Ginecologi obiettori, di cosa si parla?

Il bando indetto dalla Regione Lazio per l’assunzione di due medici non obiettori ha fatto discutere tutta Italia sulla sua legittimità

La Bilancia
Feb 23, 2017 · 5 min read

La vicenda che è su tutte le prime pagine e su tutti i notiziari di questi giorni riguarda l’aspro scontro tra la Regione Lazio, rea di aver indetto un bando per soli ginecologi “non obiettori”, e il Ministero, affiancato da varie associazioni dei medici. In questo caso il nodo cruciale è di carattere legale e questo articolo cercherà di fare chiarezza sulla questione tralasciando gli aspetti di carattere etico, morale o religioso. Iniziamo dalla legge di riferimento in questione.

La legge 194

E’ la legge che garantisce a tutte le donne di abortire gratuitamente in tutti gli ospedali italiani entro i primi tre mesi di gravidanza e, in caso di aborto terapeutico, fino al quinto mese. L’aborto può essere sia chirurgico sia farmacologico (con la pillola Ru486) ma richiede comunque la presenza di un ginecologo abortista (con uso della pillola serve in caso ci sia la necessità di estrarre il feto). La legge è stata approvata nel 1978, per poi essere ratificata nel 1981 a seguito di un referendum, ed è il simbolo della lotta femminista in Italia.
(Per il testo della legge clicca qui)

Manifestazione femminista in favore della legge 194 e contro il referendum del 1981 che ne chiedeva la cancellazione

L’obiezione di coscienza

All’interno della stessa legge 194, all’articolo 9 per l’esattezza, è previsto che ginecologi, anestesisti, infermieri e ostetriche possano rifiutare di effettuare un’interruzione volontaria di gravidanza a patto che la struttura ospedaliera sia in grado di garantire lo stesso il servizio. In questo momento, in Italia, i dati ministeriali indicano che il 70% dei ginecologi è obiettore di coscienza ma, sempre secondo i dati ministeriali, il restante 30% è in grado di coprire comunque le richieste poiché il numero di aborti è in calo.

Il bando per i “non obiettori”

La contesa di questi giorni riguarda un bando indetto dalla regione Lazio in cui, gli eventuali vincitori per la posizione di ginecologi, non avrebbero la possibilità di dichiararsi obiettori nei primi 6 mesi, pena il licenziamento, né dopo questo periodo di prova, quando rischierebbero la “mobilità” o la messa in “esubero”. Il governatore della Regione Lazio, Zingaretti, ha giustificato la scelta dicendo che gli obiettori nella sua regione di competenza sono il 78% e che in questo caso le figure ricercate sono solo 2, un numero così esiguo da non creare una discriminazione ma atto, invece, alla garanzia dell’applicazione di una legge dello Stato (la 194 appunto) su cui l’Italia ha già subito un richiamo dalla Ue.

I ginecologi

Bisogna inserire una postilla interna a questi dati, prima di parlare delle ragioni di chi è a favore o contro questo bando (ricordandosi sempre che il discorso riguarda un piano legale/sociale e non etico). Il 70% di obiettori come media (dato che arriva fino al 93,3% in Molise e al 92,9% nella nordica Bolzano) non è spiegabile se si guardano dati religiosi ed etici a meno che non sia, quella del ginecologo, una professione strettamente cattolica. La verità è che di questo 70% non sono tutti obiettori etici o religiosi ma si potrebbe usare il termine più improprio di “obiettori professionali”. Con simili numeri, infatti, qualora un ginecologo decidesse di non fare obiezione di coscienza si troverebbe a dover mutare il suo mestiere in “abortista” e quindi eseguire quasi e solo quest’unica pratica per tutta la vita. E anche questa, giusta o sbagliata, è una motivazione sacrosanta visto che queste persone non hanno passato quasi 10 anni della loro vita a studiare ginecologia per praticare solo aborti. Per fare un parallelismo, forse forzato: è come per le tasse, se tutti le pagassero si pagherebbe tutti meno, ma chi sarà a cominciare a pagare?

Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e primo difensore del bando “incriminato”

Le ragioni di chi è a favore di questo bando

La posizione di chi è favorevole a questo bando è principalmente quella in favore della garanzia del diritto della donna di poter scegliere l’interruzione volontaria di gravidanza entro il terzo mese, quindi si parla di termini legali, ovvero dell’applicazione della legge 194. Ci sono regioni come il Molise, ad esempio, che hanno un solo medico strutturato che deve rispondere a tutte le richieste che arrivano dalla regione. Questo si riallaccia al discorso fatto proprio sui ginecologi: difficile credere che tutti gli altri siano obiettori reali, è più probabile credere che non vogliano passare al vita a praticare una sola operazione. In più, ad essere a favore di questo bando, sono state diverse associazioni attive in campo medico o femminile che hanno denunciato l’aumento di aborti clandestini e illegali proprio per l’impossibilità di riuscire ad eseguire questa pratica nei 3 mesi consentiti dalla legge. Sembra difficile ma se si vive in una zona in cui il proprio ospedale di riferimento non ha all’attivo ginecologi non obiettori bisogna, per forza di cose, spostarsi in un altro senza mai sapere se in quello si avrà più fortuna. In più, con questi numeri, ci si scontra con calendari pieni, urgenze, carenza di personale. Insomma, un vero e proprio inferno che porta la maggior parte delle donne a dover eseguire l’interruzione di gravidanza negli ultimi giorni permessi dalla legge.

Le ragioni di chi è contrario a questo bando

A tuonare contro questo bando oltre alla Chiesa, sono state il ministro Lorenzin e diverse associazioni mediche. I motivi del Ministero sono l’illegittimità di un bando atto a creare una “discriminazione” religiosa e il fatto che, secondo i dati in loro possesso, le pratiche di interruzione di gravidanza sono in calo e, quindi, il servizio si riesce a garantire con i numeri attuali. Diversa la posizione di qualche Ordine dei medici regionale e di varie associazioni a tutela della categoria dei ginecologi, che parlano di una violazione dei diritti del lavoratore. Impedire, infatti, ad una persona di diventare obiettore nei primi sei mesi vuol dire applicargli una forzatura psicologica essendo questa una scelta personale, religiosa ed etica.

Il Ministro della salute Beatrice Lorenzin

Cosa accadrà adesso?

Se sul piano etico la questione è molto delicata, sul piano pratico bisogna aspettare che si concludano le indagini sulla legittimita del concorso. Se verrà riscontrata una violazione dal punto di vista giuridico riguardo ai diritti del lavoro e alla legittimità di porre tali vincoli esclusivi in un bando pubblico, la Regione Lazio sarà costretta a fare un passo indietro e riscrivere tutto. In caso contrario questa potrebbe essere una svolta epocale per la sanità italiana.

Dario Jovane

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