Le responsabilità di una Scuola trasmissiva

Quanta responsabilità ha la Scuola tradizionale nel formare le aspettative formative degli studenti e delle loro famiglie?

L’individualizzazione dell’apprendimento, la valutazione individuale, spinge gli studenti a sopravvalutare certi talenti necessari per affrontare i compiti prestazionali tradizionali, mentre li porta a sottovalutare l’importanza di quei talenti non coinvolti in questi compiti. Le prestazioni individuali, valutate come prestazioni in compiti standard individuali (interrogazione, compito scritto), tendono a enfatizzare l’importanza di capacità e talenti individuali (impegno nello studio, capacità di memorizzazione, capacità di risolvere problemi a risposta chiusa, applicando regole e procedure standard, capacità di scrittura e comprensione del testo ecc.). Tutti noi, genitori, ragazzi e insegnanti, siamo figli di quell’impostazione.

L’enfasi posta sulle performances individuali e su compiti prestazionali genera negli studenti “pregiudizi” e una falsa coscienza di sé. I ragazzi pensano di valere (o di non valere) solo in relazione ai criteri del successo scolastico così come tradizionalmente definito, misurato in voti!

La scuola tradizionale è responsabile di questa distorsione percettiva negli studenti, che si “sopravvalutano” o “sottovalutano” ( in rapporto alle competenze veramente necessarie per avere successo nella vita), in quanto si misurano sui criteri di valutazione del successo scolastico!

Un ragazzo può avere la media dell’8 nelle discipline, ed essere, contestualmente, privo di competenze sociali, relazionali, critiche, comunicative e creative.

Spesso agli esami di stato assistiamo a buone performance ( dal punto di vista comunicativo o dal punto di vista creativo …) di studenti giudicati “mediocri” con gli standard tradizionali; mentre assistiamo a pessime performance di studenti con medie di voto alte, ma che risultano poco comunicativi, poco creativi ecc.

Forse così si spiega la sopravvalutazione della didattica tradizionale (lezione frontale, studio, verifica) da parte degli studenti che normalmente “vanno bene”; sopravvalutazione dovuta al fatto che essa fa emergere i talenti “tradizionali” che ricevono normalmente feedback positivi, attraverso prestazioni usuali (interrogazioni, compiti). E’ chiaro che lo studente che è sopravvalutato in quei compiti e che trova difficoltà nel lavorare a progetti di carattere collaborativo, compiti autentici (dove deve dare prova di competenze non standard, di tipo progettuale, realizzativo, creativo e collaborativo), si trova a disagio e vuole tornare al tradizionale.

La sottovalutazione delle competenze “altre”

A causa di questa impostazione formativa (così tipica della scuola italiana), lo studente è portato, indirettamente, a credere che il successo negli studi e poi nel lavoro, ma anche il successo nell’affrontare situazioni e risolvere problemi nella vita reale, dipenda solo da queste sue capacità personali (saper studiare, saper memorizzare, saper ripetere ed esporre, saper applicare regole per risolvere problemi chiusi, saper scrivere in modo corretto). Lo studente è così portato a svalutare o non tenere in alcun conto competenze tradizionalmente tenute fuori dalla formazione scolastica (come quelle che fanno riferimento alla comunicazione, al pensiero critico, alla creatività, alla capacità di leadership, all’utilizzo delle nuove tecnologie); a sottovalutare o svalutare la capacità di collaborare con gli altri per affrontare e risolvere problemi, o per realizzare qualcosa. Gli studenti, in genere, non comprendono l’importanza della capacità di progettare, pianificare e raggiungere obiettivi; e, infine, sottovalutano la capacità di interagire con gli altri in modo appropriato.

Ma quale futuro prepariamo ad uno studente che esce dalle nostre scuole con le sole competenze scolastiche standard?