DANTE 750

di Matteo Furcas, Marta Latini, Emiliano Mariotti e Gabriele Nicolussi


Alcuni storici parlano della fine di maggio, altri della prima metà di giugno. Non esiste una data condivisa ma almeno sull’anno sono tutti d’accordo: nel 1265 nasceva a Firenze Durante di Alighiero degli Alighieri, più semplicemente Dante. Il Poeta con la P maiuscola. L’italiano più noto al mondo insieme a Leonardo. In occasione del 750° anniversario della sua nascita e in concomitanza con l’Esposizione Universale, l’Università degli Studi di Milano organizza una serie di eventi aperti a tutti per promuovere e diffondere la conoscenza di un autore considerato ancora, a distanza di secoli, un punto fermo imprescindibile della letteratura mondiale.

Recitazione, musica, danza e tecnologia si uniranno per riportare alla luce in tutta la sua vitalità un’opera, la Commedia, che «oltre lo spazio e il tempo — spiega Giuliana Nuvoli, professoressa di Lettere Moderne e responsabile del progetto — rappresenta la storia della specie umana e di ogni singolo individuo». Dal palco della sala di rappresentanza della Statale dove, nell’ambito del progetto Dante a teatro, il 24 maggio sarà messo in scena Terra madre, terra matrigna, omaggio ai tanti immigrati che come Dante hanno dovuto abbandonare la casa natia. Al cinema, con tutte le trasposizioni, le citazioni e le suggestioni dell’opera dantesca nella storia del grande schermo. Fino al Dante multimediale, che sarà allestito al Castello Sforzesco.

Un’occasione, quella della coincidenza di Expo e anniversario, che non si è fatta sfuggire nemmeno l’Accademia della Crusca. Per il 2 ottobre, sempre in Statale, la massima istituzione italiana in fatto di lingua ha organizzato un Convivio in cui il Dante virtuale tra musiche, danze e banchetti accompagnerà il pubblico in un percorso su cibo e tradizioni alimentari del Trecento.

“Nutrire il pianeta” è lo slogan di Expo. Nutrirne non solo lo stomaco ma anche e soprattutto la mente. E quale occasione migliore del 750° compleanno del Poeta per ribadirlo?


Dante e il cibo, un connubio magari non immediato ma che non è difficile intravedere nelle terzine della Divina Commedia e nel Convivio. Nell’anno di Expo ricorre anche il 750esimo anniversario della nascita di Dante (1265–2015). Le due circostanze coincidono non solo dal punto di vista temporale ma anche di quello della tematica. L’alimentazione, al centro dell’Esposizione Universale di Milano, si rende nell’opera del Sommo Poeta metafora del conoscere, dell’appropriazione della scienza e dei valori spirituali. Il sapere è simile a un buon piatto e già nel titolo il Convivio richiama l’alimentazione. Il desiderio di sapere per Dante è presente in tutti gli uomini. E per questo invita i lettori dell’opera a questo simbolico banchetto in cui il cibo è nutrimento intellettuale e spirituale.

Nella Divina Commedia se ne parla assai poco come riferimenti specifici e citazioni letterali, ma più spesso se si guarda alla condizione peccaminosa che consiste nel cedimento alle pulsioni naturali: la gola. Per il poeta il cibo in senso stretto è oggetto di un peccato di “dismisura”. L’eccesso è sempre condannato in Dante: si mangia per vivere, non si vive per mangiare. I peccatori di gola sono puniti nel terzo cerchio dell’Inferno ed espiano le proprie colpe nella sesta cornice del Purgatorio. Nel primo sono costretti ad ingoiare la fanghiglia generata da una incessante pioggia fredda e nera. I secondi sono ridotti a corpi scheletrici, camminando sotto irraggiungibili alberi carichi di frutta e acqua, soffrendo la fame e la sete.

Spesso si parla delle opere di Dante facendo riferimento alla loro modernità. Il tema del cibo non è da meno. Partendo dalla sua fede, il poeta fiorentino già nel Tredicesimo secolo aveva elaborato il concetto di diritto al nutrimento, che spetterebbe a tutti gli esseri umani. Sette secoli in anticipo sul tema di Expo: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

La ricorrenza, oltre che con il Dante virtuale, si celebrerà soprattutto a teatro. L’università degli Studi di Milano organizza gli spettacoli nella propria sede centrale in via Festa del Perdono. Responsabile del progetto la professoressa Giuliana Nuvoli. Il 19 settembre appuntamento con un ospite a sorpresa che aprirà con il primo canto dell’Inferno un percorso di letture dantesche in piazza, aperto a chiunque voglia cimentarsi con le terzine del poeta fiorentino nei cortili del Castello Sforzesco. Il 2 ottobre lo spettacolo “Cibo e convivio nell’età di Dante”, dove gli spettatori assisteranno a un vero e proprio banchetto allestito secondo le modalità trecentesche, e saranno condotti nel mondo conviviale dell’età di Dante con danze, musiche e racconti. Il 17 ottobre “Dolore e gloria delle donne”, con il racconto delle più famose figure femminili delle opere di Dante.


Il futuro di Dante secondo Vittorio Sermonti

Vittorio Sermonti ha dedicato la sua vita alla divulgazione di Dante. Divulgazione forse non è il termine giusto, meglio “carità divulgativa”, come la chiamava il filologo e critico letterario Gianfranco Contini. Il concetto in ogni caso è questo: far partecipare il massimo numero di persone alla condivisione del messaggio dantesco. Sermonti ha recitato oltre 600 letture pubbliche della Commedia. In tv, radio, nelle chiese e nelle piazze.

I tempi però cambiano, e in qualche modo cambia anche Dante. Non nella sostanza, bensì nel viaggio attraverso i diversi linguaggi. Quello del web e in generale del mondo digitale è ormai imprescindibile, le varianti si stanno moltiplicando: applicazioni, e-book, perfino un videogioco.

Davanti a uno scenario del genere si pone allora una domanda: è possibile e legittimo modernizzare Dante? Il Professore risponde così in questa intervista.

1)La divulgazione ha effettivamente avvicinato Dante alle persone?

2) Come e perché non rischia di banalizzare i contenuti?

3) La Rete parla ai singoli, quindi è adatta a comunicare l’opera dantesca?

4) Ma lei davanti a un’app della Commedia non si scandalizza?

5) Come leggeremo Dante nei prossimi anni?