#TuSdT 3 — Il Professore

Nel precedente episodio avete deciso che la data letta da Alessio è l’11 Giugno 2028.

Ecco il seguito della storia.

11 Giugno 2028.

Alessio si sveglia di colpo, dopo una notte dai sogni tormentati. Con gli occhi ancora socchiusi cerca il telefono sul comodino, indeciso se traumatizzarsi accendendo la luce o procedere a tentoni sperando di non far rovinare tutto a terra…

Il giovane legge avidamente le pagine manoscritte in perfetta calligrafia, fitte righe che raccontano per filo e per segno le sue azioni dal momento in cui si è svegliato nella stanza dalle pareti bianche. Giunto al presente il racconto si interrompe, lasciando mezza pagina del volumetto consunto completamente bianca.
Dopo qualche secondo di tentennamento, altre parole si formano sulla carta ingiallita, come per magia.

Alessio sente di nuovo la testa girare e ha un piccolo mancamento. Aggrappandosi al tavolino, come per istinto afferra la siringa e si inietta in un braccio il liquido contenuto. Si sente subito meglio.

Così accade. Dopo un primo momento, però, il malessere è sostituito da un terrore irrazionale, o forse perfettamente comprensibile, per la follia di quanto il giovane ha appena vissuto. Alessio tenta di liberarsi dalla paura scagliando il libro lontano da sé, verso l’angolo più distante della stanza.
Poi si accovaccia per terra, nascondendo il capo tra le ginocchia e cercando di liberare la mente per riflettere sulla situazione.

Dove sono? si chiede. Prima di tutto, devo appurare questo. Il resto può attendere. 
 
Una voce proveniente dalla soglia interrompe il ragionamento sul nascere. «Ehm, ehm». 
Alessio si volta, spaventato. Un anziano tarchiato gli sorride dall’ingresso della stanza, avvolto in un camice bianco troppo stretto per il ventre prominente che cerca di far saltar via i bottoni tirati, i pochi capelli grigi che incoronano una testa tonda e lucida. 
«Ciao, Alessio», lo saluta.
«Chi è lei?» domanda il ragazzo, sulla difensiva nonostante il vecchietto non appaia chissà quale minaccia.
«Mi chiamo Visconti. Professor Visconti. Ma questo lo sai, Alessio.»
«Lo so? Ma se non l’ho mai vista prima!»
«Questo non è esatto. Lo capirai dopo. Andiamo con ordine, dammi pure del tu.»
«Va bene» risponde il giovane, sorprendendo se stesso per l’accondiscendenza. «Dove mi trovo?»
«Sei nel Sito. Ti spiegherò anche questo. Ora, però, devo farti alcune domande.»
«C’è qualcosa che puoi spiegarmi ora?»
«Dopo!» ribatte Visconti con sorprendente urgenza. «Non c’è tempo. Rispondi: di che colore è una banana?»
«Una banana?» ripete balbettando Alessio, senza comprendere. «Gialla, ma…»
«Bene. Il cubo di tre?»
«Ventisette, ma che significa?»
«Chi ha vinto a Waterloo, Napoleone o Wellington?»
«Wellington, ovviamente». 
Alessio è ormai rassegnato a rispondere a quella raffica di domande senza senso, quando il vecchio si interrompe e assume un’espressione di nuovo placida e sorridente.
 «Bene bene, è tutto a posto.»
 Visconti esce brevemente dalla stanza, per tornare dopo pochi secondi con due sedie pieghevoli, una per braccio, che apre davanti al ragazzo.
 «Forza, siediti. Ora posso spiegarti tutto.»

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