioni più importanti sacrificando quelle secondarie. In questo modo le scelte meno rilevanti non distrarranno il nostro utente consentendogli di raggiungere il suo obiettivo risparmiando tempo e fatica.

Mi capita spesso di vedere ancora oggi applicazioni progettate da sviluppatori che non rendono chiare ed evidenti le azioni più importarti all’interno delle pagine.

L’esempio pratico?

Si tende a razionalizzare tutte le azioni che un utente può compiere ed inserirle con pari dignità all’interno di una pagina.

Prendiamo in considerazione proprio “Medium”. Il pulsante per fare un “applauso” è posto ben in evidenza, facile da cliccare e gratifica tanto l’utente quanto il writer (a proposito, se ti è piaciuto l’articolo batti un colpo!😉).

Meno evidente, invece, è il “rimuovi applauso”, tanto che probabilmente farai fatica a trovarlo.

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Eliminazione dei punti interrogativi

L’eliminazione dei punti interrogativi è il principio che dovresti seguire per fare in modo che l’utente sia concentrato su ciò che vuoi che faccia.

Devi porti le domande sulle quali gli utenti non dovrebbero fermarsi neanche un istante a pensare, come per esempio:

  • Dove sono?
  • Da dove devo cominciare?
  • Quali sono le cose più importanti in questa pagina?
  • Perché questa cosa si chiama così?

Applicando questo principio imparerai a riconoscere questa tipologia di domande e ad evitarle.

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Pensa come il tuo utente

La differenza tra come i progettisti web pensano che le persone usino i siti e come effettivamente li usano è più grande di quanto puoi immaginare.

Quando stanno creando un sito, loro si comportano come se gli utenti ne studiassero attentamente ogni dettaglio di ogni pagina. Non è così!

Quello che in realtà fanno, per la maggior parte del tempo, è dare una rapida occhiata alle pagine, guardare rapidamente porzioni del testo e fare clic sul primo link interessante o che ricordi ciò che stavano cercando. Chiaramente la navigazione di un sito web non avviene sempre in questo modo.

Questa visione semplicistica, al netto del tipo di pagina, dalle intenzioni dell’utente e da quanta fretta ha, permette di introdurre tre dati di fatto fondamentali nell’utilizzo che si fa del Web.

L’utente non legge le pagine. Le scorre.

Le persone tendono a trascorrere pochissimo tempo a leggere le pagine web. mentre tendono a scorrerle velocemente alla ricerca di una parola o frase interessante. Fanno eccezione le pagine Web che contengono notizie, ricerche o descrizioni di prodotti.

Secondo uno studio di tracciamento oculare condotto dalla Nielsen Norman Group, gli utenti leggono le pagine web scorrendo due strisce orizzontali e una striscia verticale creando appunto la forma “F”.

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In rosso sono indicate le aree maggiormente osservate.

Il motivo per il quale si adotta un approccio del genere può essere riassunto in tre punti:

  • Di solito l’utente ha un obiettivo ben preciso, naviga cercando di fare una determinata cosa e solitamente vuole farla in fretta.
  • L’utente è conscio del fatto che non serve leggere proprio tutto di una pagina Web, ma è davvero interessato solo ad una parte dei contenuti che offre.
  • Scorrere rapidamente riesce bene a chiunque, fin da quando si inizia a leggere. Lo si fa inoltre su giornali o riviste quotidianamente.

L’attenzione dell’utente tende quindi a concentrarsi su parole e frasi che sembrano corrispondere all’obiettivo che deve raggiungere. Si concentra infatti sugli interessi personali e sulle parole di interesse radicate nel sistema nervoso che innescano automaticamente una reazione, come ‘Gratis’, ‘Offerta’, etc.

L’utente non fa scelte ottimali. Solo soddisfacenti.

Ti sarà capitato, con rinnovata fiducia, di pensare che gli utenti scorreranno rapidamente la pagina, valuteranno tutte le opzioni disponibili e sceglieranno la migliore. In realtà ciò NON avviene. L’utente non sceglie l’opzione migliore ma la prima opzione ragionevole.

Una strategia nota come satisficing: il termine è formato dai verbi to satisfy, soddisfare, e to suffice, bastare.

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Perché gli utenti del Web non appena trovano qualcosa che potrebbe portare a ciò che cercano vi fanno clic, piuttosto che approfondire e trovare le opzioni migliori?

  • Di solito hanno fretta, e puntare al meglio è difficile e richiede molto tempo.
  • Effettuando la scelta sbagliata, non hanno molto da perdere. Il prezzo da pagare per aver scelto il link sbagliato è di solito uno o due clic sul tasto indietro (è il tasto più utilizzato nei browser web).
  • Soppesare le varie opzioni non necessariamente migliorerebbe le possibilità di successo. Ad esempio, sui siti mal progettati, sforzarsi di effettuare la scelta migliore non aiuta.
  • Tirare a indovinare è più divertente e se l’utente azzecca, il raggiungimento dell’obiettivo è più veloce.

È sempre opportuno contestualizzare quanto detto. Il metro di valutazione delle scelte disponibili, l’impegno e l’attenzione che l’utente mette nella ricerca di qualcosa sono sempre legati a variabili quali il loro stato d’animo, la fretta e la fiducia che hanno nel sito.

L’utente non cerca di capire come funziona. Cerca di cavarsela.

E’ probabile che ti sarai meravigliato quando, durante un test di usabilità, le persone hanno usato le cose senza capire come andrebbero usate oppure facendosi un’idea sbagliata di come dovrebbero funzionare. In pochissimi leggono le istruzioni, quindi la maggior parte procede per tentativi cercando di cavarsela. Oppure elaborando giustificazioni vagamente plausibili su quello che stanno facendo e del perché funzioni.

Un esempio calzante è il browser web, elemento essenziale per navigare in internet.

Per te è un’applicazione che consente di visualizzare le pagine Web. Ma per la maggior parte degli utenti è un motore di ricerca oppure è “quella cosa che usano per cercare e trovare le cose” e tante altre fantasiose definizioni.

Perché le persone non si sforzano di capire il corretto funzionamento di una cosa?

  • Per l’utente non è importante capire come funzionano le cose, basta riuscire ad usarle.
  • Se l’utente trova qualcosa che funziona, continua così; non appena l’utente trova qualcosa che funziona, o perlomeno gli permette di raggiungere l’obiettivo di interesse, non tenendo conto di quanto male possa farlo, non cercherà un modo migliore.

Conclusioni

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Quello che dovresti portarti a casa quindi è:

  • Se non riesci a rendere una pagina web autoevidente, cioè che un utente medio capisca cos’è e come si usa a colpo d’occhio, almeno rendila autoesplicativa.
  • L’aspetto delle cose aiutano a rendere una pagina subito riconoscibile con il minimo sforzo quindi fai attenzione alle dimensioni, al colore e al layout, ai nomi e inserisci un testo formattato con cura.
  • E’ molto importante che l’utente capisca come funzioni una cosa. Anche se il fatto che riesca a cavarsela può andare bene, questa strategia non è un modo di procedere efficiente ed è soggetto ad errori.

L’utente, capendo ciò che sta facendo:

  • Ha molte più possibilità di trovare quello che cerca.
  • Ha molte più possibilità di afferrare l’intera gamma di quello che il sito ha da offrire.
  • E’ maggiormente incline ad essere guidato nelle parti del sito che tu vuoi che veda.
  • Quando utilizzerà il sito, si sentirà molto più “smart”, sentirà di avere maggiore controllo sul tuo sito e vorrà tornare, aumentando la retention della tua piattaforma.

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