Sopravvivere alla crisi: i modelli per un giornalismo sostenibile

Glocalnews
Nov 18, 2016 · 4 min read

di Claudio Cucciatti, Elisa Conselvan

“L’idea che Internet abbia ferito a morte le edizioni cartacee dei giornali è sbagliata. Fin da quando hanno iniziato a girare le prime rotative — ha detto Pier Luca Santoro, esperto di comunicazione digitale e project manager di DataMediaHub a Glocal News 2016 — gli editori hanno regalato le informazioni. É la pubblicità che ha sempre tenuto in piedi le Redazioni”.

Dal 2009 l’interesse di chi acquista spazi pubblicitari sui giornali è rimasto costante. La colpa del crollo dei fatturati dei quotidiani ricade quindi sulla cattiva gestione delle concessionarie. A questo si aggiunge che il 55,9% delle persone, nel 2015, ha letto un quotidiano senza averlo comprato. Molti lo sfogliano al mattino, al bar. Paywall, membership, native advertising: qual è dunque il modello di business che potrà garantire un futuro all’informazione?

“L’errore più grande dei nuovi siti d’informazione italiani — ha spiegato Santoro — è voler rincorrere le corazzate Repubblica.it e Corriere.it proponendo lo stesso modello. Il risultato è uscirne a pezzi. I lettori non seguono più i brand, comprano un giornale rispetto che un altro solo se ci trovano qualcosa di nuovo o di particolare. Per questo — ha concluso il relatore — la qualità dei contenuti, la capacità di creare una comunità digitale e l’identificazione dei lettori con la linea editoriale sono gli ingredienti da mixare con delicatezza per creare un cocktail informativo attraente e gradevole”.

Per Santoro il paywall, per un sito generalista italiano, è in questo momento una scelta che non proietta verso nessun futuro. La prospettiva è ben diversa negli altri Paesi europei e oltreoceano, dove giornalisti e lettori hanno compreso l’importanza, rispettivamente, di produrre e scegliere contenuti approfonditi, originali e, in certi settori, più friendly. “Quando si parla di paywall in Italia — ha sottolineato — si giustifica questa scelta editoriale affermando di offrire contenuti di qualità. Sarebbe molto interessante discutere quale sia il confine tra un lavoro adeguato al prezzo e uno non meritevole di pagamento”.

L’uso di AD block da parte degli utenti online è sempre più diffuso, ma non sono pochi gli esempi di contenuti a pagamento che su internet funzionano. Alberto Puliafito, direttore di Blogo, è tra i fondatori di Slownews.it, che prevede anche l’invio di una newsletter a pagamento. SlowNews è un progetto di pura curatela editoriale di notizie che di cui si legge poco su internet. Lo stesso team di giornalisti ha fondato anche il portale di content marketing Wolf, dedicato al mondo del b2b. In un contesto come quello contemporaneo di sovraccarico informativo, in cui ogni minuto nascono 571 nuovi siti, la sfida è mantenere la peculiarità del brand.

Oggi sembra che le news si siano slegate dal brand, trasformandosi in commodities, ma qualche testata riesce a mantenere forte la propria identità, come ad esempio Il Post. “Il valore aggiunto del giornalismo — commenta Puliafito — sta nella capacità di scegliere le notizie, di creare contesto e di ottimizzare i flussi (ad esempio, per un caso di cronaca nera è meglio un articolo unico costantemente aggiornato di tanti articoli che riportano date diverse)”. Purtroppo, però, non sempre è così. A dettare l’agenda sono le aziende, oppure i social media o, ancora, la fame di notizie “spazzatura” da parte dei lettori? In realtà l’agenda è dettata dal modello di business, che, se basato solo sulla ricerca del traffico e degli sponsor, è sbagliato.

In uno studio di Tim Rosenstiel sul vero problema del giornalismo online, è emerso come siano le metriche ad essere sbagliate, perché in origine pensate per la vendita di prodotti su internet. Eppure su questo click basiamo la qualità del prodotto giornalistico, con il rischio di andare verso un sempre maggiore appiattimento e incoraggiando un modello di business che genera quei mostri che pagano 2 euro al pezzo. In questo modo è tutto l’ecosistema ad essere disfunzionale, perché finisce con il danneggiare la professionalità sia l’editore sia del giornalista.

“Esistono delle alternative?” — si chiede Puliafito -. Sì, ci sono diversi modelli possibili, conosciuti rispettivamente come free, freemium, paywall, play per read, membership, e varie possibilità di finanziamento, utili anche per salvare il giornalismo locale: adsense, tabellare, native advertising (come il progetto Cocainenomics del Wall Street Journal, il cui contenuto è stato sponsorizzato da Netflix per promuovere la Narcos), programmatic (in cui i banner sono articoli correlati) e affiliazioni (dove i link a prodotti vendute ad esempio da Amazon portano introiti agli editori)”. E spiega come Wolf copi il proprio modello da altri fornitori di servizi, mettendo al centro del modello di business il lettore al posto dello sponsor. Google e Facebook vanno usati come volani, per poi portare i lettori sulle nostre piattaforme e è incauto regalare a Facebook i nostri contenuti con gli instant articles: occorre sapersi promuovere con i nostri stessi contenuti e imparare l’analitica digitale per ripensare l’esperienza dell’utente.

“Pagare per leggere può essere un vantaggio, — continua Puliafito -, anzi ricordiamoci di quel vecchio detto che dice ‘se non paghi, il prodotto sei tu’. Wolf utilizza il modello subscription e offriamo anche pezzi su commissione dei lettori. Però penso che il paywall per i giornali generalisti italiani non funzionerà mai”.

Pier Luca Santoro conclude l’incontro affermando che il vecchio modello non funziona più, così come non funziona più un modello valido per tutti. “Si è confusa la disintermediazione con la democrazia. La disintermediazione in realtà non esiste, oggi ci sono dei nuovi intermediari e tar quelli di assoluto rilievo c’è Facebook. Inoltre, è stato un errore considerare i social come canali di distribuzione.

“Sono tre le parole chiave alla base di un modello di business sostenibile: contenuti, reputazione e comunità. È fondamemtale stabilire una relazione privilegiata con i lettori, come ha fatto, ad esempio, Il Guardian, e i contenuti devono essere di qualità, personalizzati, fruibili ovunque, credibili, abbondanti, a basso prezzo”, conclude Santoro.

La seconda giornata di #glocal16

Tutti gli articoli degli incontri della seconda giornata della quinta edizione di Glocalnews

    Glocalnews

    Written by

    Il festival del giornalismo digitale locale di Varese organizzato da @varesenews. Ingresso gratuito.

    La seconda giornata di #glocal16

    Tutti gli articoli degli incontri della seconda giornata della quinta edizione di Glocalnews

    Welcome to a place where words matter. On Medium, smart voices and original ideas take center stage - with no ads in sight. Watch
    Follow all the topics you care about, and we’ll deliver the best stories for you to your homepage and inbox. Explore
    Get unlimited access to the best stories on Medium — and support writers while you’re at it. Just $5/month. Upgrade