Libia, non si ferma il caos politico

Continua la guerra civile tra il Governo sostenuto dalle Nazioni Unite e il Governo degli oppositori a Tobruk. La situazione e gli interessi in gioco.

La situazione politica in Libia è fortemente caotica.

Nel paese si vive un clima da perenne colpo di stato, con tutte le varie organizzazioni paramilitari rivali che sembrano pronte a marciare, da un momento all’altro, sul Parlamento. L’Italia e l’Europa, così come la Russia e gli Stati Uniti, guardano con attenzione a questo angolo d’Africa.

Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj, Primo Ministro del Governo di Accordo Nazionale libico con il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al momento della firma dell’accordo Italia-Libia sui migranti (2 febbraio 2017).

Come se fosse una partita, gli schieramenti sono due: Italia e Europa sostengono Sarraj, attuale capo del Governo, dopo essere stato nominato in seguito ad un accordo interno tra le varie fazioni libiche nel 2015. Sarraj e i suoi oggi controllano la parte occidentale del paese, dove c’è anche Tripoli, la capitale. All’inizio di febbraio Sarraj e l’Italia hanno firmato un accordo con lo scopo di limitare e regolare il flusso di migranti che arriva dalla Libia nel nostro Paese. Secondo quanto firmato, l’Italia si impegna a fornire un supporto tecnologico e tecnico alla Guardia Costiera libica, al fine di migliorare le condizioni dei centri di accoglienza in terra di Libia, oltre che acquistare medicine e attrezzattura di livello maggiore. Ecco perché quindi l’Italia sostiene Sarraj.

Il principale oppositore dell’attuale Governo libico è il generale Haftar, che controlla la parte orientale del Paese e ha la sua base a Tobruk. Haftar sostiene di essere l’unico ad avere la forza e l’organizzazione militare per liberare la Libia da tutti i terroristi ed estremisti che ne minano la sicurezza.

Il generale Haftar, capo del Governo di opposizione a Tobruk.

La Russia e Putin hanno deciso di sostenere Haftar, aiutandolo nel suo progetto di realizzare un governo autocratico laico. L’obiettivo di Putin è quello di realizzare un stato amico in Libia, proprio come ha già fatto con la Siria, dove è intervenuta militarmente oltre un anno fa a sostegno del presidente Bashar al-Assad. Con l’elezione di Donald Trump, anche gli Stati Uniti sembrano essere più inclini a sostenere Haftar, ritenendo migliore un uomo forte e operativo come il generale rispetto ad un governo incapace di esercitare a pieno il proprio potere.

Avere Russia e Stati Uniti alle spalle è un punto di forza non di poco valore per Haftar, ma secondo i diplomatici italiani la sua figura non è molto amata in Libia e per questo non è il candidato ideale per cercare di riunificare il Paese. Europa, Italia, Russia e Stati Uniti guardando alla Libia, ognuno con i propri interessi.

Matteo Serra

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