Che Guevara amava il rugby

di Mario Bocchio

Ernesto «Che» Guevara, a sinistra, con la maglia del San Isidro di Baires

Diffidare di chi dichiara che lo sport e la politica non hanno alcuna relazione. Perché è proprio chi nega la relazione tra le due cose che in realtà sta affermando il contrario. E’ uno dei concetti espressi nelle prime pagine di “Ernesto Che Guevara ,il Rugby e altri scritti sulla palle ovale”, edizione Sedizioni. Un concetto che ci sentiamo appieno di condividere. Un libro scritto a più a mani che ripercorre le vicende del giovane Fuser, uno dei tanti soprannomi che il Che aveva da giovane.
 Uno sportivo, il Che. Uno che, nonostante i problemi di salute dovuti all’asma e un fisico gracilino, ha praticato le più diverse discipline, con grandissima passione.

Che Guevara, il rugby e altri scritti sulla palla ovale

Il nuoto era la passione della madre, ed è stata anche una delle sue. Ma sembra che proprio un bagno in acque gelate in età molto piccola abbia segnato irrimediabilmente la salute di colui che da li a poco diventerà protagonista della Rivoluzione Cubana. Di lui si conosce tutto, o quasi, dai giorni della traversata a bordo del Granma all’arrivo trionfante a l’Havana, ma meno del periodo antecedente. Un periodo, quello della sua giovinezza, dove lo sport è assoluto protagonista, e dove invece l’interesse per la politica non ha ancora preso il sopravvento.
 E’ un occasione di conoscere un Che diverso, anzi di conoscere colui che, Che, ancora non era. E che però di soprannomi ne aveva già collezionati tanti.
 Appassionato di rugby, si diceva. Era bravissimo nei placcaggi e aveva davvero tantissima grinta. Così dicono coloro che lo hanno conosciuto da vicino

Il volume da spazio anche a dei suoi scritti sul rugby, dei frammenti estratti dalla rivista Tackle, che lui curava personalmente.
 Il rugby ha avuto una storia tormentata sia in Argentina che in Italia. La destra fascista e quella peronista all’inizio hanno cercato di fare proprio questo gioco e usarlo per la propaganda, ma la storia non è andata come i gerarchi dei due Paesi avrebbero voluto. Ed è molto interessante questa parte, nel libro, perché chiarisce e smentisce molti luoghi comuni legati a questo sport e alla sua diffusione. E racconta anche le vicende di giovani rugbysti divenuti desaparecidos. Molti di origine italiana.

Il “Che” (primo da destra) con la maglia dell’Yporá Rugby Club

Per i Pumas, la nazionale argentina di rugby, Ernesto Che Guevara è qualcosa di più di un punto di riferimento. E l’orgoglio di essere rugbisti come lo è stato lui, è stato manifestato in maniera chiara durante i mondiali di Francia dove la nazionale argentina è arrivata addirittura in semifinale, sconfitta solo dai futuri campioni del Sudafrica. Ma dopo avere, per ben due volte, sconfitto i padroni di casa della Francia.

Il Che fondò anche una rivista di rugby, che si intitolava Tackle, dove firmava gli articoli con il soprannome di Chancho (maiale…datogli perchè si vantava di portare la maglietta da rugby per 25 settimane senza lavarla)

Il Che nuotatore, rugbista, ma anche alpinista, e ciclista. Giovanissimo, compie tremila Km di percorso all’interno dell’Argentina in bicicletta, un viaggio che anticipa di qualche anno quella che sarà l’esperienza che gli cambierà la vita. Il viaggio in America Latina con la sua “Poderosa II”, una Norton 500, raccontato nel film di Walter Salles, “I diari della motocicletta”. E proprio nella scena iniziale scopriamo un Ernesto giocatore di rugby , giovane e pieno di passione per la vita stessa.

Un Che Guevara appassionato di boxe come di scacchi, che a Cuba ha contribuito a promuovere. Ma c’è anche il calcio, il suo tifo per il Rosario Central, e la sua passione per il ruolo di portiere.
 Quanto sport nella vita di Fuser. Sport che lo ha messo spesso faccia a faccia con i suoi limiti fisici, esperienze che ne hanno formato anche il carattere, ma che hanno contributo in maniera decisiva a farlo diventare il Che.

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