#TuSdT 2 — Primi passi

Daniele Savi
Jan 18, 2017 · 4 min read

Nel precedente episodio avete deciso di far risvegliare Alessio in un edificio abbandonato.

Ecco il seguito della storia.

La porta si spalanca scricchiolando sui cardini, rivelando il desiderio di essere oliata o quantomeno lasciata in pace.
La luce invade la stanza, priva di finestre. Le pareti bianche riflettono i raggi del Sole accecando per un momento Alessio, impreparato all’improvviso bagliore. Quando i suoi occhi si abituano al salto di luminosità, il giovane osserva il luogo in cui si è risvegliato. La camera è completamente spoglia, le pareti imbiancate sono libere da mobili o orpelli estetici. Il letto enorme, appoggiato al lato più corto, è una semplice rete metallica con un materasso appoggiato.
Nella sua apparente desolazione, l’ambiente è comunque pulito. Impaurito, ma roso dalla curiosità, Alessio si volge verso l’esterno e muove un passo nel corridoio.
Un acuto dolore al piede destro lo fa bloccare all’improvviso. Rivolge lo sguardo al pavimento, ricoperto da polvere, intonaco caduto e calcinacci di varie dimensioni. Uno di essi, pestato dal bipede intruso, ha deciso di vendicarsi conficcandosi nel suo tallone e avvertendolo di desistere dall’intento.
L’aspetto del corridoio è in forte contrasto con quello della stanza. Le pareti sono quasi completamente scrostate, rivelando intonaco e mattoni sottostanti, il bianco della pittura ancora presente solo in sparse chiazze qua e là. Luci al neon pendono scomposte dal soffitto, dando al ragazzo l’impressione di voler cedere da un momento all’altro al logorio del tempo. Ampi finestroni su uno dei lati, di metallo corroso dalla ruggine, permettono alla luce del Sole di riversarsi all’interno.
A una delle estremità la lunga anticamera è chiusa da due grandi porte di legno e vetro, una delle quali uscita dai cardini e riversa per metà nell’angolo tra le due pareti.
Alessio è sconcertato e ancor di più quando, voltandosi dal lato opposto, nota un particolare che pare essere del tutto alieno alla scena. A sinistra della porta dalla quale è uscito vede, ben piegati e riposti in una zona del pavimento ripulita dai detriti, una maglietta con maniche lunghe, pantaloni di jeans scuro, calze e pesanti scarponcini.

Si avvicina. Non sono i suoi vestiti, non li riconosce.

La vista, però, gli ricorda la sua quasi completa nudità, e indossandoli scopre che tutti gli indumenti gli calzano a pennello, come se qualcuno li avesse preparati lì per lui.
Sentendosi più protetto e stranamente rinfrancato, il giovane infila il cellulare in una delle tasche dei pantaloni e inizia ad esplorare l’edificio. Appena mosso un passo, si ricorda della cosa più ovvia.
«Il telefono, che idiota!», esclama sottovoce, temendo che qualcuno possa ascoltarlo.
Estrae nuovamente l’apparecchio e scorre tra i numeri preferiti per cercare quello di casa. Prova a chiamare, ma la linea è muta.

Guarda lo schermo: niente campo. Prevedibile.

Alessio riprende a muoversi nel corridoio, quando la nausea torna a bussare alle porte del suo stomaco. Colto da un nuovo attacco di vertigini il giovane è costretto a fermarsi, appoggiandosi a una parete. Si accovaccia a terra, ma già dopo pochi secondi si sente meglio.
Dovrei essere terrorizzato, riflette con un’eccessiva dose di razionalità. Dev’essere un sogno.
Alzandosi di nuovo, si dirige verso la prima delle porte presenti sul lato senza finestre.
Gira la maniglia. È aperta.
All’interno la stessa bianca desolazione della stanza in cui si è svegliato. Al centro, un tavolo con il ripiano in compensato e traballanti zampe metalliche. Su di esso spiccano quella che sembra una siringa colma di una soluzione trasparente e un quaderno dalla copertina in pelle, chiuso da un elastico nero.
Alessio sfoglia avidamente le prime pagine, vuote. Poi finalmente una scritta.

È una data.

Aggiornamento: Sondaggio chiuso, la scelta è compiuta! La data sul diario è l’11 Giugno 2028.

Leggi l’episodio seguente al link sottostante.

La Teoria del Tutto

Un’avventura fantastica a Milano

Daniele Savi

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Creo mondi, storie, rubo pezzi di realtà per trasformarli in sogni. O incubi.

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