L’inattesa complessità di Plutone

Le nuove immagini ad alta risoluzione inviate da New Horizons lasciano gli astronomi senza parole


Quando Plutone era solo un puntino indefinito nello spazio, con pochissime caratteristiche superficiali ricavabili dalle immagini sfocate di Hubble, l’unica cosa che gli scienziati avevano capito è che la superficie del pianeta nano presentava delle diversità: le variazioni di albedo indicavano che dovevano esserci regioni più chiare ed altre più scure, che riflettevano meno la luce solare.

Ci si attendeva però di trovare un terreno butterato di crateri, non troppo dissimile da quelli visti su altri corpi del sistema solare già visitati da precedenti missioni. Niente di tutto questo. Le immagini ad alta risoluzione inviate in questi giorni dalla sonda New Horizons, scattate durante il fly-by del 14 luglio scorso, ci mostrano un mondo di inaspettata complessità.

Con una risoluzione di circa 400 metri per pixel, le nuove immagini svelano una straordinaria varietà di paesaggi, forgiati da forze geologiche di cui si stenta, per ora, a comprendere la natura. Si distinguono terreni più antichi, scuri, corrugati, ricchi di crateri e montagne. E poi ampie distese pianeggianti, più chiare, suddivise in zolle di varie forme poligonali. Si vedono caotiche catene montuose, interrotte da profondi canali che sembrano essere stati scavati da materiali trasportati a valle. Si intravedono quelle che sembrano dune e che, se lo fossero, renderebbero più fitto il mistero di Plutone: quale forza può aver generato dune, in un’atmosfera sottilissima e priva di venti sufficientemente impetuosi?

È difficile trovare una sintesi unitaria per spiegare la complicata morfologia svelata dalle immagini di New Horizons. Le montagne potrebbero essere grandi blocchi di ghiaccio d’acqua, debolmente ancorate a un soffice strato di ghiaccio d’azoto, che ricopre uniformemente le regioni pianeggianti. Ma quali forze siano all’opera, capaci di rimescolare di continuo la superficie di Plutone, fino a cancellare ogni traccia di crateri da impatto su vasti territori, questo ancora non è chiaro. La luna Caronte non ha la massa sufficiente per indurre su Plutone le frizioni interne in grado di compiere un simile lavoro: per quanto vicinissima, non può avere la forza che ha, per esempio, Giove nel deformare Europa e plasmarne la superficie.

Che possibilità rimangono? Forse il calore rilasciato da un’intensa radioattività interna? Non lo sappiamo. Per ora non possiamo far altro che attendere l’arrivo di nuovi dati e, nel frattempo, goderci le magnifiche immagini regalateci da New Horizons.

Ecco cosa vedremmo, se potessimo osservare la superficie di Plutone sorvolando l’equatore da una distanza di 1.800 km. L’area scura e butterata in basso è chiamata Cthulhu Regio. L’ampia pianura luminosa è lo Sputnik Planum. L’area totale osservata si estende per circa 1.800 km. Le immagini che compongono questa vista sintetica sono state acquisite da New Horizons il 14 luglio 2015 da una distanza di circa 80.000 km. Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute
Vista totale dello Sputnik Planum, circondato da un paesaggio di incredibile complessità, molto frastagliato, ricco di montagne, canali e crateri. Le più piccole caratteristiche visibili nell’immagine misurano circa 800 metri. Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute
La regione mostrata in quest’immagine si estende per circa 470 km e si trova a nordovest dell’ampia pianura chiamata informalmente Sputnik Planum. È sorprendente la diversità morfologica fra la pianura e questa complicata area di montagne, valli, canali e crateri. Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute
L’area qui mostrata si estende per circa 350 km. È formata da un continuo alternarsi di terreni più antichi e terreni più giovani. La riflettività della zona montagnosa, butterata di crateri, è bassissima. L’elemento più enigmatico è costituito dalla scura regione centrale, attraversata da creste ravvicinate, disposte più o meno in parallelo, che assomigliano a dune. Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute