Il Primo Punto Kodak delle banche

Robertagiulia
Oct 25 · 5 min read

Se un’innovazione di significato ha ridato vita alle candele (al loro mercato, e soprattutto alle persone che ci lavorano), potrà riuscirci anche per il futuro di chi lavora in banca, di chi produce/vende telefonini?

Arriva la luce elettrica, le candele non servono più per illuminare le case e i produttori di candele smettono di vendere candele; poi cambia il significato che diamo alle candele e le candele tornano tra noi: è già successo alle candele e alle pellicole fotografiche. #innovazionedisignificato #DesignThinking

Da quanto tempo non entrate in una banca? Io ci sono capitata qualche giorno fa per ritirare l’assegno circolare che ha dato ufficialmente vita a Lato.design.

Supero le porte, raggiungo l’atrio e ho subito un flash. «Sono sul set di una serie Tv?» — mi chiedo — «Genere apocalisse zombie?» L’edificio è enorme. E vuoto. Lo spazio è talmente grande che faccio fatica a calcolare di quanti metri si tratti. Almeno 300, stimo, e di sicuro per difetto. Piedi sul marmo lucido, occhi verso il soffitto, una decina di metri più in su, mi guardo intorno e mi dico che no, non è possibile, che forse è uno di quei sogni strani, iper realistici, che ti fanno pensare di essere sveglio. Non c’è nessuno. «Possibile?» mi chiedo. Giro la testa di qua e di là senza riuscire a vedere anima viva. Eppure la banca è aperta e, a meno che davvero non stia sognando, ci dev’essere qualcuno. Per forza. Poi sento un rumore rassicurante, familiare: è una specie di “tac-tac” su una tastiera sottile, di quelle silenziose, con i tasti felpati, e allora lo vedo: vedo lui, l’unico essere umano, oltre a me, in questo spazio enorme, e silenziosissimo, e vagamente inquietante. Sta dietro il suo vetro, a una trentina di metri da me, nell’unico sportello abitato. Lo raggiungo, mi presento, faccio quello che devo fare, prendo il mio circolare e lascio la banca. Ci metto poco. Pochissimo. Il circolare è pronto, il cassiere è veloce, e l’intera faccenda dura appena una manciata di minuti. Quando esco, non mi volto e torno dritta a casa, sul mio tavolo, dal mio Mac e dai miei libri. Ho lasciato la banca da giorni, ma la banca non ha ancora lasciato me. Ed è da allora che ci penso. Che penso a quel cassiere. A quell’uomo, solo dentro la sua banca. Penso a lui e alle persone che lavorano con lui, a quelli che io non ho visto (ma che c’erano, solo non in cassa, perché “ora si fa tutto online”), e alle loro vite. Alle loro giornate. Alle notti. Ai pensieri che di sicuro li attraversano. Alle domande che si fanno. Ai dubbi sul futuro. Sul LORO futuro.

Attivo la funzione #EMPATIA e mi metto nei loro panni.

Clic. Fatto.

Smetto di essere Roberta Giulia, la scrittrice, e divento Paolo, il cassiere-solitario. Sono Paolo, e sono anche Alessandro, il direttore, e Giovanna, il capo di Alessandro. Sono loro. E sono la loro moglie, il loro marito, sono il figlio ventenne che vuole andare a studiare in America. E ho paura. Faccio finta di niente, e vado avanti. «Okay, okay, ma c’è tempo.» — mi dico. Credo che non mi manderanno a casa, non me, magari qualcun altro sì, ma insomma… E di questa cosa ne parliamo poco, tra colleghi. Ci diciamo che “quelli come noi” serviranno sempre. Ci scherziamo: “Sta a vedere se un App può sostituirci, ma dai!” Anch’io rido, ma ci vedo. Non ce le ho le fette di salame sugli occhi e lo so che non andremo lontano, che in banca ci viene sempre meno gente, che la banca per come è fatta oggi, servirà sempre meno e che quindi saranno sempre meno anche le persone che ci lavoreranno.

«Cosa farò domani? Cosa ne sarà di me quando quello che ancora mi “permettono di fare” non servirà davvero più a nessuno?»

Eccola, la mia domanda: la domanda del cassiere, del suo capo e del capo del suo capo e che non tocca solo loro, come non riguarda solo la Banca, ma anche chi vive dentro e intorno alla banca, al credito, ai servizi e ai prodotti che gravitano in quell’universo. Alle esperienze di chi in banca non ci andava da mesi. Forse anni.


RGA: occhiali e cappello

Poi torno Roberta Giulia. Sono di nuovo la scrittrice, quella strana che porta sempre i cappelli, vive di scrittura, e non ha paura dell’intelligenza artificiale che sta per sostituire lei e tutti quelli come lei, ma addirittura festeggia. Sono quella che a forza di leggere e scrivere libri sul futuro, oggi parla della sopravvivenza delle candele, e della loro rinascita. Di come le candele non ci servano più per illuminare ma siano ancora in mezzo a noi, nelle nostre case. E delle pellicole, del Primo Punto Kodak delle pellicole e del secondo.

Cos’è? Il Primo Punto Kodak è il giorno in cui alla Kodak si sono accorti che i loro fantastici prodotti non li voleva più nessuno. “Se con un cellulare scatti mille foto al giorno gratis, perché comprare una pellicola che poi devi portare da un tizio che te la stampa?” Ta-daaa: eccoci al Primo Punto Kodak. Perché primo? Perché di punti Kodak ce ne sono già stati due e il secondo coincide con il momento in cui alla Kodak hanno deciso di cambiare il loro perché, cioè il meaning, il significato delle loro pellicole e le pellicole sono tornate.

Del Primo Punto Kodak della letteratura. Del cambiamento radicale nel quale siamo immersi noi e il SIGNIFICATO che diamo alla lettura, alla scrittura, e che già tocca l’intero mercato editoriale. Dei cambiamenti che già vediamo, che abbiamo già vissuto.

«Nel bel mezzo delle crisi che stiamo vivendo (economiche, finanziarie, sociali, ambientali, politiche, culturali) verrà a galla l’esigenza radicale di nuove visioni, non solo di nuove soluzioni. In un futuro estremo vorremo ancora le stesse cose, gli stessi servizi? Probabilmente no, perché un’auto non è solo un mezzo di trasporto, e un telefonino non è solo un telefonino.» [“Change now or fail tomorrow” — Lat°]

>> Quindi ci servono risposte?

>> Certo. Ecco perché dobbiamo tutti quanti iniziare a farci qualche domanda.

>> Ma tutti chi, esattamente? Chi è che deve iniziare a farsi qualche domanda?

>> Chi lavora in banca, chi produce telefonini, chi gestisce i centri commerciali, chi vive di trade e di retail. Chi scrive, chi vende libri, chi produce occhiali, e scarpe da trekking, chi apre negozi, chi non vuole chiuderli… E no, non ho finito.

>> Okay, chiaro: tutti-tutti. In pratica, chiunque?

>> Non proprio: solo quelli che si guardano intorno e vedono, anzi hanno già visto cambiare il loro scenario e non hanno voglia che qualcuno più veloce di loro li preceda nella volata verso un futuro migliore.

Lato.Design

Lat°

A Better Future. By Design.

Robertagiulia

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<<We turn world into words. And viceversa.» #Writer #DesignThinker

Lat°

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