Una guerra evitata per un soffio

Il 23 maggio 1967 è una data che alla maggior parte delle persone non dice nulla, fortunatamente. Quel giorno però accadde qualcosa che avrebbe potuto scatenare una guerra nucleare. I radar dei tre siti di un ente militare chiamato BMEWS (Ballistic Missile Early Warning System), dislocati in Alaska, Groenalndia e Regno Unito, andarono in tilt tutti i tre contemporaneamente. Lo scopo di quei siti era monitorare possibili attacchi da parte dell’Unione Sovietica.

La prima reazione dei militari fu di rendere massimo lo stato di allerta, temendo che il malfunzionamento dei radar fosse stato provocato dai sovietici per mascherare un attacco imminente. Ma prima di scatenare una risposta armata, fortuntamente i responsabili del NORAD, il comando della Difesa americano, si ricordarono che esisteva un dipartimento, con sede a Boulder in Colorado, deputato a monitorare quotidianamente il Sole per scoprire in anticipo eruzioni che avrebbero potuto provocare tempeste geomagnetiche sulla Terra. La risposta del Solar Forecast Center fu immediata. Proprio per quel giorno era attesa una potente tempesta solare, scatenata dall’attività di un gruppo di macchie solari che erano cresciute in modo insolitamente ampio a partire dal 18 maggio. Poiché i tre siti del BMEWS erano tutti esposti al Sole nel momento in cui i radar smisero di funzionare, fu evidente che la colpa del problema non era stata dei russi ma del Sole.

Le trasmissioni radio e le reti elettriche dell’emisfero settentrionale furono sotto scacco per un’intera settimana. La pioggia di particelle cariche che colpì l’atmosfera creò aurore boreali visibili addirittura fino alla latitudine del Messico. Scampato il pericolo di una guerra catastrofica, gli americani decisero da allora di potenziare in modo sostanziale il sistema di allerta meteo per il monitoraggio dell’attività solare. Un investimento in grado di scongiurare una guerra. La storia di questi avvenimenti è raccontata in uno studio appena pubblicato sulla rivista Space Weather.