Chi vuol essere candidato? Il centrodestra fra primarie e… Strasburgo

Partito Democratico e Movimento 5 Stelle mirano al 40% alle prossime elezioni politiche e un centrodestra compatto può lanciare la sfida. Chi sarà il candidato premier?

Meloni, Berlusconi, Salvini: la vittoria del No al referendum può riavvicinare tutto il centrodestra?

Erano stati tanti ed esultare dopo la debacle del Partito Democratico al referendum costituzionale di dicembre. In prima fila, oltre al Movimento 5 Stelle, c’era anche il centrodestra. Sì, ma cos’è il centrodestra oggi? Per rispondere a questa domanda è necessaria una radiografia a tutto un movimento che, nell’aprile del 2008, vinceva le elezioni politiche col il 46% dei voti. All’epoca si presentarono, insieme, tutti i maggiori leader di una destra che vedeva in Silvio Berlusconi l’unico elemento insostituibile capace di catalizzare voti e attenzioni. Ma nel 2017 è ancora così? Oggi il centrodestra è diviso ma non spaccato, a differenza di quello che sta accadendo a sinistra. Una lacuna colmabile con quella diplomazia che solo l’ex Cavaliere sembra possedere, fra l’estremismo di Matteo Salvini e le spallate di Giorgia Meloni.

Silvio Berlusconi attende la sentenza della Corte di Strasburgo per tornare candidabile.

Berlusconi guarda a Strasburgo.
Ancora una volta aspettano tutti lui. Il ritorno, la grande ri-discesa in campo contro un sistema che, dice lui, “ha voluto farmi fuori”. Silvio Berlusconi non molla e dopo aver festeggiato 80 anni a settembre è pronto a tornare a guidare il centrodestra. Un unico, piccolo problema: Silvio Berlusconi è incandidabile. Nell’estate del 2013 l’ex Premier è stato condannato in via definitiva da parte della Corte di Cassazione per frode fiscale nel processo Mediaset e da allora è decaduta la sua carica di senatore della Repubblica. Per via della legge Severino, Berlusconi non ha potuto infatti candidarsi alle successive elezioni europee del 2014 e non potrà farlo in nessuna tornata elettorale fino al 2019. A meno che Corte Europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo, alla quale Berlusconi ha fatto ricorso, non decida di “riabilitarlo” alla carica politica. “Sentenza nel 2017 per Berlusconi? Non inverosimile”, ha detto Guido Raimondi, presidente della Corte, in una recente intervista. Berlusconi potrebbe dunque tornare in gioco proprio in attesa delle prossime elezioni politiche. E il centrodestra avrebbe di nuovo il suo leader pronto ad essere candidato.

12 novembre 2016: Matteo Salvini a Firenze contro la riforma costituzionale.

Salvini scalpita e la popolarità aumenta.
Intanto in questi ultimi anni il centrodestra ha provato a trovare un’alternativa a Silvio Berlusconi. Il nome più forte rimane quello di Matteo Salvini, leader della Lega Nord dal 2013 quando con l’81% ha sconfitto Umberto Bossi nelle primarie del partito. La popolarità di Salvini in Italia è in crescita: partito come un movimento federale, la Lega Nord sotto la sua guida ha assunto connotati sempre più nazionalistici e “Roma ladrona” è diventato “Bruxelles bacchettona”. E’ aumentato il consenso e la campagna referendaria di dicembre ha visto uscire vincitore anche e soprattutto lui. Rimane il problema dei numeri: come non li ha Berlusconi, nemmeno la Lega Nord ha i consensi necessari per correre da sola verso Roma. Per questo un centrodestra compatto sotto il suo nome è ipotesi verosimile ma ancora tutta da decifrare. Con Berlusconi le diverse vedute rimangono evidenti, dall’uscita dell’euro fino alla prossima legge elettorale. Ma i due assicurano di essere d’accordo “al 95% sul programma elettorale” ed entrambi vorrebbero poi ricoprire il ruolo di candidati premier: Berlusconi fa leva sul buon senso per trovare un accordo, Salvini vuole che decidano gli elettori con le primarie, forte del consenso e della crescente popolarità.

Giorgia Meloni nel 2012 ha lasciato Berlusconi per fondare Fratelli d’Italia.

Meloni vuole le primarie, poi farà da spalla.
Giorgia Meloni rappresenta la terza incomoda in caso di primarie nel centrodestra. “Incomoda” perché da quando nel 2012 decise di abbandonare la linea del Popolo delle libertà (Berlusconi) nell’appoggiare l’allora governo Monti, la Meloni si è costruita una certa credibilità che alle ultime elezioni europee del 2014 ha portato più di un milione di persone a votare per Fratelli d’Italia. Per questo anche la Meloni reclama il suo spazio e invoca alle primarie per eleggere il candidato Premier. Ma assicura “che se vincesse un altro accetterei di fare campagna elettorale per lui purché non si imponga con metodi superati”. Il messaggio è chiaro.

Qualora si dovesse andare a votare con questa legge elettorale è aperta la rincorsa al 40% dei voti al primo turno. Se sinistra e Movimento 5 Stelle assicurano di poterci arrivare -ad oggi è una previsione molto ottimistica-, un centrodestra compatto e unito sotto un unico leader potrebbe al momento solamente aspirare a questo risultato. La realtà evidenzia come la strada verso quel 40% sia ancora lunga ed in salita. Ma il problema rimane il leader, in attesa di (ipotetiche?) primarie

Simone Basilico

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