Rugby, storica Italia: prima vittoria contro il Sudafrica

di Mario Bocchio

L’Italrugby scrive una pagina di storia battendo il Sudafrica (20–18) che sarà forse il più brutto della sua storia, ma questa è comunque un’impresa sportiva che può rappresentare una svolta per il movimento ovale. Gli azzurri hanno saputo rispondere alla sfida muscolare però confusa dei due volte campioni del mondo, e con il passare dei minuti li hanno sfiancati prima ancora psicologicamente che sul piano fisico. Una partita perfetta, il capolavoro tattico del nuovo ct Conor O’Shea che non si era scomposto dopo la pesante sconfitta dell’Olimpico di una settimana fa. “Questi ragazzi hanno straordinarie possibilità”, aveva detto. Parisse e gli altri gli hanno dato ragione giocando un match di epica intensità, con un Favaro mostruoso di placcaggi e rincorse, una linea arretrata esemplare nel chiudere le iniziative dei Boks. Che per più di un’ora hanno provato a fare cornate coi nostri, ma sono stati ricacciati indietro. Viene da sorridere, pensando che la difesa dell’Italia è stata affidata proprio ad un tecnico straniero, Venter. La prima meta di un altro sudafricano “azzurro”, Van Schalkwyk, ma soprattutto quella dell’abruzzese Venditti nella ripresa hanno suggellato una partita da ricordare per sempre.

Van Schalkwyk, il sudafricano ‘buono’ — L’Italia ha cominciato benino con una multifase fino alla linea dei 22 avversari, poi un avanti sul passaggio di Bronzini e da quel momento è stato un rosario di falli azzurri: 4 calci di punizione in 4 minuti, la mischia che provava a frenare il drive sudafricano dalle rimesse laterali, ma quando Paige apriva sui tre-quarti era un giochetto per Le Roux inserirsi ed offrire ad Habana per la prima, facile meta ospite. Pareva il prologo di una storia già letta mille volte, invece alla ripresa del gioco l’Italia sorprendeva tutti con Val Schalkwyk, sudafricano d’Italia, che partiva feroce da un raggruppamento ordinato e marcava sulla spinta dei compagni. Canna trasformava.

Padovani, un calcio di speranza — La sorpresa e la gioia duravano però pochi minuti, perché — rubato un pallone in mezzo al campo — i Boks partivano a sorpresa sulla destra con De Allende: Parisse sbagliava clamorosamente il placcaggio e il gigantesco centro sudafricano filava in meta, con Lambie che ispessiva il vantaggio. Calci sghembi, mani insaponate, tanta confusione: i due volte campioni del mondo confermavano di attraversare un periodo di crisi e gli azzurri ne approfittavano, accorciando le distanze alla mezz’ora (10–12) con una punizione da quasi metà campo di Padovani per un fallo ospite in mischia ordinata.
 
 Nella ‘guerra’ comanda Favaro — Il miracoloso salvataggio di Padovani e Benvenuti su Lambie, che sembrava già in meta, era la fotografia di un finale di tempo emozionante e finalmente concreto per l’Italia: gli azzurri reggevano il durissimo impatto con gli Springboks intorno ai punti di incontro — monumentali placcaggi di Favaro, Minto e Venditti — , sempre supportati dai tre-quarti, e alla fine costringevano all’errore gli avversari, chiudendo la prima parte di un ruvido e generoso match sotto di 2 soli punti.

Venditti e un sorpasso da leoni — Con due piloni nuovi e poco esperti come Quaglio e Ferrari il pacchetto azzurro si ritrovava subito orfano di Fuser (ripetuti falli in mischia) e Lambie metteva dentro un facile calcio di punizione. Parevano le prime gocce d’un diluvio, invece l’Italia resisteva con un uomo in meno e tornata in 15 dava inizio ad una strepitosa serie di pick and go: guadagnava metro su metro fino a quando Bronzini apriva a sinistra per Benvenuti e poi Venditti marcava una meta quasi storica, con il piede di Canna che portava gli azzurri incredibilmente davanti dopo quasi un’ora di gioco.
 
 Un finale da impazzire, e la festa — Un calcio di Jantjies ma subito un altro di Canna. Gli Springboks perdevano la testa, però due pasticci azzurri — una mischia persa su propria introduzione, un avanti di Bisegni — riportavano gli ospiti nella metà campo italiana. I ragazzi di O’Shea non perdevano la concentrazione, continuavano ad aggredire impazziti di entusiasmo e voglia di vincere. Nel finale c’era anche tempo per recriminare per una meta forse ingiustamente a Fuser, ma non importa. Oggi è tempo di festeggiare una giornata indimenticabile e forse un primo passo verso un nuovo futuro ovale.

Italia-Sudafrica 20–18 (10–12)

Marcatori: 8' pt meta Habana, 11' meta Van Schalkwik tr Canna, 17' meta De Allende tr Lambie, 30' cp Padovani; 5' st cp Lambie, 18' meta Venditti tr Canna, 21' cp Jantjies, 24' cp Canna, 39' meta Fuser

Italia: Padovani — Bisegni, Benvenuti, McLean, Venditti — Canna (30' st Allan), Bronzini (30' st Gori) — Parisse, Favaro, Minto (20' st Steyn) — Van Schalkwyk (27' pt Biagi), Fuser — Cittadini (1'st Ferrari), Gega, Panico (1' st Quaglio). A disposizione: D’Apice, Boni.

Sudafrica: Le Roux (30' st Goosen) — Combrinck, Venter, De Allende, Habana — Lambie (12' st Jantjies), Paige (12' st De Klerk) — Whiteley (30' st Mostert), Alberts (25' st Mohojt), Carr- De Jager, Du Toit — Koch (12' st Nyakane), Strauss, Mtawarira (12' st Kitshoff). A disposizione: Mbonambi.

Arbitri: Clancy (Irl)

Note: 2' st cartellino giallo Fuser. Man of the match: Padovani.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.