Le vere smart cities saranno quelle capaci di valorizzare i dati prodotti dagli smartphone dei cittadini
Dal monitoraggio delle infrastrutture alla mappatura dell’accessibilità delle strade, aumentano le idee su come utilizzare i dati dei sensori degli smartphone per migliorare la qualità della vita nelle città del futuro.

I big data sono ormai visti come fonte inesauribile di opportunità e ricchezza, e le più importanti città del mondo fanno a gara per utilizzarli nel modo più utile ed efficiente con l’obiettivo di fregiarsi del titolo di “smart city”.
Uno dei metodi più recenti e innovativi per la raccolta dati sui fenomeni cittadini è quello del crowdsourching tramite gli smarphone.
Se inizialmente si pensava che le smart cities necessitassero di un sistema IOT formata da una rete sempre più fitta a capillare di sensori fissi, ultimamente si stanno sperimentando nuove tecnologie che, sfruttando la sensoristica presente ormai in tutti gli smarphone che portiamo in tasca, riescono a raggiungere risultati migliori dei sistemi fissi.
Questi dati prodotti in continuazione dai sensori dei nostri dispositivi, ben diversi da dati personali che spesso vengono mercificati dai social network e che scatenano tante polemiche sulla privacy, sono invece una risorsa inesplorata ed innocua che però può aprire interessanti scenari per il futuro delle nostre città.
Come dimostra l’ultimo rapporto del McKinsey Global Institute, Smart cities: Digital solutions for a more livable future, la rivoluzione è appena iniziata.
Il monitoraggio dei ponti con Sensor Play della Senseable City Lab di Carlo Ratti.
A confermare questa tendenza c’è una ricerca condotta da un team del MIT di Boston (il Massachussets Institute of Technology) pubblicata qualche mese fa su una delle principali riviste scientifiche internazionali, i “proceedings” dell’IEEE dal titolo: Crowdsensing Framework for Monitoring Bridge Vibrations Using Moving Smartphones.
Nella ricerca, ripresa recentemente da un articolo di AGI, possiamo leggere come funziona il nuovo metodo di monitoraggio per i ponti pensato dagli studiosi del MIT:
La ricerca condotta da Thomas Matarazzo e firmata fra gli altri dagli italiani Carlo Ratti e Paolo Santi, dimostra come usando gli accelerometri presenti nei telefoni cellulari più evoluti e ormai diffusissimi, gli smartphone, si possano misurare le vibrazioni dei ponti, e da queste capire il loro stato di “salute strutturale”.
Gli smartphone infatti sono dotati di tre accelerometri, ovvero sistemi micro elettro meccanici, in grado di misurare lo spostamento del telefonino sui tre assi, altezza, lunghezza e profondità, e di registrare una serie di altri dati più o meno importanti.
L’opportunità, secondo i ricercatori del MIT, consiste nel creare una rete di sensori mobili per il monitoraggio dei ponti, usando appunto, i dati raccolti dagli accelerometri dei telefonini degli automobilisti. Rispetto ad una rete fissa di sensori, una rete mobile fatta in questo modo presenta diversi vantaggi: tra gli altri, è molto più pervasiva; ed è infinitamente più economica.
Per verificare se effettivamente gli smarphone possono essere utilizzati per monitorare la salute di un ponte è stato condotto un test a Boston, dove ha sede il MIT e dove operano i ricercatori del Senseable City Lab diretto da Carlo Ratti.
Sul ponte di Harvard è stata creata una rete di undici accelerometri fissi ed i dati raccolti sono stati messi a confronto con quelli generati da due iPhone che erano a bordo di altrettante auto. Per 42 volte i veicoli sono andati avanti e indietro mentre la app Sensor Play registrava i dati che riceveva dal ponte.
Risultato: i dati generati dagli smartphone sono paragonabili a quelli registrati dalla rete di sensori fissi. Ovviamente questo approccio funziona quando i dati presi in considerazione sono moltissimi: solo quando si entra in una dimensione di “big data” infatti, gli inevitabili falsi positivi e falsi negativi, che a volte uno smartphone può misurare.
Sebbene i ricercatori del MIT rimarchino la necessità di non abbandonare il classico sistema di monitoraggio fisso, grazie agli smartphone dei cittadini è possibile avere un flusso di dati continuo e costante sulle condizioni di una struttura, che possono formare un archivio di riferimento il quale a sua volta può aiutare gli esperti a prendere le decisioni migliori visto che un sensore mobile è in grado di fornire informazioni spaziali paragonabili a quelle di 120 sensori fissi.
La mappatura dell’accessibilità per i disabili realizzata con l’applicazione Kimap della startup Kinoa
L’utilizzo di accelerometro e GPS per la produzione di dati utili alla comunità sta alla base anche del progetto Kimap, realizzato dalla startup italiana Kinoa, con sede a Firenze.
Kimap è infatti basato su tecnologia, appositamente sviluppata e brevettata, che utilizza i sensori dello smartphone per realizzare un dispositivo integrato di navigazione/mappatura destinato principalmente alle persone con disabilità motoria.
Kimap riduce le barriere informative sul grado di accessibilità di strade e sentieri che il disabile percorre per i propri spostamenti (in città o in campagna, per lavoro o tempo libero) ampliando in questo modo le possibilità di sfruttare al massimo le potenzialità di spostamento offerte dai più recenti dispositivi per la mobilità.

Kimap è un vero e proprio navigatore che si aggiorna in modo automatico sulla base dei dati e delle rilevazioni che l’accelerometro e il GPS degli smartphone degli utenti rilasciano percorrendo strade e marciapiedi. Kimap rivela in questo modo la qualità del terreno e consiglia al disabile il miglior tragitto in base ad accessibilità, tempo e distanza.
Kimap, proprio per valorizzare le potenzialità del crowdsourcing, ha creato un suo format per la mappatura partecipata che coinvolge attivamente i cittadini: il crowdmapping. Durante queste sessioni i partecipanti percorrono itinerari prestabiliti la cui accessibilità viene mappata con precisione e grazie ai quali vengono realizzate mappe e documenti utili alle amministrazioni per redigere i loro piani urbanistici.
Gli scenari futuri
Questi esempi ci dimostrano il grandissimo potenziale dei big data prodotti a flusso continuo dagli smartphone dei cittadini che se utilizzati con competenza e professionalità vanno a fornire informazioni preziose e altrimenti non reperibili per la gestione delle aree urbane e per la creazione di applicazioni e servizi in grado di migliorare la vita delle persone.
L’auspicio è quello di integrare sempre di più queste tecnologie per il monitoraggio all’interno delle applicazioni di uso comune per i cittadini in modo da rendere il più semplice possibile la raccolta di questi dati.
Data la portata della sfida è necessario che le istituzioni, le università, i centri di ricerca e tutti i soggetti pubblici e privati che hanno le competenze e la tecnologia necessarie per lavorare in questo settore, facciano fronte comune e creino una piattaforma nella quale condividere le idee e tracciare le linee guida per questa rivoluzione che promette grandi benefici per ogni cittadino.

