Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Le nuvole di Giove

Non di solo Plutone visse New Horizons


La copertina di questo post è un mosaico di tre immagini della Piccola Macchia Rossa di Giove, sorella minore della molto più celebre Grande Macchia Rossa. Furono acquisite dalla sonda New Horizons della NASA il 26 febbraio 2007, mentre si trovava a una distanza di circa 3,5 milioni di chilometri dal pianeta gigante. Si tratta della più dettagliata osservazione finora realizzata di questa struttura atmosferica di Giove, formatasi nelle scorse decadi attraverso la fusione di tre tempeste minori. L’area coperta dal mosaico è, dall’alto in basso, di 33.000 chilometri, cioè due volte e mezzo il diametro della Terra. La risoluzione è di 17 chilometri per pixel.

Le foto furono scattate con la camera LORRI (Long Range Reconnaissance Imager) di New Horizons mentre il Sole tramontava sulla Piccola Macchia Rossa. Questa scelta fu dettata dal fatto che gli strumenti della sonda sono stati costruiti per fotografare col massimo dettaglio il mondo in penombra di Plutone. Fotografare l’atmosfera di Giove in pieno Sole avrebbe significato accecare completamente gli strumenti di bordo, producendo immagini sovraesposte, inutilizzabili.

Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

In quest’altra immagine possiamo vedere invece la Piccola Macchia Rossa a colori. È una composizione insolita, che mette insieme i dettagli più fini, acquisiti dalla camera LORRI di New Horizons il 27 febbraio 2007, con gli elementi cromatici, ripresi quasi nello stesso istante da Hubble, lontanissimo in orbita intorno alla Terra, con l’ormai dismessa Wide Field Planetary Camera 2 (WFPC2). I particolari catturati da New Horizons, da una distanza di 1,9 milioni di chilometri da Giove, hanno una risoluzione di 15 chilometri per pixel.

La Piccola Macchia Rossa, che ha una larghezza pari a circa il 70% del diametro terrestre, è un anticiclone: a differenza delle tempeste terrestri, è una regione di alta pressione, che ruota in senso antiorario. Verso la fine del 2005, cambiò gradualmente colore acquisendo una tinta rossastra, simile a quella della Grande Macchia Rossa. Gli astronomi pensano che il fenomeno sia dovuto al fatto che la tempesta abbia cominciato a dragare dagli strati inferiori dell’atmosfera gioviana goccioline ricche di zolfo. Una volta trasportate 50 chilometri più su, in mezzo alle nubi di ammoniaca, alla sommità dell’atmosfera, le goccioline, esposte alla luce solare, hanno liberato lo zolfo, dando alla tempesta la nuova, caratteristica colorazione.

Credit: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute

Quest’altra immagine è una composizione di diversi scatti effettuati con lo strumento MVIC (Multispectral Visual Imaging Camera) di New Horizons. I colori sono tarati per corrispondere, nei limiti del possibile, a ciò che un essere umano avrebbe visto, se avesse guardato Giove “cavalcando” New Horizons.

Nessun pianeta del sistema solare ha un’atmosfera così ricca di contrasti, di caratteristiche e di sfumature come Giove, neppure la Terra. Quest’immagine ne è un vivido esempio. Mostra una fascia dell’emisfero Sud del gigante gassoso, a partire dall’equatore, vicino alla linea del terminatore: si distinguono nitidamente i vortici di numerose tempeste, nonché l’alternarsi di fasce e zone, cioè le bande scure e chiare che attraversano orizzontalmente l’atmosfera del pianeta.

Resta da chiarire un’ultima cosa. Che ci faceva New Horizons presso Giove nel 2007? Era lì per ricevere un assist gravitazionale, cioè una sorta di poderoso calcio nel sedere interplanetario a spese della gravità di Giove, che ha consentito alla veloce sonda di ridurre di ben tre anni la durata del lunghissimo viaggio verso il sistema di Plutone. Un viaggio, come sappiamo, coronato dal successo per il fatidico fly-by del 14 luglio scorso.