L’incontro sulla Libia a Parigi ha portato ad un cessate il fuoco

L’incontro parigino del 25 Luglio tra Fayez al Serraj, primo ministro dello stato libico riconosciuto dall’Onu e Khalifa Haftar , il capo delle forze armate dell’Esercito Nazionale Libico, si è concluso con un cessate il fuoco ed una promessa di elezioni entro il prossimo anno. Si tratta per lo più di una dichiarazione d’intenti, ma si è stabilita la volontà di indire delle elezioni entro la fine del prossimo anno, oltre che quella di trovare una soluzione politica alla questione.

Da sinistra: Fayez Al Serraj; Emmanuel Macron e Khalifa Haftar. Via Huffington Post

Oggi la causa della pace ha fatto grandi progressi” ha detto il mediatore dell’incontro, il presidente francese Emmanuel Macron, che ha voluto dare una forte accelerazione al dialogo tra le due forze in campo nella guerra civile, scavalcando, secondo una buona parte dei quotidiani italiani, il governo italiano. Ma, per quanto abbiano esasperato le esigenze italiane (a parte la presenza dell’Eni in Libia si tratta solo di questioni relative alla reputazione internazionale, comunque molto opinabili) e preso i risultati dell’incontro con grande ottimismo (altre volte le due parti hanno fatto saltare gli accordi presi), è sicuramente un passo rilevante da parte del presidente francese, che sembra voler rafforzare ancor di più il suo peso a livello internazionale. Lo aveva già dimostrato con la sua aperta opposizione alla scelta di Trump di abbandonare gli accordi di Parigi (è stato più duro della Merkel, almeno a livello pubblico).

Gli accordi comunque sono molto sui generis: si prevede un cessate il fuoco immediato e si esplicita la volontà di trovare una soluzione politica e di indire delle elezioni, senza però indicare una data vera e propria. La questione rimane complicata: Haftar, che ha conquistato buona parte della Libia orientale, ha una potenza militare maggiore rispetto allo stato riconosciuto dall’Onu, e può sopraffare uno stato che ha una forte legittimazione internazionale ma che non riesce ad imporsi sul piano interno. Macron lavora per permettere la sopravvivenza dello stato riconosciuto dall’Onu con l’ingresso delle forze armate di Haftar. L’ accordo non prevede nessuna azione per il contrasto al terrorismo.

Il governo italiano, forse spinto dalla pressione mediatica dovuta all'incontro di ieri, ha aperto un dialogo, nella giornata di oggi, con Serraj sulla questione immigrazione. Il premier italiano Paolo Gentiloni ha manifestato la possibilità di intervenire con le navi militari per bloccare in partenza lo sbarco di immigrati sulle coste italiane, con l’appoggio politico della Germania:

Lavoriamo contro i trafficanti assieme alle autorità libiche, centrali, locali”, ha detto il premier italiano. […] Un paio d’ore fa ne ho parlato con la Merkel che mi ha confermato l’impegno della Germania a sostenere le iniziative italiane per il contrasto al traffico di essere umani e alla cooperazione italo-libica”

Fayez al Serraj e Paolo Gentiloni. Via La Repubblica

La politica italiana non si sta dimostrando contraria all’attivismo francese, purchè si prendano impegni sul traffico di esseri umani che parte dalle coste libiche. Il ministro degli esteri Angelino Alfano, in un’intervista su La Stampa, oltre ad aver ribadito la solidità dei rapporti con la Francia (“ Abbiamo un rapporto fraterno con la Francia. Il Mediterraneo è un’area d’interesse comune per entrambi.”) ha affermato:

Ci sono tanti negoziati aperti. Quello francese non è il primo e temo che non sarà l’ultimo. Noi guardiamo con favore le iniziative che favoriscono il dialogo e dunque anche quella francese. ”

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